Una pigna a Sanremo – stagione 2 episodio 1.

Eppure avevamo incominciato così bene, con Pif..

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Se siete venuti qui per ridere di me o per dirmi quanto io sia vecchia dentro per guardare, con lo smartphone e il limoncello stretti stretti fra le mani, le serate di Sanremo vi prego, rimanete.
Se siete invece capitati per farvi un’idea sul Festival, visto che ieri sera avevate qualcosa di meglio da fare, rimanete lo stesso: durante questi eventi così social io sono sempre in prima linea, come il Dottor Greene prima che gli venisse un brutto male al cervello e lasciasse definitivamente la serie, e macino ore di diretta per ragguagliarvi su tutto ciò che accade sul palco più bistrattato d’Italia. (Anche perché non so se ci siete stati, ma il Teatro Ariston sembra veramente un misto fra un cinema anni settanta e un sottopasso della metro).

Avevamo incominciato bene, dicevo, con Pif. Telecamera alla mano e cuffietta nell’orecchio, in perfetto stile Il testimone, ci ha presentato Sanremo e le curiosità che le pubblicità-progresso mandate durante lo spettacolo non ci svelano. L’addetto che allestisce la sala stampa, la signora più anziana di Sanremo, l’uomo che ha il compito di fornire i pass, la sicurezza che sorveglia l’ingresso.. Già. La sicurezza: su questo ci torneremo fra poco.

Dovete sapere che all’inizio il sipario non si è aperto. E’ rimasto a mezz’aria, lasciando l’entrata di Fabio Fazio avvolta da una tristezza difficile da recuperare, ma non impossibile. In fondo non dobbiamo essere cattivi, sono cose che succedono, è il bello della diretta.
Eh no. Il bello della diretta è che il responsabile del qui pro quo del sipario probabilmente non ha neanche avuto il tempo di sudare freddo, perché tre minuti dopo dall’ala sinistra si è sentito un gran vociare e tutti in platea erano pronti a riprendere con l’iPad in mano. Cosa stava succedendo? C’erano due signori attaccati ad una balaustra come scimmie che brandendo una busta chiedevano a Fazio di leggere la loro lettera, altrimenti ci buttiamo, no mi butto mi butto leggi la lettera due minuti mi butto mi butto. Un secondo e subito il fantasma di Pippo Baudo si è materializzato sui televisori di tutta la penisola (del Pippo Baudo di quando ancora si tingeva i capelli, e di quando ancora non assomigliava così pesantemente a mio nonno Franco).
Lettera consegnata, allarme rientrato, vigili del fuoco con il materassone da atterraggio d’emergenza già sull’attenti.. “It’s handled”, direbbe Olivia Pope, e the show must go on: interviene Ligabue che canta una canzone per il compleanno di De Andrè, e purtroppo noi quasi preferivamo la contestazione. Ma ascoltiamo comunque, in silenzio, e abbiamo il tempo di digerire quello che è appena andato in onda. E ci chiediamo: ma allora Pif cosa dici? A che serviva il pass, e tutta la sicurezza, e come ci sono arrivati quei due fin lassù?

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Il tempo di riassettare tutto e Fazio dribbla la situazione scomoda leggendo velocemente la lettera – una denuncia di due disoccupati del consorzio di bacino di Napoli e Caserta che volevano dar voce alla situazione disastrosa di cui sono protagonisti (io vi sto dicendo tutte ‘ste cose perché le ho googlate: lì per lì avevo capito soltanto “bacino” rimanendo un po’ interdetta, su questo alle Iene ancora non ci hanno montato otto servizi). A quel punto pare che Grillo, che era seduto in platea o stava scrivendo un post sul suo blog o stava gridando appena fuori che “è tutta colpa della Rai”, si sia eclissato definitivamente dall’Ariston e abbia twittato del suo incontro con Renzi, fissato oggi, mi pare, in pausa pranzo.

Avevamo incominciato bene, ve l’avevo detto. Per ricaricarmi mi sono tirata giù dell’altro limoncello, solo che poi mi scappava la pipì (a furia di bere, sai com’è) e, una volta tornata dal bagno, sul mio televisore c’erano Laetitia Casta vestita da Wanda Osiris, la Littizzetto con le sue solite scarpe a forma di aggeggio del curling e Fazio travestito da Steve Jobs che sembrava stessero festeggiando il Capodanno. Avete presente? Quando giri su Raiuno per buttare un occhio al “Dieci! Nove! Otto!” e vedi dei vecchietti sul palco che si divertono come pazzi a fare il trenino e a sventolare boa di piume attorno alla faccia abbronzata di Carlo Conti.

Momenti imbarazzanti. Avevo quasi voglia di aprire il computer e andare avanti con Breaking Bad. Skyler e Walt stanno per comprare il car wash..

