SPOT, DIMENTICA #4 – Sono solo mezzucci e banale retorica. Eppure..

Chiariamo subito una cosa. Io non mi piaccio.
Non è una novità, no? Non ne ho mai fatto mistero con nessuno, se mi conoscete un minimo lo sapete, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo a voce alta. Faccio fatica a star bene con me stessa, al punto che a volte mi viene da chiedere come riescano a farlo gli altri, quei tre-quattro che sembrano sopportarmi senza lamentarsene troppo.
Non starò qui ad elencare la top ten delle parti del mio corpo che vorrei sparissero entro domani mattina, perché non interessa a nessuno. Tanto una top ten ce l’avete anche voi: i capelli, gli occhi, le sopracciglia, il culo grosso, la ciccetta sotto le ascelle, il muscolo del ginocchio.. E’ per questo che hanno inventato le piastre per capelli, il super push-up e i boxer da uomo col rinforzo. Non siamo mai contenti.

Non mi piaccio, né il più delle volte mi piace quello che faccio, dico o scrivo, quindi non sono neanche la persona più indicata per portare avanti questo discorso.
Facciamo un esempio. Oggi, anche se l’avevo cucinata e condita col mio sugo preferito, ho evitato di mangiare la pasta; ho centellinato il pane e mi sono sforzata di mangiare a merenda una pera intera. Le pere sono strane, sono le più sottovalutate nel mondo della frutta; in casa mia entrano raramente perché passano dall’essere durissime come una palla da bowling ad avere una consistenza tipo caco maturo. Le snobbo sempre, non ho mai voglia di mangiarle, eppure quando metto in bocca l’ultimo pezzettino mi riscopro sempre soddisfatta.
In ogni caso – anche se un’alimentazione sana ed equilibrata sta alla base di tutto (“Alessia, mangia la verdura!”) – sono l’ultima a poter parlare, perché fra poco mi vesto e vado a correre. E anche quando tornerò, guardandomi, mi farò un po’ meno schifo, ma sarò comunque ben lontana dal piacermi e dal farmi un misero sorriso di approvazione.

Avevo appena finito di rimettere i piatti nella lavastoviglie (e passando davanti allo specchio avevo buttato un occhio ai miei fianchi, larghi a mio parere come le due corsie del traforo del Monte Bianco) quando mi sono seduta al computer e, facendo su e giù nella mia timeline di Facebook, mi sono imbattuta in un video, condiviso molto sobriamente da una mia amica.
Seppur nella banale retorica del messaggio e nella facile lacrimuccia di chi fa dei miei stessi pensieri il suo pane quotidiano, questa pubblicità mi ha fatto riflettere. Il rischio “Beautiful” di Christina Aguilera è dietro l’angolo, perché anche lì il principio era lo stesso – parafrasando un po’, la canzone diceva “sei bellissima, sticazzi di quel che dicono gli altri, le parole ti possono buttar giù ma ehi sticazzi pure di quello”, e se lo diceva lei con quegli orrendi capelli bicolore.. – ma una campagna del genere sortisce quasi sempre l’effetto desiderato.

Stiamo parlando, ovviamente, di una pubblicità costruita ad arte per la Dove. La Dove del deodorante e del bagnoschiuma (“cosa uso sul corpo?”, urla sempre mio fratello dalla doccia, “questo bianco con scritto dove?”). Ho provato a descriverla a parole, ma il meccanismo è talmente barboso da spiegare che vi conviene guardarla direttamente. Dura solo tre minuti e sotto c’è la traduzione in italiano.

Lungi da me dal fare la paternale e aggiungere altri etti di banalità e frasi fatte.
L’ho detto all’inizio che non mi piaccio e, anche dopo aver visto questo video, non sono riuscita a convincermi di essere “migliore di quello che penso”. Anzi, so di esserlo semplicemente perché lo sappiamo tutti, ma ce ne sbattiamo. E poi, troverai sempre dei difetti in te stessa, gli altri non ci fanno mica caso, ma cosa te ne frega, dai! 
Credo che, mio malgrado, continuerò a centellinare il pane, a rifiutare un Ferrero Rocher (dentro di me il mio cuore sospira, ogni volta) e a deprimermi guardandomi allo specchio, quando sono costretta a raccogliere i capelli dissimulando l’unticcio perché oggi non fanno swish.
Credo anche, però, che cercherò di guardare oltre il personalissimo traforo del Monte Bianco che mi porto appresso. Ok, le mie dita rimarranno sempre tozze, il naso non punterà mai verso l’alto come quello di Charlotte Casiraghi e difficilmente riuscirò a vedere il mio Monte Bianco “piccolo” come uno dei sette colli di Roma. Ma siamo sicuri che io sia solo questo?