Una pigna a Sanremo – spin off – Sanremo Story

In questi giorni ho scritto tanto, fiumi e fiumi di parole.

Stasera ho passato gran parte del mio tempo a giocare a memory con un bambino sdentato, che fra l’altro mi ha battuto senza pietà. Ho prestato poca attenzione al Festival, c’era la serata in cui cantavano le canzoni vecchie, che noia.
(Nel caso ve lo steste chiedendo: no, non sono uscita, il moroso ha la febbre e gran parte dei miei amici ha l’influenza. La mia quarantena finisce domani, onde evitare di mietere altre vittime).

Non vi annoierò con stupidi elenchi e analisi sfarzose,  mi limiterò a darvi un consiglio.
La musica è una questione di giusti, ed è anche una delle cose più personali al mondo. Ho scaricato l’altro giorno Spotify, utilissimo, ma mi turba un po’ che i miei amici di Facebook sappiano quale brano ho appena ascoltato.
Non mi offenderò se mi direte che non vi piace o che vi annoia terribilmente, perché a volte succede anche a me, non sempre le mie orecchie sono in vena di ascoltare cose del genere.

Stasera sul palco dell’Ariston è salito Stefano Bollani. Non faccio un torto a nessuno dicendo che ci troviamo di fronte al più grande pianista vivente.
Sì, lo so, starete pensando musica classica, cheppalle, oppure jazz?, uffa, e quando cantano? Non si canta, non con lui seduto al pianoforte.

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Non vi deve piacere per forza, giuro. E’ che dovevo farvelo conoscere.
E dovevo assolutamente dirvi che io, adesso, non vorrei essere altro che le sue mani.