Una pigna a Sanremo – 2×05 – E con (in ordine alfabetico)

A, come Avevamo tanto sonno, quando hanno proclamato il vincitore.
B come Birra, quella che, mentre all’Ariston si macinavano ore di diretta, ho sorseggiato sul divano a casa della mia amica.
C, Claudia Cardinale, che era bellissima all’epoca di Fellini ma oggi ospite a Sanremo sembrava un pelo assente, e un po’ troppo piena di sé.
D come Dati d’ascolto: pare che questo festival non abbia fatto gli stessi numeri dell’anno scorso, quando veramente si era impossessato dei telecomandi di tutta Italia. Ci sono state comunque edizioni molto meno seguite di questa, che ha giocato al risparmio e tutto sommato se l’è cavata. Senza infamia e senza lode.
E come Elisa, che ha scritto la canzone di Renga (rimasto senza premi).
F come Finalisti: tre – Arisa, Raphael Gualazzi & Bloody Beetroots, Renzo Rubino. Mezz’ora prima del verdetto mi è arrivato questo messaggio, ancora più profetico del tweet del Corriere.it, che a dieci minuti dalla proclamazione ha scritto dando per certa la vittoria di Arisa.

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G come Giacca di pelle, quella di Ligabue, il superospite di stasera, che era della stessa tonalità turchina dei suoi capelli ingrigiti ad arte.
Ho anche provato a far notare alle mie amiche quanto Ligabue avesse la testa troppo grossa rispetto alle spalle e al resto, ma con quella giacca sembrava proporzionato. Mannaggia a lui e ai suoi stylist.
I come Insalata, quella che deve aver mangiato Fazio per dimagrire così dall’anno scorso ad oggi.
J come Jo, quella di Grey’s Anatomy che adesso sta con Karev – sì, ad un certo punto ci stavamo talmente annoiando che abbiamo fatto il punto della situazione, in attesa della puntata nuova (finalmente la prossima settimana).
K come Kekko, che anche quest’anno, pur presentandosi, ha fatto sì che i Modà non vincessero niente. Ottimo.
L come Littizzetto, che stasera ha sfoggiato dei vestiti tutti ricoperti di tipi diversi di piume.
M come Maurizio Crozza, che a metà serata ha fatto il suo ingresso intrattenendoci con un monologo che più che sulla bellezza sembrava sui luoghi comuni.
Non mi ha fatto impazzire, questo suo intervento; ho riso solo sulla battuta di Napoleone genovese e Grillo.
O come Ovale, la stanza del Presidente degli Stati Uniti (nelle innumerevoli pubblicità abbiamo fatto zapping finché su un canale Sky non abbiamo trovato Scandal e allora ciao, non c’è festival che tenga se di là c’è Fitzgerald Grant che sussurra al telefono).
P come Pif, che nell’anteprima mi è sembrato più sottotono del solito.
Q come Quanto ha fatto il paraculo, Sinigallia, presentando una canzone che in realtà era già stata eseguita davanti ad un pubblico? Lo hanno squalificato, ma forse il motivo era soltanto il suo piercing al sopracciglio.
R come Renzi, che stamattina ha giurato con la sua squadra di governo al cospetto di Napolitano, svelandoci anche la presenza di un ministro (Marianna Madia) in evidente stato interessante. Probabilmente partorirà dopodomani.
S come Stromae, l’altro ospite che ha calcato il palco deliziandoci la serata. Non mi veniva in mente, ma la canzone che passano continuamente alla radio è questa. Randevù randevù nanana.
T come Terence Hill, che è sceso dalle scale all’inizio con la bicicletta di Don Matteo. Credevo ci lasciasse un femore.
U come Upupa. Che non so cosa c’entri, ma in Nomi cose città lo scrivo sempre.
V come Volevo un gatto nero, la canzone di Bloody Beetroots che ho ascoltato ieri e che mi ha fatto salire l’angoscia.
W come Whatsapp, che dalle sette di ieri sera fin verso le undici ha smesso di funzionare. Grazie Zuckerberg, perché così, oltre a farmi durare di più la batteria, mi hai finalmente fatto scoprire chi fra i miei amici ancora non ha capito come si scrive.
X come Xfactor e talent, che se avete notato quest’anno sono rimasti fuori dalla gara canora. Una scelta della direzione artistica, pare. Dicono che Mauro Pagani abbia detto “nei talent show si fa karaoke, noi qui facciamo spettacolo vero”.
Y come Yo, bitch! – domani probabilmente finisco la quarta stagione di Breaking bad, siamo quasi ad un punto di svolta e penso che Walt stia impazzendo ogni giorno di più.
Z come Zen, l’atteggiamento che avete tenuto con me e per il quale vi ringrazio: non dev’essere stato facile leggere tutte queste cagate, tutte insieme, tutta la settimana. Sembrava non tacessi mai. Immaginate com’è fortunato chi mi sopporta live tutti i giorni..

Una pigna a Sanremo – 2×01 – La prima serata
Una pigna a Sanremo – 2×02 – La seconda serata
Una pigna a Sanremo – 2×03 – Gli ospiti trash che abbiamo dimenticato
Una pigna a Sanremo – 2×04 – Test: dimmi quanto ne sai