Disco inverno.

Riesco a sopportare il freddo. Dico davvero, lo sopporto bene. Non faccio mai il cambio dell’armadio: ho una buona giacca invernale quindi sotto mi basta vestirmi a strati, a cipolla. Canottiera, doppia canottiera, doppio maglioncino, raramente lana. Punge. E poi fa molto Natale.
In realtà non sono neanche troppo freddolosa. O almeno, credevo di esserlo, poi ho conosciuto Anna. Essere nella stessa stanza e vederla coprirsi fino alle sopracciglia fa subito effetto pelle-di-montone, anche se hai addosso soltanto il tuo cardigan slavato di Zara.

Mi piace la neve. Ok, ultimamente ha un po’ annoiato pure me, la più fervida e appassionata sostenitrice al pari dei bambini di terza elementare. L’anno scorso qui ha nevicato qualcosa come dieci o dodici volte, e già alla quinta alzavo gli occhi al cielo. Non è il momento della nevicata che mi annoia, né l’alzarsi alla mattina e vedere le strade con i solchi delle ruote, ma la picia pacia che diventa il giorno dopo. E il fatto che gli spazzaneve tirano via il più grosso dal centro delle strade e lo ammassano vicino ai marciapiedi, così sono costretta a parcheggiare come Corona.

Tutto sommato però l’inverno mi piace.
Il cappotto, i cappelli, i guanti, il velluto, i colori scuri, il piumone, la cioccolata calda, la neve (poca). I gradi sotto zero. “Abbracciami che ho freddo”. Quasi mi dispiace che voi della Sicilia non possiate provare queste cose, voi e i vostri venti gradi a Natale.

C’è una cosa però che non sopporto, e mio malgrado è la stessa che mi costringe ferma dentro l’abitacolo ogni mattina, con l’aria sparata addosso ad aspettare di poter vedere al di fuori: il ghiaccio sul parabrezza. Va a finire che presa dall’impazienza afferro qualsiasi cosa mi capiti a tiro e inizio a toglierlo. Una biro, le mani nude, una custodia da cd, un bambino.
Così mi son decisa, e alla Coop ho preso un aggeggio di plastica con un manicotto, almeno non mi si congelano le dita mentre gratto. Un euro e novantanove.
Ma giuro che se avessi trovato un omino che all’occorrenza lo faceva per me l’avrei comprato.