Una pigna a Sanremo – episodio 1 – Martedì

Metto le mani avanti: a me Sanremo piace, mi è sempre piaciuto.
Le mie orecchie possono godere di canzoni fresche e nuove, posso sbizzarrirmi nei commenti col live twitting e posso farmi una mia idea. E, specialmente quest’anno, sono influenzata. Tv copertina divano e smartphone, insomma.

Sono sopravvissuta alla serata di apertura di Sanremo 2013.
Mangiavo la pizza, mentre è incominciato: non potevo essere più felice. Mi son persa i primi minuti perché stavo cercando di aprire la Coca Cola. Amen.

E’ entrato Fazio, ha fatto una breve introduzione sulla musica popolare e  sulla, a volte, sbagliata accezione negativa del termine – i riferimenti a Fabbri e al suo “Rock around the clock” si sprecano; è seguito un omaggio a Verdi e al Va’ Pensiero, su l’ali d’orate, sui clivi e sui colli. Ho detto Verdi, non Vessicchio, né quello che va ospite fisso dalla Parodi, ma proprio lui, Giuseppe da vicino Parma. In ogni caso, mi è arrivato un whatsapp dal mio amico Renzo, “papà ha gradito”, faccina che ride. Colpito e affondato.

Dopo poco, ha fatto la sua entrata trionfale Luciana Littizzetto, quella che nel corso del tempo si rivelerà la meno preparata di tutto il Festival. Ma glielo perdoniamo.
Arriva dalla viuzza principale sul red carpet (dico viuzza perché, chi non c’è stato si fidi, è davvero una via anonima, c’è pure l’OVS da parte – l’oviesse!) a bordo di una carrozza. Entra in teatro, sale sul palcoscenico, dice due cose, legge una letterina a San Remo.
Io vi dico la verità, l’ho ascoltata poco: stavo ammirando la scenografia. Posso dirlo? E’ bellissima. Purtroppo non ho le conoscenze tecniche per descriverla; avete presente il classico palco, con fiori, rosso, drappi, cose dorate, la buca per gli strumenti? Tutto il contrario. Una parete scura, l’orchestra messa in alto su vari livelli, dei pannelli che si spostano per creare effetti di luce dietro ai cantanti, la scalinata a scomparsa.. Peccato che io non abbia capito il senso della teca con i posti a sedere che si affaccia sulla platea, ma c’è ancora una settimana.

Finite le introduzioni, via, diamoci dentro con la musica. Fazio e Lucianina iniziano a fare la solita tiritera che dura da sessantatré anni. Canta, dirige l’orchestra, quelle cose lì.
I cantanti li passo in rassegna dopo; sì, perché le parole chiave dei momenti di non-musica sono state “CROZZA” e “RUSSIA”. Crozza perché ha fatto il suo ingresso vestito da Berlusconi, cantando una canzoncina swing e dicendo che-figata. Crozza, che si è ritrovato davanti un teatro freddo ma rumoroso, dal quale  sono usciti pochi applausi e molte urla: un paio di contestatori hanno incominciato a gridare “BASTA POLITICA”, “SMETTILA”, “VAI A CASA”, roba che è dovuto uscire Mister Aplomb Fazio a placare gli animi e richiamarli come alle elementari. Devo essere sincera: gli occhi di Crozza mentre cercava di farsi scivolare tutto addosso mi hanno fatto tenerezza. Io ero allibita ma lui era peggio, con la salivazione azzerata e il passo nervoso, quasi volevo allungargli la mia Coca Cola. Comunque, the show must go on,  il nostro comico dalla faccia acciaccata e spenta ha continuato col suo numero che ha stentato a decollare (imitazioni che chi è solito guardarlo anche solo alla copertina di Ballarò già conosce) ma che tutto sommato ci ha strappato qualche sorriso. O sbadiglio – ma di questo i dati auditel non parleranno.

L’altra parola chiave del primo appuntamento del Festival – Russia. La Oxa l’ha detto in ogni trasmissione, da quando si è fidanzata con un dentista che le ha fatto provate il nuovo impianto modello Edward Cullen: mi hanno escluso da Sanremo perché Fazio è di sinistra; viene proposto Toto Cutugno perché altrimenti la Russia non comprerebbe i diritti dalla Rai in quanto non conosce neanche un artista che è in gara quest’anno.
Te lo devo dire, Anna: quando ti ho sentito pensavo che stavi proprio a rosica’, ma dopo aver visto Cutugno premiato con un riconoscimento alla carriera e “L’italiano”cantata con il coro dell’Armata Rossa, beh, il dubbio che non fossi fatta di Oki e vodka m’è venuto.

