CALDO FOR DUMMIES #3 – "No ma tanto io non mi scotto mai!"

In attesa di stendere il nuovo articolo alla stregua di “cose da fare quando non hai niente da fare – edizione ESTATE”, che presumibilmente sarà online domani, vi ripropongo un pezzo che avevo scritto l’anno scorso, di ritorno da una toccata e fuga al mare. 
Era fine Luglio, allora: stavolta cerco di giocare d’anticipo dandovi qualche spunto per le vostre gite in montagna, in piscina o al fiume, o per le vostre (spero imminenti) vacanze.

Questo weekend sono andata al mare.
Il weekend dell’impiegato, da venerdì pomeriggio a domenica sera.

Non incominciate anche voi per favore a dirmi che non sembra, perché non sono tanto abbronzata. E’ ovvio: sono stata al sole solo poche ore e tutto l’anno ho un colorito che sta fra il color cadavere e la mozzarella di bufala, potevo forse tornare marocchina?
E no, non lo so com’era l’acqua. Quando l’ho tastata coi piedi era freddina; comunque non ho fatto il bagno, perché in realtà abbiamo un brutto rapporto, io e il mare.
Mi secca la pelle, l’acqua è troppo salata, sono freddolosa quindi mi sento sempre congelare, odio nuotare dove non tocco e poi non sopporto la sensazione del costume appiccicaticcio che mi si asciuga sul corpo lentamente. Mi sembra di essermi fatta la pipì addosso.

Il motivo per cui vado al mare è perché mi piace starci.
Mi piace stare sdraiata senza avere troppi pensieri per la testa, mi piace l’atmosfera che si crea sul tardo pomeriggio, mi piace il venticello che tira, mi piace stare seduta in riva se qualche ondina di tanto in tanto mi arriva addosso e mi piace leggere sotto l’ombrellone. E’ l’unico momento dell’anno dove posso farlo senza essere disturbata. Divoro libri, sotto l’ombrellone. E divoro le persone che mi dicono che faccio pochi bagni e che mi chiedono cosa ci vado a fare, al mare, sotto l’ombrellone.

Nonostante questo odi et amo, sono diventata una cultrice delle vacanze di questo tipo. Proprio perché in quella sede non ho molto da fare, se non godermi il relax, il vento, il sole e gli spruzzi d’acqua, col tempo sono diventata un’esperta di Teorie e tecniche del pensiero spiaggi-marittimo, corso che sono certa partirà dal prossimo anno accademico in tutti i CdL di economia e turismo. 6 cfu, opzionale.
Io e la mia assistente, la signorina Matilde Pigrizia Di Luglio, abbiamo elaborato una piccola lista di cose utili da sapere prima di scegliere questo corso, lista che poi è stata ripresa da tutti i principali testi di gestione del turismo con il nome di “Teorema del pre-villeggiante”, di cui vado a snocciolarvi brevemente i punti focali.

1. Technology and system: rischi meccanico-informatici.
Ovvero: invece dell’iPhone ultraGs, è meglio che vi portate il Nokia delle medie; anche se per due settimane non potete giocare a Candy Crush Saga di sicuro non rischiate la depressione. O almeno, cercate di non farlo rotolare in mezzo alla sabbia dopo aver imprecato perché avete finito le vite per superare il livello.
Idem la reflex, lei sicuramente non vorrebbe essere portata dove si inzacchera tutta di salsedine e polvere che terrà fino alla fine dei suoi giorni. Se volete fare di testa vostra, almeno scegliete di portare l’iPod più vecchio che possedete – cosa te ne fai del tuo nuovo lettore mp3 tutto touchscreen da 600 GB quando ascolti sempre le solite tredici canzoni? – e andate da Mediaworld. A meno di dieci euro hanno degli auricolari meravigliosi, di tutti i colori, che, se poi si riempiono di sabbia, potrete gettare nel cestino senza troppi sensi di colpa. Salvate le cuffie bianche Apple immacolate: sono molto fighe e costano trenta euro, ma si rompono esattamente come quelle dei cinesi.

