Dico #noallaviolenzasulledonne, ma anche no alla Giornata Internazionale.

Oggi è il 25 Novembre.
Sembra una data apparentemente inutile, se non fosse che sbirciandola poco fa sul display del cellulare ho visto che manca esattamente un mese a Natale. Ma in realtà ne parliamo per un motivo: ricorre oggi la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Ho appena letto un articolo – ma potevo leggerne un altro, dicono più o meno tutti le stesse cose – dove si parlava delle iniziative delle istituzioni per onorare al meglio questo 25 novembre. […] Tutte iniziative bellissime, davvero. Ma io, questa giornata, non la voglio. Non la voglio, e anzi, spero anche di non averla l’anno prossimo.
Lo so che sto dicendo una banalità estrema, forse ancora più banale e strappa-applauso di qualsiasi commento di Barbara D’Urso, ma è la verità. È profondamente triste e ingiusto che al mondo accadano queste cose, ma è ancor più triste che i contenitori televisivi (la tv: praticamente l’unico mezzo accessibile a tutti, purtroppo veicolo di gran parte dell’opinione pubblica) siano pieni di inchieste che, più che del fenomeno, vogliono parlare e scavare nella vita privata delle vittime.

Ho provato vergogna quando al telegiornale dopo il terremoto a L’Aquila intervistavano gli sfollati mettendo loro un microfono in faccia e chiedendo “come ci si sente ad abbandonare la propria casa?”; provo vergogna per l’indugiare sulle persone in ospedale con le fasciature e i punti di sutura in primo piano, qualunque sia la loro storia, ma provo ancora più vergogna quando la morte di una donna diventa, più che una disgrazia e un qualcosa da cui imparare, lo spunto per costruire l’affare giudiziario dell’anno.
Non guardo spesso la televisione dove la morte e la violenza vengono spettacolarizzate, perché mi sembra che ogni episodio di cronaca dia il la per costruire un teatrino che, incessantemente, va in onda ventiquattr’ore su ventiquattro; non solo femminicidi ma morti per qualsiasi causa – strangolamenti, gente che cade nei fiumi, malasanità. Ditemi che differenza c’è fra il TG5 (o qualsiasi altro programma che volete) e le ultime pagine del quotidiano della mia città dove, corredati di foto, ci sono soltanto i necrologi. Anzi, ve lo dico io: fra le pagine dei morti c’è più rispetto, perché si fa silenzio.

Non voglio onorare questo 25 Novembre perché in un paese normale non dovrebbe esserci nessuna giornata per ricordarsi che la violenza contro le donne va debellata. Mi rendo conto che è un po’ come dire di essere contrari a San Valentino perché amore ma io ti amo tutti i giorni, ma fortunatamente va a finire che per San Valentino anche il più duro dei cuori si lascia convincere da un sorriso e da un Bacetto Perugina.
Tutti i giorni dovrebbero essere buoni per fare campagna contro la violenza – contro la violenza in generale, che sia ai danni di donne, uomini, animali o bambini. Non dovrebbe esserci una data fissata sul calendario che ci invita a riflettere sul problema, a fare una specie di compitino dall’alba al tramonto per levarci il pensiero. Quantomeno, non dovrebbe esserci solo quello: con i mezzi che abbiamo possiamo andare di nuovo sulla Luna o su Marte e invece stiamo davanti ai nostri decoder a cibarci di stronzate mediatiche, cercando di nascondere la commozione di fronte all’ennesimo caso di cronaca che nel servizio del tg si trasforma in un amore tragico. “Era un marito tranquillo, molto innamorato; qualche lite, e purtroppo per la signora non c’è stato nulla da fare: un raptus di gelosia, non è riuscito a resistere dallo strangolarla”.
Se vi piacciono le storie romanzate leggetevi un libro, andate a teatro quando fanno La Traviata, guardatevi un film. Rifiutiamo questa spettacolarizzazione gratuita e questi programmi che alimentano la curiosità morbosa. Cerchiamo di puntare (e far puntare) l’attenzione sul problema di fondo.

Sì, avete ragione, non risolveremo niente, ma almeno ci avremo ragionato più di un giorno solo all’anno.