La Grande Bellezza – perché non è mai banale parlarne.

Lo so, arrivo tardi. Come minimo l’avrete già visto tutti. E quindi per rimediare questa settimana me lo sono guardato due volte.

Jep Gambardella (Toni Servillo)

Avevo un po’ paura a parlare di questo film. Prima di vederlo non avevo letto nessuna critica né approfondito nessun tema; da quest’estate è rimasto un post-it virtuale sul desktop del macbook, “Da guardare”, insieme ad Hunger Games e quello su Marilyn Monroe con Jen di Dawson’s Creek (non preoccuparti Michelle, prima o poi ci riuscirò). Anche se non volevo essere influenzata, alle mie orecchie è arrivato ugualmente qualche commento, fortunatamente sia positivo che negativo. Mio fratello diceva che non è un granché, altri dicevano che gli italiani ci fanno proprio una pessima figura, altre amiche su Facebook invece mi tentavano gridando al capolavoro.
Così, un mercoledì sera (e un sabato sera, ieri) mi ci sono messa.

La grande bellezza #1

Di riassunti della trama se ne trovano in ogni spigolo, perciò non mi dilungherò troppo.
Jep Gambardella, ovvero un occhialuto e rugoso Toni Servillo, è uno scrittore vagamente napoletano che, dopo aver raggiunto il successo con un romanzetto giovanile di cui lui in primis non ha una grande opinione ma che ha segnato la storia della letteratura, vive nel pieno della mondanità. Feste, droga, amici, donne, frequentazioni vip e conoscenze all’interno del Vaticano (“Domani avrò l’onore di cenare con lei”, dirà ad un certo punto un cardinale, riferendosi ad una famosa missionaria in visita nella capitale. Il suo vicino di posto: “cenerete dal Santo Padre?”, “no, da Jep Gambardella”). La sua vita sembra esaurirsi lì.

Se non lo avete mai visto, vi conviene smettere di leggere subito.
No, aspettate, un’altra cosa ve la dico: se vi ho fatto venire un briciolo di voglia di guardarlo, non lasciatevi intimorire dalla prima mezz’ora. Vi prego, resistete. Si capisce subito dall’inizio che non succede praticamente niente; il cinema abbastanza stereotipato e veloce degli ultimi tempi ci ha abituato ad esigere da un film un ritmo veloce e scaccia-sonno. Potreste rimanere spiazzati, addirittura annoiati. Qui le riprese sono lunghe, le scene abbondanti, che indugiano e lasciano allo spettatore il tempo di potersi soffermare sui particolari senza dover schiacciare REW; i dialoghi sono pochi ma essenziali, molto è lasciato al sottinteso.. Dovete mettervi d’impegno. Se di solito al cinema prediligete I Transformers e Fast and Furious, ecco, continuate pure su quel genere e amici come prima.

Ramona (Sabrina Ferilli)

Ora che siamo rimasti soli, ora che voi sapete di cosa sto parlando, cercherò di essere franca.
Prima cosa: la signora della foto qui sopra. Io non la vedevo mezza nuda dallo spogliarello dello scudetto della Roma; forse ci eravamo incontrate di nuovo in un film dove ricordo soltanto che lavorava a capo di un call center. Non ho una grande opinione della Ferilli, si vede? Spero quindi che la scelta di usare un simbolo di Roma come lei (e lo stesso discorso vale per Verdone) sia legata alla produzione, perché mi rifiuto di credere che qualcuno la potesse ritenere la migliore. In ogni caso, a Paolo Sorrentino devo assegnare pure il Premio Ferilli: avrei preferito un’attrice meno “se stessa”, ma dal momento che me la ritrovo davanti e me la devo tenere, inspiegabilmente in certi momenti riesco anche ad apprezzarla.

Non mi dilungherò neanche sulla bellezza mozzafiato dei panorami romani. C’è chi mi ha detto che usare una città come questa è stata un’idea molto paracula, perché interviene il fascino internazionale del Colosseo e di pizza spaghetti mandolino mamma.. Sì, può essere, ma io sono disposta a correre il rischio di essere paracula insieme a Sorrentino. Perché tutto è funzionale, tutto ha un senso.
Roma è sempre Roma dall’inizio alla fine; è immobile da migliaia di anni, figurati se cambia nel corso della Grande bellezza. Eppure, è la stessa Roma che ti affascina e ti uccide; che all’inizio “ti porta via un sacco di tempo” e alla fine “mi ha molto deluso”. 