Terza parola chiave – ce la metto io, perché su interminabili minuti di show si sono esibiti solo in sette – la musica.
Quest’anno, l’ho già detto da molte parti, i cantanti sembra che li abbia scelti Fazio con la consulenza della sottoscritta e del mio amico Nicolò. Ci tengo quindi a darvi anche la mia idea, giusto perché così sapete che a commentare non sono capaci solo i giornalisti che affollano la Sala Stampa.
(Avviso per i non avvisati: quest’anno le canzoni in gara sono due per ogni artista; il televoto e la giuria tecnica scelgono quasi istantaneamente quale dei due brani continua la sua corsa per il serale – ehm, insomma avete capito).
– MARCO MENGONI: la prima canzone orecchiabile, testo banalotto ma è ciò che ripeto al moroso nei miei (rari) momenti di romanticismo, tu per me sei l’essenziale e poco altro. (Nella seconda canzone Marco eri un po’ calante, ma sei talmente figo anche in blu che ti perdonerei anche un fratricidio).
– RAPHAEL GUALAZZI: l’altra volta mi innamorai di te, quest’anno non mi devi deluderei, Raph. Le tue canzoni sono belline e per un orecchio fine e attento, consideralo un complimento. E’ passata quella più lenta, rispetto ad una più spumeggiante poesia in musica accompagnata dalla tromba di Fabrizio Bosso.
– DANIELE SILVESTRI ha portato sul palco dell’Ariston un brano molto simile a Salirò (su Twitter hanno gridato alla #paraculanza) e una canzone meravigliosamente tradotta anche nel linguaggio LIS, “A bocca chiusa”, che è risultata la preferita dal pubblico. Tifo per te, Daniele.
– SIMONA MOLINARI E PETER CINCOTTI: soli se vanno per la città, soli se ne ritorneranno a casina loro. Menzione speciale per la voce di Simona Molinari, notevole; peccato per il tentativo di dar loro un tono con un autore come Lelio Luttazzi. Mi dispiace, Simona, Peter, per te Miss Italia, finisce.
– MARTA SUI TUBI: li conosco poco, ma apprezzo sempre la novità a Sanremo. Curiosità: nel primo brano c’era un violoncello elettrico, ma sul secondo pezzo per il cantante ci voleva il Melodyne.
Tra l’altro il moroso mentre mangiavamo la pizza mi ha chiesto, davanti al mio fratellino di sette anni, ma tu lo sai perché si chiamano Marta sui tubi? E’ un’anagramma. Trama isu – no. Turbi – no. Mast – ok, ho capito.
– MARIA NAZIONALE di fucsia vestita, e la Rai si assicura tutti gli euro e un centesimo del televoto da Napoli e dintorni.
– CHIARA GALIAZZO ovvero Florence senza the machine, ovvero la vincitrice di XFactor, ovvero come la discografia italiana tenda a rovinare gli esordienti della musica.

Dal canto mio, comunque, ho preferito Silvestri, Gualazzi, Galiazzo. Anche se per ora l’unico pezzo che mi è ronza nelle orecchie è “Dispari” dei Marta sui tubi.

Ad ogni modo, bilancio pressoché positivo. La conduzione di questo festival è cambiata: dallo show preimpostato con entrate-uscite-jingle studiati e ripetuti fino alla perfezione sembra una sorta di talent con la scaletta decisa in riunione mezz’oretta prima. Non è detto che sia un male.
Il fatto di rimettersi al pubblico per la scelta di uno dei due brani presentati è curiosa e intelligente: il telespettatore non sceglie più alla cieca in base all’artista, ma è chiamato ad una prima scrematura.
Le tempistiche, però, van riviste: io sono giovane e posso permettermi di andare a letto a quest’ora, ma metà dell’Italia è collassata sul divano prima che la Littizzetto si mettesse a dirigere l’Armata Rossa e prima che Toto Cutugno facesse una gaffe con Ogbonna – “ce n’è uno simile a te nel Milan, si chiama Balotelli!”.
Meno show, più canzoni, altrimenti propongo un telecomando alla stregua di Cambia la tua vita con un clic.

Domani probabilmente qui si andrà di minestrina e un bicchiere di vino rosso. Ci aspettiamo grandi cose da alcuni nomi e, ahimè, siamo destinati ad aspettarle per lungo, lungo tempo – Elio e le storie tese sono stati messi in scaletta per ultimi. Vado ad accumulare ore di sonno preziose.

PS. Il momento più leggero (ma portatore sano di pensieri) del Festival è arrivato alle undici passate: Fazio ha riproposto il video live di Federico e Stefano, presto sposi, costretti ad andare a New York per vedersi riconoscere i diritti per cui si battono. Portatore sano di pensieri non tanto perché un atto di denuncia o estremamente politically “di parte”, ma perché consente al telespettatore di interrogarsi. Fatevi un’idea, qualunque essa sia.

  • Corallina

    “Te lo devo dire, Anna: quando ti ho sentito pensavo che stavi proprio a rosica’, ma dopo aver visto Cutugno premiato con un riconoscimento alla carriera e “L’italiano”cantata con il coro dell’Armata Rossa, beh, il dubbio che non fossi fatta di Oki e vodka m’è venuto.” = mi sto sentendo male dal ridere (è drammaticamente vero)

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