2. Hot’n’cold: rischi fisico-naturali.
Ovvero – nota per i maschi all’ascolto. Non è vero che al mare basta portarsi due magliette e un paio di pantaloni. “Tanto c’è caldo, e ho sempre su il costume”. No. Al mare si suda, eccome; le magliette anche se non sono padellate di sugo sul davanti emanano un olezzo di certo non gradevole, e se ne andrebbe solo con un portentoso lavaggio in lavatrice e una buona dose di ammorbidente al profumo di lavanda. Quindi: o vi mettete a lavare a mano le vostre magliette, almeno sotto le ascelle, con quella cosa strana chiamata “saponetta da bucato”  – attenzione però! Non si presenteranno perfettamente stirate e piegate sul vostro letto l’indomani mattina – oppure ne mettete dentro la valigia qualcuna in più. Di sicuro non sono quei due grammi di t-shirt che vi fanno la differenza. Almeno, non a voi.

3. DRUNCH, dinner-breakfast-lunch: rischi alimentari.
Ovvero: evitate di tornare e raccontare ai vostri amici che sono state due settimane di devasto. Che vi mangiavate latte e biscotti alle 9 di sera e poi la focaccia con le cipolle con sopra della pasta al tonno alle 5 del pomeriggio, con in mezzo solo una decina di Mojito e quindici Estathé in brick.
Mangiare male non fa figo: fa solo male. Se vi arrostite al sole per ore, se state molto nell’acqua, se dormite poco, a maggior ragione il vostro corpo avrà bisogno di qualcosa di più consistente di una sangria e quattro birre medie.

4. Bitch bags: rischi omo-borsistici.
Ovvero: se andate al mare con un uomo, che sia il vostro fidanzato o un vostro amico o vostro fratello, lui difficilmente si porterà dietro una borsa. Tutto l’occorrente crederà di poterlo tenere in mano o in tasca, finché per ovvi motivi non finirà dritto nella vostra borsa da spiaggia.
Cellulare, che prima era nel costume ed ora alloggia nella taschina chiusa ermeticamente per non rovinarsi. Chiavi della macchina, perché altrimenti le perdiamo; bottiglietta d’acqua, e se poi mi viene sete?; carte da gioco e un libro – di Ken Follett sicuro, sulle cinquecento pagine, per non annoiarsi.. Insomma, scegliete una borsa grande. E sceglietela il più unisex possibile: sicuramente dopo qualche giorno peserà due quintali e voi vi lusserete la spalla per portarla. Finché non la lascerete portare a lui: lo farà più volentieri, a meno che non sia rosa, con Hello Kitty e la scritta “la più bella del reame e chi non ci crede può anche far la fame”.

5. Sturm und sun: rischi epidermico-solari.
Ovvero: anche se la vostra pelle è tendente al marroncino e credete che chi chiede “Di che fototipo sei?” vi stia insultando, non potete spalmarvi sul lettino e stare sotto il sole per infinite ore senza mai spostarvi di un millimetro.
Non si sta ad abbronzarsi col sole a picco da mezzogiorno alle due, lo sanno pure i bambini. E in ogni caso, la pelle va protetta SEMPRE dai raggi del sole: scegliete il vostro fattore di protezione adatto e abusate della crema – il prossimo anno la dovrete buttare comunque. E’ da ignoranti pensare che usando la crema con spf30 non ci si abbronzi: si crea un colorito uniforme, sano, senza scottature, senza eritemi solari o danni visibili alla pelle sul lungo periodo. Se avete dei nei sospetti o grandi, spalmatela localmente due volte, di sicuro male non fa. Proteggetevi: non si vince niente, alla fine della vacanza, per essere diventati i più neri della spiaggia. Nè per essersi bruciati (e poi “spellati”), perché “che strano, io non mi scotto mai!”.
Tanto non c’è storia: i più abbronzati saranno sempre i venditori ambulanti con le borse di Prada.

Per il resto, ne parliamo al corso.
Da Lunedì 1 Ottobre,ore 10.30, aula 72, terzo piano. Vi aspetto.

– – –

Caldo for DUMMIES – Lezione 0
Caldo for DUMMIES #2 – Le scarpe, e le Birkenstock