Un paio di considerazioni brevi sulle #elezioni2013

Gli italiani sono andati a votare.
Come tutti gli anni, mi sono adoperata affinché le vostre generalità fossero trascritte perfettamente, le vostre schede imbucate nell’urna giusta e le matite copiative restituite all’ufficio elettorale. Ho fatto in modo che i verbali fossero riempiti in tutte le loro parti, che le vostre richieste di rifiuto della scheda fossero messe nero su bianco, che il numero di voti validi più le bianche più le nulle combaciasse col numero di votanti.

Che fatica però.

Il primo giorno di votazione – domenica – è stata la giornata di pellicce e Louis Vuitton al braccio, di neve ai lati delle strade e di colbacchi neanche abitassimo in Russia. Il secondo giorno è stato invece quello delle badanti e della casa di riposo: mentre il seggio si riempiva di anziane signore accompagnate dalla signora Maria come l’anno scorso, io ero intenta a far votare trenta vecchietti di un ospizio. C’era il signor Franco che leggeva il giornale senza alzare gli occhi, la signora Emma che si sentiva morire, il signor Giacomo che continuava a mangiare caramelle, la signora Adele che mi strizzava l’occhio e mi diceva che ero tanto bella. E la sorella di un noto cantante famoso ancora oggi che, non appena ci ha visti, ci ha detto che eravamo meravigliosi. Ma proprio meravigliosi ma come non ti accorgi che sei meravigliosa la la la, cantava.

Il risultato è stato un po’ uno scioccante. Non mi prodigherò in un’arringa a favore di un partito piuttosto che un altro, non mi scaglierò contro gli amanti del Movimento Beppegrillo.it. Non dirò niente neanche sull’inutilità degli instant poll, che a ‘sto punto sta per polli.
Non dirò niente. Lungi da me dal fare analisi politiche.
Anzi sì. Un paio di considerazioni brevi quasi quasi le faccio, tanto lo fate tutti su Facebook.

La prima riguarda la natura di questo risultato: i votanti stellati si distinguono in tre grandi gruppi, chi vota d’impeto, chi vota perché influenzato da altri (vi venga tolta la scheda elettorale all’istante) e chi vota perché fortemente convinto. Giornalisti che sedete nei salotti televisivi, siete sicuri che questo sia il frutto di un voto di protesta?

La seconda considerazione breve riguarda la figura di Beppe Grillo. L’ho sempre definito un megafono, non solo per il tono di voce, ma per il fatto di essere uno strumento – come lui stesso mi sembra si sia definito – con cui fare la voce grossa, la voce per le idee di altri. Invece ho paura che quello che noi consideriamo un megafono sia in realtà uno stereo con un cd autoprodotto attaccato ad un amplificatore con un cavo d’acciaio inox, se mi passate la metafora. Ma magari approfondiremo un’altra volta. Penso che a quasi nessuno interessi la mia idea sulla non antipolitica di Grillot.

Sì, Grillot, ho scritto bene, non mi è scappata una T: avete presente quell’opera teatrale in cui si aspetta che arrivi un personaggio e quello non arriva? Nel frattempo ovviamente accadono cose, si parla di altro, si vuole intendere altro, ma l’unica cosa che la gente si ricorda è che Godot non appare mai sulla scena. Si parla della sua assenza, si parla della sua possibile presenza, si parla di cosa lui farebbe, si parla di lui, si parla sempre di lui.
In tv e sui giornali era tutto un Aspettando Grillot. Si chiama teatro dell’assurdo, quello là.