Ocio agli Oscar – Introduzione e Primo round.

Quando ero più piccola, al sabato pomeriggio per me e la mia amica c’era un appuntamento fisso: film al cinema, soprattutto ad orari  improbabili con le sale semivuote, e conseguente vasca per le vie del centro.
Non esagero se dico che probabilmente i film usciti nel 2003 e nel 2004 li abbiamo visti tutti, io a destra e lei a sinistra, con le gambe un po’ incrociate e un po’ buttate sul sedile di fianco. E non eravamo neanche tanto selettive: era perché avevamo la fortuna di entrarci gratis, al cinema (mica trovavamo i soldi nel cestino della bicicletta!) e quindi potevamo permetterci di vedere anche cose di dubbio gusto, come Ovunque sei e i film di Muccino.

Probabilmente erano anche gli anni in cui dicevo di voler diventare regista – avete presente le lezioni a scuola durante le vacanze studio in Inghilterra? Mi ricordo che per esercitare la regola del “wish” avevo detto al professore I wish I could win an Oscar.
– As an actress? – mi aveva chiesto lui.
– A director, maybe?
Certo. Potevo avere più probabilità di diventare una cantante con un disco di platino appeso sopra al caminetto che una regista. E ho detto tutto. 

In tutto questo tempo, comunque, ho mantenuto un certo interesse per tutto ciò che riguarda il grande schermo, gossip su come si vestono Brad e Angelina ai BAFTA inclusi. Di solito preferisco i film datati a quelli in programmazione nelle sale, ma quest’anno ho fatto un sacrificio e mi sono documentata per tempo sulle candidature agli Oscar. Giusto per non arrivare il 3 marzo del tutto impreparata, perché se ne parlerà. Sicuramente se ne parlerà. Il motivo? La grande bellezza: che vinca o meno, i tg ci diranno perfino come è vestito l’autista di George Clooney. Che anche se non è candidato avrà comunque i riflettori puntati su di lui. E’ come il prezzemolo.
In ogni caso, la notte degli Oscar è vicina e non so se avete il tempo (o la voglia, soprattutto) di farvi un’idea sui film in corsa. Come farete, quando verrete tagliati fuori dalla conversazione perché non avete visto Gravity?

Sappiate che io, comunque, ve li consiglio tutti. Ovviamente alcuni più di altri, e metterò degli asterischi di fianco al titolo per evidenziare quelli che ho preferito, o quelli che bisogna vedere per forza.
Mi piacerebbe discuterne, se volete, perché credo fermamente che metà della bellezza di un film risieda nel parlarne con gli altri. Potete pure insultarmi e dire che non ne capisco niente; mi spingerete a riguardare qualcosa e a riconfermare o rivalutare la mia idea. Altrimenti, sentitevi liberi di fare vostre queste opinioni: non vengono da una mente particolarmente dotata o autorevole sull’argomento, ma da un paio di occhi miopi che hanno scrutato lo schermo con attenzione, e senza troppe pretese.

Forse sembrerà un’iniziativa un po’ pretenziosa da parte mia, ma pensateci un secondo: Barbara D’Urso e i talk show sulla politica non fanno altro che offrire delle opinioni preconfezionate che poi la gente ricicla al bar o nelle discussioni, semplicemente per far credere agli altri di avere maturato un’idea. Cos’ho io in meno di Barbara D’Urso?

GRAVITY
di Alfonso Cuaròn, con Sandra Bullock e George Clooney.
(E non è che ne cito due perché non ho voglia di scrivere gli altri attori: ci sono veramente solo Sandra Bullock e George Clooney).

[digitaltrends.com]
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La storia è presto detta: siamo nello spazio; lei non è molto abituata ad aggiustare telescopi come George (Kowalski, astronauta esperto) e quindi, anche a causa di un’imprevista pioggia di detriti, si ritrova a girare su se stessa senza aver nessun appiglio alla navicella spaziale e nessun modo per salvarsi la pelle. Lui la aiuterà con lo zainetto-razzo che si ritrova sulle spalle, e la aiuterà in altri mille modi; quasi ogni tentativo di portare se stessa e George Clooney in salvo sarà vano. Quasi, ho detto.