Dopo poco, fortunatamente, la Casta e il suo incisivo sporgente se ne sono tornati in camerino e tutto è potuto procedere secondo scaletta.
Prima di passare ai cantanti e alla gara in sé, gli ospitoni di questa serata: Raffaella Carrà, con un completo molto biker-sadomaso e le giunture molleggiate che neanche le Kessler (ad un certo punto è entrata la Littizzeto con parrucca e vestito da archivio della Rai, ma più che la Carrà mi ricordava l’alieno del film delle Spice Girls..), e Yusuf Cat Stevens. Sì, quello di it’s not time to make a change, just relax, take it easy nanana. L’ha cantata poco dopo, strappando finalmente l’applauso sincero di tutti.

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Manca una sola cosa quindi, all’appello: le canzoni.
Quest’anno stesso meccanismo del 2013 – due brani per ciascun concorrente, il televoto istantaneo decreta la scelta di un pezzo che passa alla serata di giovedì e continua la gara per aggiudicarsi il gradino più alto del Festival della canzone italiana.
Non ho preso appunti perché non voglio essere pigna fino in fondo, e perché ho dei gusti talmente strani in fatto di musica che concorderanno con me soltanto in tre o quattro. E poi perché ultimamente hanno vinto Mengoni e Modà, quasi bisognerebbe bandire ogni commento semiserio alle canzoni che escono da Sanremo.
Onde evitare, però, che i posteri siano influenzati dalle opinioni musicali di Simona Ventura, che già ci mette del suo a sparare cretinate a XFactor, mi sacrifico per il bene comune. E, veloce e leggiadra come Luciana Littizzetto che oltre ai tacchi sembra aver sotto le pattine, mi accingo a farvi la lista dei BIG.

ARISA – la prima è un no, la seconda (Controvento, che passa il turno) è un nì, ma le sue tette e quel vedo-non vedo sono un sì gigante come una casa.
FRANKIE HI-NRG – parte e sembra Jovanotti che canta L’infinito di Raf. Vi giuro, cercatela, si chiama Un uomo è vivo. Comunque giovedì gareggerà con Pedala, un po’ più reggae e con un ritornellino che rimane in testa. Il mio fidanzato apprezza, ha iniziato a schioccare il tempo con le dita, gli piace.
ANTONELLA RUGGIERO inizia a cantare e io ho seriamente paura di ritrovarmi fuori dalla porta il lupo cecoslovacco di mio cugino, attirato dagli ultrasuoni. La canzone che vince, Da lontano, sembra abbia sotto una base di Moby.
RAPHAEL GUALAZZI E THE BLOODY BEETROOTS, e io mi metto comoda. La prima è una ballatona con sotto dei suoni finalmente un po’ decenti, ma passa Liberi o no, che è un pezzo super ritmato con Raphael che canta praticamente sempre in falsetto. Visivamente sono Cremonini 2.0 e Rey Mysterio o quel concorrente con la maschera di Sarabanda dei tempi d’oro: potevo non amarli alla follia?
CRISTIANO DE ANDRE’, visibilmente ingrassato e con in faccia lo stesso fondotinta di Carlo Conti, ci canta due canzoni e mi sembra Pinketts quando presenta Mistero, ovvero vagamente assente e con tanto alcool in corpo. Non mi ricordo cosa canta, ma mi dicono che giovedì risentiremo Il cielo è vuoto.
PERTURBAZIONE – vi dico la verità, li ho cercati su Wikipedia l’altro giorno perché temevo un qualcosa tipo i tre tenori della Clerici o il gruppetto col Principe di Savoia e Pupo. Simona Ventura sulla seconda canzone direbbe “scelta un po’ gigiona” (L’Italia vista dal bar); in ogni caso passa l’altra, L’unica, che mi è piaciuta.
GIUSY FERRERI chiude la serata da sopra i suoi tacchi quasi più alti di lei e ci fa venire voglia di andare a sbrinare il freezer, piuttosto che ascoltarla. Vince Ti porto a cena con me, ma entrambe le canzoni hanno un ritmo da ninna nanna e dei testi che potrebbe aver scritto mio fratello di otto anni (“sorridere fa bene, piangere fa male”?). Temo piacciano al pubblico, purtroppo.

Vedremo l’altra tornata di cantanti stasera. Domani, se non cade di nuovo il governo e se nessuno minaccia il suicidio dalla balconata ci ritroviamo qui, puntuali, con la 2×02.
Portate qualcosa da bere però, che il limoncello sta quasi per finire.

