Ci sono tanti rumori attorno a te.

Quando ti presenti ad un corso che ha come scopo il distendere i nervi – anche a quello di storia del teatro che hai fatto nel tuo inutilissimo liceo – ti fanno stendere su uno di quei tappetini da palestra, ti dicono di rilassarti e di ascoltare. Di solito sono rumori della natura: un ruscello, l’acqua che scorre, gli uccellini, i delfini, il silenzio della montagna.
A quel punto, di solito mi viene voglia di fare pipì.

Il punto non è tanto quello che ascolti, credo. Puoi rilassarti con qualsiasi rumore – o meglio, puoi ricavare qualcosa da qualsiasi rumore, anche da quelli che non credi ascoltare.
Quando vado a letto la mia testata di ferro battuto vibra ad ogni mio movimento. La scrivania scricchiola, sembra che il legno voglia esplodere, e l’armadio è come se lanciasse delle sassate contro il muro. Il mio vicino di sopra decide di farsi un bagno alle due meno un quarto, un cane abbaia, una macchina si ferma e fa scendere la figlia di quella del quarto piano, si salutano con un bacio. Alle due di notte si sente tutto.

Attorno a te ci sono tanti rumori che non ti accorgi neanche di voler ascoltare.
Quando esci per correre con le cuffie dritte nelle orecchie schivi le signore con le borse della Coop e gli studenti con gli zaini tutti scritti di fresco. Quel nonno porta a spasso il nipote che non ha ancora compiuto due mesi di vita e parla con una vocina stridula, sillabando e sorridendo al vuoto. Due ragazze ti passano di fianco e dicono qualcosa a proposito di un sms – lui non aveva il diritto di parlarti in quel modo, stai scherzando? – e tu vorresti apprendere di più da quella conversazione. Come da quella del signore in giacca e cravatta che sta per salire in macchina e che ride con chi è all’altro capo del telefono, o dalla panettiera che si intrattiene sulla porta del suo negozio.

L’importante, però, è voler ascoltare. O saperlo fare. Non è prerogativa di tutti. C’è chi è predisposto alle lingue, chi alla matematica e chi all’ascolto.
Si può imparare molto, tendendo le orecchie al mondo. Si impara anche da ragazze più giovani di te di dieci anni che affrontano i primi problemi della vita. Si impara anche ad ascoltare i rumori del vicino che si fa il bagno alle due di notte – si diventa più tolleranti. Si impara dalla storia che la nonna ti racconta per l’ennesima volta e che si ripeterà ancora, per i prossimi dieci anni, identica; dal sorriso della commessa del Conad, dal silenzio dei tuoi amici e dal sospiro del tuo fidanzato mentre è impegnato a progettare al computer.

Ci sono tanti rumori attorni a te, e non ti accorgi neanche di saperli ascoltare. Eppure.