Ve lo dico, non è il mio film. Il genere fantascientifico non fa per me, quindi non posso proprio dire che mi sia piaciuto.
Al cinema (e in 3D) sicuramente sarà stato fenomenale: gli effetti speciali sono fatti benissimo, la fotografia pure, i suoni e la colonna sonora originale ti aiutano ad immergerti nell’atmosfera spaziale.. E’ che ho come l’impressione che siamo davanti ad una cosa rivoluzionaria, ad un film mai fatto prima. E’ l’Avatar del 2014. Questo però dura solo un’ora e venti.

Candidato per: Miglior Film, Regia (Alfonso Cuaròn), Attrice protagonista (Sandra Bullock), Montaggio, Colonna sonora originale, Costumi, Scenografia, Sonoro, Montaggio sonoro, Effetti visivi, Fotografia.
Ci mancava solo Miglior cinquantenne in mutande per Sandra Bullock.

(Ho sottolineato quelli in cui secondo me ha qualche possibilità di primeggiare sugli altri).

AMERICAN HUSTLE **
Di David O. Russel, con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence.

[businessinsider.com]
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Siamo negli anni ’70 e si vede, dalla carta da parati e dagli occhiali soprattutto. Amy Adams se la fa con un barbuto Christian Bale e insieme riescono ad arricchirsi truffando sempre più persone e snobbando la legge. Tutto si ingarbuglia quando entrano in scena l’FBI – ho letto che l’operazione contro i membri del congresso è avvenuta veramente, forse è da lì che sono partiti per romanzare la storia – e la moglie di Bale, una bionda e originalissima Jennifer Lawrence.

La mia amica me l’aveva detto, “ti sentirai un po’ piatta”, perché Amy Adams in tre quarti del film porta delle sensualissime scollature a V come quelle della foto.
In ogni caso siamo davanti ad un cast ben strutturato ma, secondo me, non ineccepibile come mi sarei aspettata; tutti gli attori sono bravi (anche se personalmente non sopporto molto Bradley Cooper, sarà colpa di Una notte da leoni, non so) e si respira aria di coesione. L’intreccio della storia mi ha soddisfatto, così come alcune scelte registiche degne di nota – bellissima la scena dentro la lavanderia, loro due fermi e tutti i vestiti nel cellophane che sembra che danzino, e originale la scelta durante il flashback all’inizio di una doppia voce fuori campo.
A mio modesto parere, comunque, dieci candidature mi sembrano un filo eccessive.

Candidato per: Miglior Film, Regia (David O. Russel), Attore protagonista (Christian Bale), Attore non protagonista (Bradley Cooper), Attrice protagonista (Amy Adams), Attrice non protagonista (Jennifer Lawrence), Montaggio, Costumi, Scenografie, Sceneggiatura originale.
Il mio premio personale: Miglior pancia da birra per il signor Bale.

THE WOLF OF WALL STREET **
Di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Cristin Milioti, Margot Robbie, Jean Dujardin e altri milioni di persone e di comparse e di modelle superfighe.

[collider.com]
[collider.com]

Parliamo di borsa, di vendere azioncine del cavolo a gente inconsapevole per arricchirsi e fondare un impero da quasi un milione di dollari a settimana: parliamo quindi di Jordan Belfort, un broker finanziario che tra gli anni ottanta e novanta era a capo della Stratton Oakmont e teneva tutta Wall Street per le palle.
Di chi parliamo, quindi? Di lui, Leonardo DiCaprio, l’eterno insoddisfatto della notte degli Oscar, che questa volta si è impegnato particolarmente nell’interpretare le mille sfaccettature di un uomo di successo con seri problemi di tossicodipendenza, sessodipendenza e chissà cos’altro.

