#MenneaDay – Sono solo venti secondi.

Oggi si celebra il Mennea Day. 

Sì, lo so che la parola vi ricorda  soltanto il “mayday” che si sente nei film quando un aereo precipita o una barca sta per andare a picco come il Titanic, ma non è niente di tutto questo. Anche se, dal mio punto di vista, riguarda comunque qualcosa di catastrofico.

Dovete sapere che ultimamente il mondo dell’atletica è popolato da strane creature, quasi dei missili umani; spesso hanno la pelle nera e due cose strane, più simili a dei prosciutti crudi di Parma che a cosce normali, dentro ai pantaloncini. Non solo Bolt, anche quegli altri americani che sono stati squalificati quest’estate.. Dei mostri.
Pensate che però nel 1979 il record dei 200 metri piani è stato siglato da un italiano. Mennea, appunto.
Nella mia testa non ho mai avuto un’immagine chiara di Mennea. Per me era vestito di azzurro, con i pantaloncini bianchi corti che andavano di moda in quegli anni, ma la faccia era di quel calciatore che esulta alla fine dei mondiali dell’82.

19.72 è il tempo rimasto invariato fino al 1966. E’ comunque il record europeo, ma successivamente è stato battuto da tale Johnson e poi da Bolt, fino ai 19.19 di qualche anno fa. I centesimi, però, non ci interessano: sono comunque poco meno di venti secondi. Venti tic della lancetta più magra dell’orologio, e loro riescono a fare 200 metri di strada di corsa.
Io, che non ho neanche un briciolo di cognizione, non saprei dire se da quando mi sono grattata il naso ne sono passati tre, trenta o trecento, e non saprei neanche dire quanto dista quel palazzo là dal mio balcone, figuriamoci incrociare le informazioni.

Mennea e compagnia bella in venti secondi riescono a partire dai blocchi e arrivare al traguardo: io non so nemmeno se riesco a soffiarmi il naso, o a fare la pipì. Magari riuscirei ad allacciarmi le All star (ma solo se già slacciate), altrimenti impiegherei venti secondi per scegliere quali ballerine indossare e calzarle ai piedi.
Ci metto in media venti secondi, forse, a capire come mettere gli occhiali la mattina. Leggo e rispondo ad un sms, cerco (e trovo) un’informazione su Google, scrivo un tweet. Rifaccio il letto, in venti secondi, soprattutto d’estate o in pieno inverno, quando mi basta sprimacciare il cuscino e gettare in aria un lenzuolo o il piumone. Mi faccio un caffè con la mia macchina espresso, oppure scongelo un panino dell’Esselunga nel forno a microonde e loro sono già arrivati al photofinish, col busto gettato in avanti e i muscoli tutti tesi.
E’ impossibile.
Però amore, credimi. Riesco davvero a vestirmi, truccarmi, prendere la borsetta e fare le scale quando in un messaggio ti scrivo “venti secondi e scendo!”. Giuro.