L’amore ai tempi del Woolrich.

Dal balcone della mia vecchia casa vedevo un sacco di cose. Dava direttamente su una strada e un giardinetto; se guardavo fra i palazzi che avevo di fronte arrivavo vagamente a scorgere anche la finestra della mia amica Daniela, che abita tutt’ora a quattro passi da casa mia. Ci telefonavamo tutte le sere, soltanto per dirci per l’ennesima volta se il giorno dopo saremmo andate a scuola in bicicletta o a piedi.
Facevamo le scuole medie.
Quanti anni si hanno, alle medie? Dodici, tredici, forse. A me piaceva un ragazzo più grande, che ovviamente non mi ha mai considerata.
Quest’estate, mentre aiutavo i miei a pulire il giardino della casa in campagna, ho ritrovato fra i sassi un braccialetto di cuoio tutto scolorito, con un nome che non era il mio. L’ho riconosciuto subito.
Lo avevo fatto al Grest della parrocchia – c’era sempre la lotta per farsi mettere nel laboratorio di cuoio, dove potevi creare liberamente braccialetti personalizzati, astucci e altre cose inutili che finivano, senza dubbio, sul fondo di qualche cassetto. Devo averlo perso qualche anno dopo: ricordo di averlo indossato per un sacco di tempo, avevo scritto il nome del ragazzo che mi piaceva in modo molto delicato, perché non volevo destare sospetti. Si leggeva a malapena, più o meno come si legge ora.

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L’amore a tredici anni è molto semplice. Tu mi piaci, indipendentemente dal resto, e la storia finisce lì. Se a te non piaccio pazienza, ci sarà qualcuno prima o poi che mi farà capire che è tempo sprecato. Nel frattempo continuo a fantasticare.
C’era poca concretezza. Io mi divertivo ad infilare la mano nella tasca del suo Woolrich, in quel periodo; poi correvo a casa a scriverlo sul diario e per una settimana non parlavo d’altro. Non potevo pretendere di più, avevo paura delle parole dette ad alta voce, così le imprimevo nero su bianco nelle lettere e nei bigliettini.

Ora sono più grande e guardo il braccialetto con tenerezza. Mi sta stretto, non riuscirei a tenerlo addosso per più di un quarto d’ora.
L’amore maturo si nutre di parole, di conferme, di fatti – tutti insieme. Ma il segreto è mantenere quella freschezza, quella spontaneità che c’era un tempo. Allora posso mettere ancora la mano nella tua tasca della giacca?

  • Valentì

    che tenerezza!