La grande bellezza #2 (Dlin dlon, "uno!" - "sono 700")

Prima ho detto una cosa inesatta: a chi non ha visto il film ho buttato lì un non succede praticamente niente”. Ho dovuto farlo, ma sappiamo tutti che non è così.
A livello di trama non succede nulla, ma è quel nulla la chiave di tutto. Quando una persona può avere qualsiasi cosa dalla vita – le famose “D”: denaro, divertimento, donne, droga e, ovviamente, dubbi e dispiaceri – in realtà non è in grado di possedere niente. Fortunatamente Jep si rende conto del vuoto che, come un’erba grama, sta facendo intorno a sé e tenta di darsi una scantata per cambiare rotta.
Credo che alcuni personaggi siano stati inseriti nella sua cerchia proprio per fargli capire, a poco a poco, che è necessario andare avanti: Viola decide di andarsene e di regalare i suoi averi alla Chiesa, il Verdone fallito se ne torna al paese (magari dalla settima donna, quella con cui è stato l’estate scorsa) e tutto succede nell’indifferenza generale degli altri. L’attricetta infatti continuerà a tirar su col naso, Serena Grandi si asciugherà il rivolo di sangue con un fazzoletto, Stefania si riempirà la bocca di “convinzioni sociali”, Dadina troverà un altro con cui pranzare.. Credo non ci sia alcuna redenzione per chi vive di superficialità, insomma. Nessuna redenzione per chi passa il tempo a raccontarsela e a prendersi in giro, solo decadenza. 

La grande bellezza #3 ("E' stato bello volesse bene")

Non ci sono mezze misure, io trovo La grande bellezza un film splendido. Ci si potrebbe scrivere un’enciclopedia: ogni citazione potrebbe aprire un dibattito, ogni situazione un po’ paradossale nasconde un significato profondo. E poi si potrebbe parlare di Fellini, della Dolce vita che sono anni che tento di far vedere a qualcuno per poi poterne parlare, e dei rimandi alla letteratura.. Lascerò questo arduo compito a chi se ne intende, anche perché s’è fatta una certa ed è già un miracolo che qualcuno sia arrivato a leggere fin qui.

Trovo La grande bellezza un film splendido. C’è un uso magistrale delle luci, un’attenzione maniacale ai dettagli, una fluidità nelle riprese pazzesca e una musica apprezzabilissima. Dura due ore e qualcosa ma sembra che ne duri diciotto: ho accusato un po’ il colpo durante la famosa “prima mezz’ora”, ma poi mi sono totalmente immersa e i miei ritmi coincidevano alla perfezione con quelli di Sorrentino. Che poi secondo me non è neanche questione di “lentezza”, sono le scene ad essere un pelo dilatate; la cinepresa indugia e tutto si fa lungo, rilassato.
Se proprio dovessi trovargli un difetto (ah, non ho apprezzato molto anche i volatili sulla terrazza che migrano ad ovest: digitalizzati e un po’ poco credibili, ma ve lo perdono) è l’aura che emana. La grande bellezza pare che gridi al mondo la SUA bellezza: è un film un po’ snob, sa di essere ben fatto dal punto di vista formale e se ne compiace, sembra quasi che se la tiri. Per questo motivo, credo non sia un film per tutti. Attenzione, non sto dicendo che chi non lo capisce è un deficiente, ma solo che forse manca di sensibilità – o ne ha troppa, non saprei. Non è un film difficile, ma il senso è nascosto sotto strati di bla bla bla e di situazioni enigmatiche che necessitano di una chiave per essere risolti.
Ci sono tanti sottintesi da colmare, tante spiegazioni da aggiungere, tanti passaggi da metabolizzare e non è detto che si abbia la pazienza (badate, non la capacità, la pazienza) di farlo. Andiamo tutti di fretta, ultimamente, vogliamo tutto e subito, ma a me non è dispiaciuto rallentare un po’ e far lavorare il cervello.

La Grande Bellezza #4 ("Devo farti vedere una cosa")

Sorrentino, non so se La grande bellezza vincerà. Fosse per me saresti già lì a stringere la statuetta fra le mani. Staremo a vedere.
In ogni caso ti ringrazio: era da tempo che non vedevo una cosa così bella, ed era ora che nei nostri cinema arrivasse qualcosa del genere. Qualcosa di ben fatto che fosse targato Italia e, soprattutto, che fosse più consistente del Boss in salotto e di tutte le Peggiori settimane della mia vita.

Le fotografie le ho fatte con VLC. (Mi dispiace tantissimo non averlo visto a suo tempo in sala ma è colpa mia, ho dormito).
Le foto non sono significative a spiegare la trama, sono solo spunti per farvi notare alcune delle scene che ho preferito, per un motivo o per l’altro.