Tutti i grandi sono stati writers una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).

Rimettendo in ordine una scatola mi sono imbattuta in lui.

So che è difficile capire cosa sia, ma vi darò degli indizi: piccola, sedicimesi, da settembre a dicembre dell’anno successivo, pagine quadrettate, interventi di comici e vip che non leggevo mai. Sì, lei, la SMEMO: ci ostinavamo a comprarla tutte, ogni anno, e poi ci incollavamo sopra qualsiasi cosa per personalizzarla.
Pesava quanto un libro di anatomia, rischiavi la scoliosi già durante le vacanze di Natale, ma guai a lasciarla a casa un giorno. Perché altrimenti non sapevi dove scrivere i compiti? Macché, perché non la potevi paciugare.

Credo di averne comprate quattro o cinque, finché non mi sono stancata. Avevo quella tutta blu, quella arancione, quella nera con le sfumature rosa che partivano dal basso della copertina (davanti avevo appiccicato un Winnie Pooh e dietro una foto presa dal film The Ring.. evidentemente ero un po’ indecisa) e questa, che forse era la mia preferita.
Gli anni successivi ho avuto una regressione, col diario di Snoopy e quello della Pantera Rosa, quasi a denunciare un improvviso bisogno di frivolezza. Poi in quinta sono passata alla nera e austera Moleskine – d’altronde, bisognava pur sempre distinguersi. E stare leggeri, perché la borsa (non più lo zaino, Napapijri, che era un Signor zaino per la scuola, e non per scalare le montagne e fare un picnic in alta quota come quelli che portate ora) non era più così capiente.

Vedendo quanto è pieno e disfatto il mio diario dei quattordici anni, mi chiedo se a scuola non facessimo altro che imbrattarlo per tutto il tempo.
E dire che non ci davano neanche tanti compiti: al massimo, per non sprecare spazio prezioso, scrivevo “MATE: VEDI QUADERNO” e ciao. Così avevo tutta una pagina libera per fare un disegnino o per attaccarci qualche micro-fotografia adesiva delle macchinette.
E la pagina accanto? Era lasciata in bianco apposta per appuntare le frasi strane dette dai professori: ho ritrovato quelle delle medie – “Buongiorno, australopiteco!” – e soprattutto del prof di tecnica, era solito regalarci certe perle che ricordo a memoria ancora adesso. (“Lavora, piccolo schiavo!”).

I compiti e gli avvisi firmati dai genitori erano intervallati da scritte colorate, immagini e fotografie.
Nella Smemo arancione avevo un sacco di patacche di Una mamma per amica, scaricate col pc (soprattutto di Rory che bacia Jess nel finale di una stagione, con tanto di cuoricini) e di concorrenti di Saranno Famosi (il mio preferito era Renato, ditemi che ve lo ricordate anche voi). Qua e là avevo anche delle fotografie mie e della mia famiglia, come se il diario potesse essere veramente la mia ancora di salvataggio, l’oggetto da portare su un’isola deserta.

Era davvero una moda: durante le ore di lezione pallose, prendevamo le biro colorate e ci mettevamo a decorare le pagine dei diari delle amiche con dovizia di particolari e dettagli, quasi dovessimo poi esporre tutto al MoMa. La cosa più gettonata da scrivere era ovviamente il T.V.B., cicciotto e magari corredato di una mini lettera.
Ciao, il prof sta spiegando ma io mi sto rompendo! Ciao ciao T.V.B. by -Me-.
(Perché ci firmassimo tutti -Me- o avessimo il nome accorciato con la classica y alla fine rimane ancora oggi un mistero).

Potevamo scrivere, nella stessa modalità cicciotta e colorata, il nome di quello che ci piaceva, soprattutto se era di un’altra classe o se non aveva nessun contatto con la proprietaria del diario. Alla fine, quello era il nostro muro: non andavamo certo ad imbrattare le pareti delle città con le bombolette per scrivere cose tipo “Arianna Agi io ti amo”, “La mia morosa c’ha la mini” o “Io e te 3msc”; ci accontentavamo del 21 Maggio 2002, di fianco ai compiti di inglese e al voto di matematica.

I maschi di solito ce l’avevano di Lupo Alberto o simili, ma vi assicuro che quello che cambiava era solo la copertina: dentro era pressoché uguale. C’era chi amava riempire due pagine intere con la propria firma, chi ne faceva solo una scrivendo “il mio primo autografo, quando sarò famoso varrà un sacco di soldi”; c’era chi scriveva “per un mondo più pulito.. butta Niccolò nel cassonetto!” e c’era chi invece amava ricopiare i loghi dei gruppi rock e metal più famosi.
C’era chi scriveva poesie, chi citava pezzi intere di canzoni.. e poi c’erano le dediche.

Devo aver buttato quelli più vecchi, lì c’erano delle vere e proprie chicche. Psicologia spicciola e aforismi citati male; massime profonde di vita e filastrocche modificate ad hoc per il destinatario.
Me le ricordo quasi a memoria.
E’ autunno / i poeti ispirati / i pittori blablabla / gli spazzini incazzati.
Voglio salire in alto dove cessano i rumori per ascoltare in silenzio la musica che ho dentro – questa, a onor del vero, devo dire che mi viene in mente spesso quando, sotto la doccia, mi tappo le orecchie per sentire il rumore dell’acqua che mi scroscia addosso.

E ancora: Se vedi la scuola bruciare non stare lì fermo a guardare, prendi un fiammifero e vai ad aiutare!
Oppure battute di Romeo e Giulietta tradotte e rimaneggiate, robe tipo rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome, e io non sarò più una Capuleti.

Memorabile fu poi quella volta in cui, sulla foto di classe, un nostro compagno scrisse alla mia amica “Dalle Alpi alle Ande una voce si espande, Lucia tagliati i capelli!” . Un trauma.

La mia preferita, da scrivere rigorosamente con calligrafia romantica, diceva più o meno “L’ho incontrato in un negozio, me ne sono innamorata, ci sono andata a letto, era il mio adorato… pigiamino verde”. Ed era già audace, per l’epoca, perché più di FIAT – Fidanzati Italiani Amatevi Tanto non si andava.

Mi chiedo se vadano di moda ancora oggi, le dediche. Stando a vedere le quindicenni di oggi, che sembra prendano appunti con l’iPad e si segnino i compiti sul promemoria del cellulare, direi di no.
Le Smemo forse non le fanno neanche più.
Ditemi che almeno esistono ancora i pigiamini verdi.

  • d-d-d-d-d-donnie mine

    ahahahah quella del piGGiama! XD insomma alla fine scrivevamo tutti le stesse cose, anche se in città diverse.
    Quanti ricordi! <3
    E comunque io quella foto di Liv -che scaricai dal tuo blog, ovviamente, tipo nel 2004 / massimo 2005- ce l'ho ancora attaccata alla porta della camera! :')

    • Andava dal Veneto alla Romagna, allora, perché anche Juliette me l’ha detto!
      Comunque questa foto su internet non l’ho mai più ritrovata, sono quasi contenta di avercela attaccata al diario!
      <3
      by -Faby-

  • Libs

    Renato era anche il mio preferito, per la cronaca.

  • Renato lo ricordo, ma io ero innamorata di Antonio Baldes (a ripensarci, brr!)
    Comunque, sono super affezionata ai miei diari, sono l’unica cosa che mi manca della scuola <3

  • Antonio Baldes, Marianna, Antonella Dennis Monica… sono sempre nei nostri cuori.