  • Ti ho pensato, ed ho aspettato questo momento.
    (spero valga lo stesso per te, anche solo con un “quella rompicoglioni della Sid e i suoi commenti acidi”)

    Per citare la mia telefonata-commentofinale con un’amica “Questo Sanremo non si affronta senza alcool” e non sai quanto invidio il tuo limoncello: io sono rimasta sobria per tutto il tempo. Domani mi attrezzo in qualche modo.

    Potrei definire questa prima puntata in una parola: depressione.
    Più volte, a cominciare da Arisa, ho pensato che la ceretta alle gambe ed ascelle e bafetti e tutto ciò che è cerettabile è di gran lunga più appassionante e divertente di molte delle canzoni che ho sentito. Di un po’ tutto lo spettacolo a dire il vero. Persino il ciclo mestruale è più emozionante, ed ho detto tutto.
    Vogliamo parlare di Ligabue che canta genovese? No, ecco, non ne parliamo.
    Del fantasma (non dell’opera) Grillo che ha aleggiato per tutta la serata? Pare che abbia litigato con Fazio durante uno stacco pubblicitario, dicono le voci di corridoio.
    Oppure parliamo della Casta e dei coriandoli rimasti lì per tutto il tempo ma che non hanno fatto inciampare nessuno, quindi in nessun modo il morale si poteva risollevare.
    Cat Stevens che viene applaudito ogni tre secondi di canzone? Ebbasta, dai, lasciatelo cantare e solo dopo applaudite.
    Ma no, dai, parliamo di Lady Carrà, dei ballerini coi tacchi a spillo (mi sono troncata una caviglia a guardarli) e del suo appello all’India. Ecco, lì non ce l’ho fatta e ho tentato il suicidio con due fettone di dolce al riso e rum. Troppo poco rum.

    È stata una serata depressiva, persino le canzoni che portavano i cantanti lo erano.
    Cioè, ok, sono due canzoni, è chiaro che una delle due sia più bella dell’altra così da poterla portare avanti in gara. Ma no, stavolta non è andata così! Molte volte erano brutte entrambe, erano tristi, non sapevano di niente.
    (tiro fuori il blocco degli appunti)
    Arisa (e le sue tette) – prima canzone depressiva e seconda canzone prevedibile, ma del tipo che sapevo il testo prima che lo cantasse. Suvvia, dai, va bene la rima scema, ma qui si esagera.
    Frankie Hi Nrg – è una mia impressione o nella prima canzone l’arrangiamento non era dei migliori? Aspetto una versione studio, magari migliora perchè il testo non mi sembrava male. Meglio comunque la seconda, più movimentata e nelle sue corde, anche se ha cantato di meglio (semicitazione di un DopoFestival con rissa di molti anni fa, fra Frankie e Zampaglione -no, il video è sparito dalla circolazione-).
    Antonella Ruggiero – confesso che della prima canzone non ho proprio capito il testo, era una melodia unica con miagolio annesso. Già nella seconda si capivano le parole. Di lei ho apprezzato la giacca.
    Gualazzi e Bloody Beetroots – della prima mi piaceva la musica, specie il basso di sottofondo, e la seconda era già meglio e più ritmata. Gualazzi sembra un Cremonini dopo aver mangiato Giò di Tonno con un grissino mentre suona il piano imitando Cocciante. L’altro ha la maschera di Venom, l’ho riconosciuta prima ancora di cercarlo su Wikipedia e questo vuol dire che devo farmi una vita. Per altro sto ascoltando ora un album di Bloody Beetroots, che non conoscevo e non mi dispiace affatto. Grazie Sanremo per farmi scoprire sempre nomi nuovi!
    Cristiano DeAndré – il testo della prima non era male ma il livello di depressione era altissimo, è passata la seconda che non sa di nulla. E lui è sempre più simile al padre.
    Perturbazione – apparentemente sono l’unica a conoscerli: una decina di anni fa vennero fuori con questa canzone, “Agosto”, molto carina ed accompagnata da un video a cartone animato con un tizio che lanciavia areoplanini di carta. La prima canzone che hanno cantato stasera non l’ho sentita molto bene causa telefonata, ma la seconda mi è piaciuta molto specie la “ricolazione” che mi ha fatto ridere e pensare anche agli Hobbit.
    Giusy Ferreri – per chiudere in bellezza, eh? È passata la seconda canzone che era comunque inutilmente banale, ma ti riporto il commento dei miei appunti sulla prima « “trattengo il fiato” magari! »

    Praticamente la parte migliore della serata è stata l’anteprima di Pif.
    E domani ci sono Ron e Renga ed io ho un po’ paura. Oh e c’è Baglioni come ospite se non sbaglio. Io ho un po’ tanta paura.

    Si si, ho scritto un papiro, ma Sanremo è Sanremo.

    • Ti aspettavo, sì, e altro che commenti acidi, se salto una sera intervieni tu!

  • cice

    fabi tvb

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