Giocare a nascondino.

Io non so cosa vi ho fatto.

E’ come quando avevo finito le medie e qualche tempo dopo mi era giunta voce che una delle mie vecchie compagne di classe mi detestava. Per nessun motivo in particolare. Forse ce l’aveva ancora con me perché ad uno dei suoi compleanni ero caduta e mi ero rotta il labbro, rovinando la festa a tutti.. Ma io mica l’avevo fatto apposta: ci ho guadagnato sette punti in bocca e il non poter baciare il mio fidanzatino dell’epoca per due settimane. Dovrei quasi detestarla io.

In ogni caso, sono passati dieci anni e ancora questo suo astio non me lo so spiegare. E badate che quando mi viene da citare Tiziano Ferro c’è da preoccuparsi.

Si incontrano persone sulla nostra strada, persone con un bagaglio importante; a qualcuno capita di fermarsi un po’ di più, qualcuno invece passa e va.
Io non ho mai avuto tantissimi amici, sono cresciuta con la convinzione di essere un po’ un orso – e forse lo sono davvero. O almeno ci assomiglio.


A ben pensarci però non sono così male, dai. Faccio ridere, quando so di avere in testa qualcosa di intelligente parlo e quando invece non so cosa dire sto zitta; sono goffa e inciampo in tutto, quindi faccio di nuovo ridere. Mi escono battute che farebbero impallidire Jerry Calà da quanto sono brutte, mi dimentico qualche volta di telefonare o di scrivere messaggi ma tento sempre di recuperare. Non sono particolarmente cattiva, o se lo sono è perché qualcuno mi ha pestato la coda (anche se crede che io non me ne sia accorta), altrimenti sono il più delle volte sarcastica. E sono disponibile, soprattutto per ascoltare. Si può sempre migliorare, certo, ma cosa c’è che non va?

Al di là delle mie colonne portanti (per far stare in piedi un tempio devi curarti in particolare delle colonne o crolla tutto), ho collezionato conversazioni su whatsapp e, ancora prima, conversazioni su tavoli dei pub, che oggi non hanno più un seguito.
Chiarisco subito. Ovviamente non intendo quelle amicizie che si sono perse per forza di cose, per trasferimenti cambi di vita e fine delle scuole; quello può succedere, è fisiologico, e spesso poi quando ci si incontra fuoriesce la voglia sincera di continuare a frequentarsi. Intendo quei rapporti che si sono logorati nel tempo per qualche motivo in particolare o per nessun motivo in particolare (non sempre si deve litigare per non vedersi più), quei “ma sì dai tanto ci vediamo” che non hanno più ricevuto risposta.
Intendo quelli lì, voi. Io seguo le vostre vicende da Facebook, guardo qualche foto se mi capita, commento. Ma non mi azzardo più a chiedere. Forse è vergogna, non so, o forse è come quando ti scotti: se non ci metti subito la crema giusta viene la vescichina, la pelle diventa più spessa e poi si lacera ed esce l’acquetta. Fa male, e il segno rimane per moltissimo tempo. Quando i bambini si scottano una volta con il vetro del forno poi stai sicuro che le dita lì non ce le mettono più.

Le vescichine da scottatura le posso curare, piano piano la pelle si rimargina e rimane solo un alone più scuro, fino a scomparire e fondersi col rosa della mano. Idem le scottature del sole. Queste, invece, non so come trattarle: si riverberano nel tempo, non lasciano segni tangibili ma solo un vago e lontano senso di solitudine.
Qualche volta ci ho provato, a ricucire i rapporti ma ricevendo l’ennesima scrollata di spalle ho chiesto ad una delle mie colonne di proibirmi di farlo di nuovo, in futuro, perché questo senso di inadeguatezza l’avrei provato solo e soltanto io. E qua mica siamo masochisti.

Non dico mica di essere immacolata, io, eh. Di sicuro le colpe stanno da entrambe le parti, anzi, sono quasi disposta ad addossarmele tutte; non si vince ad uscire più puliti e con la ragione in tasca. Le mie poi sono piccole e non ci sta nemmeno un pacchetto di cingomme.. Quindi avete ragione voi. Ora possiamo piantarla di giocare a nascondino?