Storie di gente che non voleva guardare "Il signore degli anelli".

La scorsa settimana, per la prima volta, ho visto la trilogia del Signore degli Anelli.

Se a questo punto siete presi dall’irrefrenabile voglia di mandarmi a Mordor, vi capisco.
Era una mia mancanza, ma mi sono sempre rifiutata di guardarlo: quando i tre film si succedevano al cinema i miei fratelli si succedevano, logisticamente parlando, davanti alla Play Station con il gioco e le sue missioni. Io stavo al computer, facevo i compiti, mangiavo, leggevo un libro e sotto c’erano sempre Pino Insegno e Lo vogliamo! Il padrone lo vuole! Ce l’hanno rubato!

Capite bene che uno alla fine o impazzisce, o sviluppa un odio indistinto per tutto ciò che riguarda Il signore degli anelli. E Pino Insegno.

L’anno scorso, con i miei amici e i loro “ma dai, ci andiamo tutti”, ho visto Lo Hobbit. Credendo, probabilmente come chiunque altro, che la questione si esaurisse con un solo biglietto del cinema. Ricordo che ero rimasta incantata dai colori, dalla musica, che comunque ormai conoscevo a memoria.

A dicembre, poi, sono tornata al cinema per La desolazione di Smaug.
Al di là del fatto che per metà film mi sono chiesta chi o cosa fosse ‘sto Smaug (“è qualcosa di desolato, quindi è un posto?! Una landa desolata? Un canarino, tipo Titti?”) e al di là del fatto che a malapena mi ricordavo, dall’anno prima, quale potere sprigionasse l’anello.. L’ho guardato come quando non hai voglia di alzarti e cambiare canale e ti accontenti di un telefilm a caso, cercando di esplicitare i sottintesi e riempire i vuoti con la fantasia.
Per me Smaug e compagnia bella sono stati un NO quasi totale, condiviso peraltro da chi di Tolkien se ne intende.. Il primo non era stato malaccio, ma a conti fatti mi sono resa conto di averlo rimosso quasi completamente dalla memoria. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Forse no. Forse era semplicemente arrivato il momento di abbandonare quello sguardo vacuo e quel punto interrogativo che mi si disegnava in fronte quando sentivo parole come Contea Baggings.
Complice il voler a tutti i costi accontentare il fidanzato (“prima o poi li devi vedere, è inconcepibile che tu non li abbia ancora guardati”), e complice il palinsesto della tv generalista particolarmente deludente, alla fine ho ceduto.

La prima sera mi sono addormentata clamorosamente dopo mezz’ora – a mia discolpa, vostro onore, c’è da dire che ero in piedi dalle 5 del mattino. Ho recuperato il resto il pomeriggio successivo per arrivare, dopocena, con Le due torri sparato sullo schermo. La sera dopo, via: Il ritorno del re, versione integrale senza tagli (mio fratello aveva solo quella nel computer), quattro ore di film.
Mi perdoneranno gli specialisti se dico che proprio non è il mio genere. O meglio, le battaglie non sono il mio genere, mi annoiano terribilmente. Alla fine del secondo, per esempio, più questi si uccidevano e più io mi sentivo sopraffare dal sonno. E’ un po’ come quando si picchiano nei film di Bud Spencer e Terence Hill: c’è chi si esalta e cita scene e battute anche a distanza di tempo, io praticamente ci vedo solo manate e schiaffi. DSCHH! DSCH!

State tranquilli, comunque. Il mio giudizio è in ogni caso positivo, perché non mi baso solo sul mio gusto personale (fossi stata da sola avrei fatto FF in molte scene, come quando ero piccola e saltavo i pezzi più barbosi.. tipo la canzone di Robin Hood della Disney, con Lady Marion sotto la cascata) e perché, è assodato, non si può dire che sia un brutto film. Credo che il primo capitolo della trilogia sia il più interessante (è più colorato, si accende la curiosità per la storia, inizi a capire e quant’altro) e il terzo il meglio riuscito. Delle due torri invece non ricordo molto e, sinceramente, neanche voglio sforzarmi; mi verrebbe solo in mente la battaglia finale e quel Fosso così grigio e triste e.. no, grazie. Preferisco tenermi a mente i vari “Cavalieri di Rohan!” e la voce, a cui ormai sono affezionata, di Gollum.

Quindi, amici che come me non avete ancora messo piede nella Terra di Mezzo, parlo a voi: non abbiate paura, non aspettate fino ai venticinque anni per guardarlo come si deve, buttatevi. Uno strappo veloce, come un cerotto, via. Magari vi piace pure.
È probabile che sentiate l’eco della musica degli hobbit pure nella sveglia al mattino (giuro, è successo veramente), ma poi passa, ve l’assicuro, e tutti i nomi vanno al loro posto. Osgiliath, Minas Tirith, Mitrandir, Theoden, Pdor figlio di Kmer.. tutti.

Ah, quasi dimenticavo.
Dopo qualche giorno ho detto al mio fratellino – otto anni, terza elementare – che adesso che avevo finito la trilogia poteva farmi delle domande, poteva inventarsi un quiz. Mi ha chiesto come si chiama l’amico di Smigol, quello che è con lui sulla barchetta. Lui lo sa. Terza elementare.
Taci, va’, ora mi tocca riguardarlo.