Una pigna a Sanremo – Episodio 2 – Mercoledì

Ora vi do un DO. Questo post andrà letto tenendo la nota come gli Elio.

Eh-ehm.

Sono sopravvissuta alla seconda serata di Sanremo. L’ho presa su più dolce di ieri: cena leggera, stessa copertina e stesso divano, ma sulle gambe il netbook onde evitare di perdere qualche diottria. Se va avanti così nelle prossime serate passo al macbook e poi all’iMac. Ma non divaghiamo.

(Lo state tenendo il DO?)

La principessa della serata è stata Bar Refaeli, la modella israeliana di azzurro vestita che è scesa appena dopo l’intervento di Beppe (“Beppe Beppe!”) Fiorello, giunto sul palco per presentare la fiction su Modugno che ci sarà domenica prossima. Nel caso vi venisse un attacco di nostalgia, insomma, potete prolungare l’emozione. Come dei preservativi ritardanti, i Durex Festival.

I vestiti di Lucianina questa sera sono stati di una spanna e mezzo superiori a quelli di ieri; non so chi sia lo stilista ma ad un certo punto ha fatto sì che anche a lei, incredibilmente, si vedessero due tette da paura. Ero su Facebook con un’amica, mi ha chiesto quale diavoleria antigravità le avessero inserito per fargliele stare così. Rigiro la domanda a voi; designer di Intimissimi, socio di Valeria Marini in Seduzioni Diamond, qualcuno.. Non lasciateci vivere nell’ignoranza.

Il “disturbatore” di stasera, nei panni di Alberto Angela (toglietemelo da davanti, non lo posso vedere, ho la sindrome da documentario dalle scuole medie..): Neri Marcorè. E’ dura spiegare ad un bambino di sette anni la differenza fra il nome e il cognome prendendolo come esempio. Alla fine l’abbiamo chiamato Mario Rossi.
“Ma sì, quello che fa la pubblicità del telefono!”.
Così fra l’altro abbiamo equilibrato la percentuale Vodafone e Tim. Se magari domani mi fate venire Raoul Bova, grazie.

L’ospite che non ho calcolato minimamente è stata Carla Bruni. Mi dispiace, ma proprio nun gliela fo. E’ altissima bellissima e levissima, ma mi dà l’idea di essere un bradipo imprigionato in una Barbie. Se ne va per l’Europa sciabattando con la sua chitarrina da un paio d’anni; Quelqu’un m’a dit era pure carina nel 2006, ma da allora Carlà potevi impararlo qualche accordo in più. Accordi for dummies, ormai li mettono anche nelle ultime pagine del canzoniere della parrocchia.

Ad ogni modo, con Modugno e la première dame (mi rendo conto che accostarli può fare un certo effetto..) questa puntata del Festival ha avuto come elemento centrale la musica. Sì. La musica, e il Maestro Palma, meteora di Amici di Maria De Filippi, che piacere vederla di nuovo sulla mia tv di casa.

