Dieci cose da scoprire se già conoscevi Parigi.

Di Parigi ho già ampiamente parlato. Ci sono stata col fidanzato a fine marzo di quest’anno, lui aveva bisogno di vedere il sito di progetto della sua tesi di laurea e io l’avevo gentilmente accompagnato.
Anche mia madre, sul finire di questo 2013, ha deciso di prenotare per portarci tutti a vedere la Gioconda. Io, lo ammetto, ero particolarmente disinteressata; l’avevo visitata troppo poco tempo prima, mi ricordavo tutti gli angolini e poi, insomma.. l’amore rende ciechi ma Parigi la mette a fuoco benissimo.
Così, mi sono divertita a fare fotografie di spazi che prima non avevo calcolato, a provare ogni tipo di cibo importato dall’America su suolo francese e a guardare con occhi diversi quelle cose che mi avevano sopraffatto la prima volta.

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1. I parigini hanno un problema con le persiane. Ma forse anche con le tende. Se prendete la RER dall’aeroporto Charles De Gaulle e andate verso il centro di Parigi, dal treno potrete vedere l’interno di ogni finestra che vi si staglia davanti agli occhi. Una mia amica su Twitter mi ha detto che è una cosa che ha riscontrato in molti posti tranne Italia e Spagna; io non ci avevo mai fatto caso finché non ho visto così tanta gente che, a differenza nostra, si rifiuta di murarsi viva dietro alle tapparelle.

2. Per esprimere stupore, il francofono dice “uh la la!”. Non importa se a dirlo è un omone di colore con la stessa stazza di Seedorf e la faccia incattivita: se deve scendere dalla metro e le porte si stanno per chiudere dirà comunque “uh la la!”, come Pepe le Pew.

3. O piove ogni notte, oppure per nascondere l’odore di pipì che aleggia negli angolini delle strade ci vanno giù d’acqua in modo da farti dire ogni mattina, aprendo la porta, “oh, guarda, è piovuto?”.

4. Gli italiani in giro per il mondo si riconoscono, soprattutto gli italiani a Parigi. Non solo perché sbagliano a salire in metropolitana e quando li aiuti (prendere la direzione giusta è uguale in tutte le città del mondo, pure a Milano, ma è ammesso sbagliare) neanche ti ringraziano, ma perché si riconoscono. O sono quelli vestiti con cose riconoscibili – ho intravisto da lontano delle Nike Silver che gridavano Italia da Place de la Concorde fin qui – oppure sono i più rumorosi. Al Louvre una comitiva chiamava “Giusy! Giusy! Di qua!” a gran voce nel bel mezzo della galleria dei peintures italiennes. Un po’ di contegno, s’ìil vous plait. 

5. Da marzo ad oggi, i lucchetti dell’amore sul Pont des arts sono triplicati.
Da così,

la situazione è degenerata.

Pont des arts - Parigi Gennaio 2014

Gente, vi amate troppo.

6. Sotto la Tour Eiffel ci sono i “neretti” che tentano di venderti i portachiavi, cinque mini-torri a un euro. Ad un semplice cenno della testa, partivano col “Presso bono, presso bono, italiano? Ah Maria, un euro no caro eh!”. La prossima volta risponderò in russo, sperando che la mia faccia non gridi “pizza mandolino mamma” da ogni poro.

7. L’elisir di lunga vita, evidentemente, non è quella pozione come in “La morte ti fa bella”, ma è quella di abituarsi a cantare stando inginocchiati. Sono entrata nella basilica del Sacre Coeur e, durante la messa, un gruppo considerevole di suore cantava in latino con delle voci così soavi che sembrava avessero quindici anni ciascuna. Mi sono avvicinata ed erano in età pensionabile.
La cura contro i calli alle corde vocali, quindi, è farsi suora.
Ci sto pensando su.

8. Con un fintissimo accento pseudo-napoletano ho sentito gridare, lungo qualche boulevards, “carta vince carta perde”. Ho fatto finta di essere inglese.

9. Per una coppia che si dà appuntamento davanti all’Opera, e non appena lui arriva la bacia appassionatamente e con tenerezza (forse solo a Parigi ci si può baciare così? Chissà), ce n’è di sicuro un’altra (di italiani, ma credo sia un caso) che discute animatamente nel salone principale del Louvre, alla fine delle scale mobili, quello che ti avvolge dopo essere entrato nella piramide.
Tutto intorno a loro era in movimento: c’era un mondo bellissimo da scoprire, nei vari padiglioni e fuori, e loro si gridavano addosso, fermi, uno accanto all’altro, lanciandosi fulmini da occhi a occhi. Litigate nelle vostre tristi e grigie città natali, quelle in cui vi lamentate che non c’è mai niente da fare e dove potete permettervi di sprecare del tempo. Non fatelo in vacanza, vi prego, non fatelo lì.

10. Quando sono andata la prima volta al Louvre, sono rimasta incantata dalla Vittoria alata di Samotracia, che purtroppo ora è in restauro; quel corridoio è tristissimo senza di te, Nike. Quando sono andata la prima volta, sono rimasta anche incantata dalla Gioconda (è piccola, lontana, sopravvalutata e tutto quello che volete, ma a me aveva fatto effetto). Questa volta l’ho incontrata di nuovo con piacere, come se la nostra fosse ormai un’amicizia consolidata.
Quando sono andata la prima volta ho sentito aleggiare lo spirito del mio professore di storia dell’arte in ogni spigolo, soprattutto nel corridoio delle statue, dove ci sono sia Amore e Psiche di Canova che gli schiavi di Michelangelo. Questa volta – sì, bellissime le statue, grazie prof che me le hai fatte studiare, ma mi ha catturato lei.

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Come vedete, abbiamo un vizietto in comune.