Sono sincera, uscita dal cinema ero delusissima. Avevo accusato il colpo: troppo lungo (il film dura tre ore e visivamente ti ritrovi davanti sempre le stesse cose, forse il fatto che per la maggior parte siano corpi nudi di donna mi ha stufato più del previsto); troppo eccessivo, anche nei dialoghi che vanno sempre a parare lì; troppo vecchio lui per fare un ventiduenne; troppi commenti da maiale degli uomini che erano al cinema quella sera; ‘troppo’, per quel ‘poco’ che in realtà è l’intreccio. Pur apprezzando tantissimo alcune scene (Leonardo e la seconda moglie che litigano sul letto – meravigliosa) e pur capendo la profondità sottesa alla superficialità di cui è impregnato il film.. mi sembrava che i difetti fossero molti più dei pregi.
Poi – perché c’è un poi, in questa storia – una sera non c’era niente in tv e per caso sono capitata, navigando in internet, su una pagina con la versione originale “sub ita” in streaming. Ho guardato qualche scena qua e là e sono rimasta rapita da DiCaprio. Con la sua voce è tutta un’altra cosa. Perciò, considerando che da quando ha fatto pluf col Titanic mi potrebbe piacere pure se fosse doppiato in arabo, ho deciso che devo assolutamente riguardarlo in lingua originale. Magari, superate le aspettative che avevo prima, riuscirò ad apprezzarlo in modo più omogeneo. O magari no. Ma per te, Leo, tanto vale provare. 

Candidato per: Miglior film, Regia (Martin Scorsese), Attore protagonista (Leonardo DiCaprio), Attore non protagonista (Jonah Hill), Sceneggiatura non originale.
Il mio premio personale (oltre alla fedeltà, all’amore e ai figli che potrei dare a DiCaprio anche oggi stesso): Miglior Canzone inserita a cazzo in un film, “Gloria! Manchi tu nell’aria” – e non sto scherzando.  

I SEGRETI DI OSAGE COUNTY *
Di John Wells, con (cast apprezzatissimo!) Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Benedict Cucumber-qualcosa, lo sposo del Matrimonio del mio migliore amico (Dermot Mulroney) e la ragazzina di Little miss sunshine, questa volta senza occhiali.

[nuvo.net]
[nuvo.net]

Osage County (non Orange, mi raccomando, quella era un’altra storia: Marissa, Cohen, Capitan Avena..) è un posto caldissimo in Oklahoma, dove abita una malata e rigida Meryl Streep, madre di tre figlie e moglie di un uomo che improvvisamente scompare dalla circolazione. La famiglia quindi si stringe attorno a lei e ai suoi problemi, che si riversano così su ognuno, come un domino; nel giro di pochi giorni il nucleo si ricompatta per poi disfarsi inevitabilmente, man mano che l’intreccio si rivela allo spettatore. Un intreccio, ve lo dico già, un po’ alla Centovetrine, ma tutto sommato comprensibile e credibile.

Una dovuta premessa: io Meryl la amo incondizionatamente, soprattutto impasticcata, cinica e senza capelli come in questo film. E tanto amo Meryl tanto di solito snobbo Julia Roberts, che invece ho apprezzato questa volta.
I segreti di Osage county è un film molto raccontato; è la trasposizione cinematografica della pièce teatrale che ha vinto un premio Pulitzer, e si sente tutta. I dialoghi sono incalzanti nonostante siano spesso impostati sul monologo, con qualche battuta ben riuscita che intelligentemente allenta la tensione da telenovela e con un tono affilato che aiuta a far passare un messaggio vecchio come il mondo: le parole feriscono più una spada, soprattutto se dette da una madre cinica e un po’ stronza, che non si risparmia in nulla.

Candidato, che io sappia, solo per Miglior Attrice protagonista (Meryl Streep) e Attrice non protagonista (Julia Roberts).
E per la categoria Miglior attore che quando lo guardi dici “è come il vino” , nella quale vincono a mani basse Ewan McGregor e la sua barba.
(Messaggio per il mio fidanzato Architetto. Vedi di invecchiare così, per piacere:

[youtube.com]
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vedrai che staremo insieme forever).

PS. Questo film è prodotto da George Clooney. Io ve l’avevo detto che è come il prezzemolo.

La prossima settimana, se volete nel frattempo guardare qualcosa: HER, BLUE JASMINE, DALLAS BUYERS CLUB.