De Rerum Ruzzle.

Di sicuro avete disattivato i suoni. Di sicuro vi siete messi un nome simpatico e la foto di Facebook, o una faccina in incognito come la mia. E di sicuro la notifica sul display indica che avete “altre partite da giocare”.
Sì, amici, parlo di Ruzzle.

Se avete uno smartphone (Android o Apple) e non l’avete installato, significa che siete scampati al virus. Da poco prima di Natale è l’app più scaricata del west, ha intrattenuto amici e parenti durante le feste e ora riempie quei vuoti noiosi e umidicci ad ogni ora del giorno e della notte.

Se l’avete scaricata, andate direttamente al prossimo capoverso.
Ruzzle è un giochino fatto dalla Mag Interactive che ricorda tanto quei quadratini di plastica da spostare per riordinare la figura dell’omino Michelin, negli anni ’90 spopolavano come gadget dai gommisti. Invece che il piede e la faccia dell’omino si hanno delle lettere dell’alfabeto; nel giro di due minuti bisogna formare quante più parole possibili unendo solo le lettere confinanti. Giuro, è più difficile da spiegare che da capire e poi fare, perciò vi metterò una foto esplicativa.

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Da notare le strisciate arancioni: segnano il percorso che ha fatto il mio dito sullo schermo per comporre la parola, dalla prima lettera all’ultima.

Potete giocare coi vostri amici di Facebook o con persone a caso, o con persone di cui sapete il nickname – su Twitter impazza la mania di giocare coi vip, quando ne capite il senso citofonatemi, così salite e ne discutiamo davanti ad un caffè.

La prima volta che ci ho giocato ero sull’iPad e non riuscivo a comprendere le regole con cui il cervellone che sta dietro al giochino scartasse o tenesse valide le parole che strisciavo. “E’ ovvio che vinci”, dicevo a mio fratello, “questo coso ti segna delle parole che non esistono”.
Sbagliato.
L’altro giorno ho letto un articolo in giro per il web (lo trovate qui, ma lo sto per riassumere in cinquanta parole) in cui si diceva che gli sviluppatori si sono basati sul database del dizionario Zanichelli. Dizionario che, come tu mi insegni, non contiene riferimenti geografici e nomi propri di persona.
E allora, mi chiederete, tutte le forme verbali che mi danno punteggio? Stai, stato, state, stati, stia? Facile: i programmatori hanno in sostanza “scorporato” l’accento, in modo che non ci fosse distinzione tra lettera accentata e non, e hanno declinato tutti i verbi secondo le nostre (assolutamente non facili) coniugazioni. Persone, modi, tempi, singolari e plurali. Tutto.

Ruzzle mi piace perché è un giochino veloce e simpatico, che ti permette di fare qualcosa se hai soltanto due minuti e mezzo da buttare. Richiede concentrazione (ma non troppa), una mano sola, una conoscenza media delle parole italiane e una manciata di amici un po’ pippe con cui bullarti. Su Android c’è un pelo troppa pubblicità ma ce lo facciamo andar bene, è una versione Free.
La polemica degli ultimi giorni riguarda il fatto che, giocando con avversari a caso, è possibile trovare in chat qualcuno che ci provi. Fatemelo dire: quelli che te la cercano pure lì sono quasi peggio di quelli che, in Draw Something – altro giochino che assomiglia a Pictionary – al posto di disegnare scrivono “NON LO SO FARE MA E’ BANCA”. Siamo qui per disegnare, se vuoi messaggiare scrivimi su Whatsapp.

Mi piace giocare a Ruzzle perché risveglia la mente e ha a che fare con quello che più mi piace: l’italiano. Mi fa venire in mente parole che neanche sapevo di conoscere – e che, son sicura, alcuni miei avversari non hanno mai sentito nominare.
L’articolo dice che continuare a sfidare gli amici a colpi di vocaboli può stimolare e arricchire la propria conoscenza della lingua. Insomma, se ci presti attenzione passi due minuti divertendoti, batti la tua compagna del liceo che prendeva sempre più di te nel tema e incrementi la tua proprietà di linguaggio.

Sarebbe ottimo se, dopo aver vinto, aprissi lo Zanichelli cartaceo e ti spulciassi qualche definizione, ma non possiamo chiedere a noi italiani di fare una cosa del genere. No.
Quindi cara la mia Mag Interactive, ascoltami: invece di buttarti in Quiz Cross (ne parleremo) devi fare in modo che, fra un turno di gioco e l’altro, compaia una schermata che mostri la definizione di un vocabolo trovato. Invece che propinarci pubblicità all’app di Amazon, adoperati per fare pubblicità alla lingua italiana.
(Qui c’è anche il mio curriculum: quando posso incominciare a lavorare per voi?)

Ah. Se siete arrivati a leggere fin qui meritate un premio. Su Ruzzle il mio nome è iphabi. Sfidatemi, giuro che vi faccio vincere qualche achievement.