La seconda manche dei cantanti – la cosa più importante – ha preso la maggior parte della serata. Ecco l’elenco di coloro che stasera han timbrato il cartellino.
– MODA’: di sicuro prende bene le note alte, con quelle orecchie. A me i Modà fanno tanto effetto “estate dell’anno scorso”.. secondo me se lo giriamo da qualche parte c’è scritta la data di scadenza. Poi non possiamo mettere il Festival nelle mani di uno che si chiama Kekko, dai.
– MALIKA AYANE. Malika ci tiene a dire che il suo cognome va pronunciato senza la E finale, la sottoscritta ci tiene a dire che lo faceva già da quando d’estate muoio un po’. Devo confessarvi una cosa: ho un debole viscerale per lei, da sempre. Potrebbe guidare ubriaca e uccidere una famiglia intera, forse troverei lo stesso il modo per giustificarla. La canzone che ho preferito è la prima che ha cantato, “Niente”, musica di un altro livello, quasi mi dispiace che non sia stata capita. Staremo a vedere.
– SIMONE CRISTICCHI e i suoi capelli hanno fatto ritorno a Sanremo, e non so se esserne contenta o meno. Mi piace sempre l’intento, apprezzo tantissimo il messaggio che vuol fare passare ma, nrgh, mi aspettavo qualcosa di più. (Che non è necessariamente un commento negativo – anzi).
– ALMANEGRETTA: non sono una grande fan del ritmo in levare e del reggae, perché ahimè a volte arriva quel momento in cui il mio moroso mi costringe ad ascoltare canzoni di questo tipo, TUTTE BELLISSIME (amore, mi leggi?). E io vorrei morire. Di gioia, intendo, di gioia.
– MAX GAZZE’ è tornato con una canzone il cui titolo, per restare in tema, ricorda il motivo delle mie litigate amorose (“I tuoi maledettissimi impegni” – se ci metteva dentro anche un “cazzo!” e qualche lacrima, tadan, ero io). Aspetto di riascoltarlo, perché le canzoni di Max Gazzè sono un diesel.
– ANNALISA. Non partite subito con la solita tiritera è una dei talent, è una di Amici, gne gne, perché da quando l’ho sentita la prima volta mi sono innamorata della sua voce così pulita e sempre intonata. E poi non stiamo parlando di Emma Marrone che sul palco ci va “con tuttu lu core” e intavola diatribe televisive con Belen, ma di una ragazza (fra l’altro laureata in fisica) sobria e semplice come chi sa di saper fare bene, senza dover strafare. L’unico suo difetto è che le affidano sempre canzoni oscene. La seconda non si può sentire, la prima è passabile. In ogni caso, cara Annalisa, meglio tu che Kekko.
– ELIO E LE STORIE TESE: io li amo, e il mio amore per gli Elii ha avuto anche una benedizione, nel 2008 ad un loro concerto ero in prima fila e Rocco Tanica mi ha fatto l’occhiolino mentre cantavo ogni parola delle strofe di Suicidio a Sorpresa. Lo giuro, vostro onore, non me lo sono immaginato. Ad ogni modo, dico solo che si sono presentati sul palco vestiti da chierichetti con la testa grossa e ci hanno detto, in pratica, che finiremo tutti all’inferno;  poi si sono spogliati e ci hanno regalato una chicca delle loro, “La canzone mono-nota”. Se non li avete visti, cercate il video e ascoltatela. E poi riascoltatela, dimenticandovi di Elio e prestando attenzione solo alla musica che ci sta dietro.

Dei giovani che si sono esibiti (era quasi già passata la mezzanotte) si sono salvati Renzo Rubino – Renzo Rosso sotto una luce particolare, insomma – e i Blastema. Del primo sono contenta, degli ultimi mica tanto: stavo aggiustando l’asdl durante la loro esibizione e in certi momenti mi han fatto venire i peli dritti, e non di piacere. E poi hanno rubato il posto al mio amico Cile, che però mannaggia a lui si è presentato con una canzone bruttarella. Ora le speranze del nostro gruppo d’ascolto sono tutte riposte in Nardinocchi, ormai è una scommessa fra me e mio fratello.

Dimentico qualcuno? Ah sì, il super ospite di questa sera, Asaf Avidan, autore della canzone più passata da Rtl 102,5 negli ultimi mesi. Cito testualmente @SidMjkGc (seguitela!): Asafcoso non lo conoscevo. Me lo presentano come un incrocio fra Janis Joplin e Johnny Cash e appena ha aperto bocca per cantare a me è venuto in mente il ghepardo e sono scoppiata a ridere. Per chi non lo sapesse: il ghepardo è una delle bestie più forti e veloci al mondo, ma miagola come un micetto. 

Bilancio di serata comunque positivo – per me è scivolata via meglio di ieri, forse perché ormai le mie orecchie si sono abituate alla frequenza della voce della Littizzetto, o forse perché prendo le pause spot come un momento in cui ricaricare le pile. Mi bevo un tè, mi mangio un cioccolatino, mi limo le unghie. Controllo di essere ancora sul DO giusto.

Domani non so se ci vediamo. Se riesco a sconfiggere le due linee di febbre che mi trascino da qualche giorno, mi alzo dal divano e vado a ricordare ai miei amici che ho lo stesso naso di Bar Refaeli.