Lettera Z – iPost del cuore.

Ne ho scritte molte, di cose, ma credo di non aver mai detto che il personaggio che più mi assomiglia è Sansone. Non Sansone quello delle vignette sulla settimana enigmistica – e anche su questo potremmo aprirci un dibattito: fanno ridere? Prima non le capivo, mi sembravano troppo stupide per essere vere, perché dai, alcune sono davvero stupide. Poi, purtroppo o per fortuna, ho fatto della freddura il mio pane quotidiano e molte battute che leggo di fianco al cruciverba e al crittografato non mi sembrano tanto diverse dalle mie, che tanto vengono criticate, dal vivo.
Ma non divaghiamo.

Sansone, dicevo, personaggio biblico. L’unica cosa che so – e probabilmente l’unica cosa in cui voglio somigliargli – è che la sua forza straordinaria veniva dai suoi capelli.

Se mi conoscete da quando più o meno è caduto il muro di Berlino, sapete come è cambiata la mia acconciatura negli anni.
Sono nata praticamente senza capelli, o forse ne avevo tanti e mi sono caduti dopo qualche settimana; prima di andare all’asilo li avevo biondicci, né troppo chiari né troppo scuri; di quel colore, insomma, che i bambini chiamano semplicemente giallo. Mia mamma me li tagliava da maschiaccio, a scodella, sembravo Paul McCartney ai tempi d’oro.

E’ all’asilo che ho mostrato i primi segni di ribellione: caschetto pari, frangetta. Nel frattempo si erano anche scuriti, diventando un castanino chiaro qualsiasi. Alle elementari ho iniziato a dire addio alle forbici, ma dalla prima alla quinta i capelli non sono mai andati più giù delle spalle. Alle medie invece non li portavo mai sciolti: coda bassa, sempre, corredata da una meravigliosa tuta dell’Adidas anche fuori dall’ora di educazione fisica. Mi meraviglio di come potessi piacere a qualche ragazzo, in quel periodo.
Dal liceo in poi ho svoltato: lunghi, lisci, piastra tutte le mattine, colpi di sole saltuari e guai a chi me li taglia, anche solo di due dita. Ho iniziato a guardare con sospetto la parrucchiera ogni volta che impugnava le forbici, taglia solo quello che è rovinato, mi raccomando. Uscivo da lì ed ero di nuovo Paul McCartney dei tempi d’oro. O quasi.

Una mia amica me lo dice spesso, di portarli in modo diverso, di sbizzarrirmi. Io, lo giuro, ci penso: davanti allo specchio mi immagino coi capelli corti da maschio, con un caschetto platino alla Raffaella Carrà, con un taglio asimmetrico tipo Rihanna.. Mi dico dai, fallo, ZAC!, un taglio netto.
Chiamo mia mamma in bagno – da qualche anno è lei l’addetta ai lavori; non perché faccia la parrucchiera di professione, ma perché è l’unica di cui mi fido: se dico tanto-così, lei taglia un-po’-meno-di-così e poi mi chiede se può procedere. La chiamo e le illustro i miei progetti. Mi siedo, mi metto la palandrana sopra ai vestiti, mi concentro.
Ce la posso fare.

No no no, ho cambiato idea, taglia solo quello che è rovinato. Facciamo la prossima volta.

Il risultato: ho la sensazione di averne mezzo metro in meno, mi sento come se avessi perso un arto in guerra, ma gli altri non se ne accorgono neanche dopo un esame attento. Il moroso non fa nemmeno il valzer del “hai qualcosa di diverso oggi”, perché sa benissimo che con me la scusa dei capelli non attacca.

Sarebbe stupido quasi quanto le vignette della Settimana Enigmistica concludere cercando di stabilire se gli uomini preferiscono i capelli lunghi o corti. Possono dire quello che vogliono, io di certo non mi metterei a girare con i capelli alla Berlusconi, neanche se anche dati Istat dovessero dimostrarlo. E spero per voi che facciate la stessa cosa.

La pulce nell’orecchio però mi è arrivata mentre ascoltavo Cattelan su Radio Deejay l’altro giorno.
So di uomini che pagherebbero per vedere sempre la nuca e le spalle scoperte; lui invece diceva di preferire un taglio medio lungo. “Non tanto per l’estetica, ma mi piace quel tanto che basta per riuscire a prendere i capelli da dietro.. Tirarli un po’, sul collo”.
E’ un semplice sondaggio d’opinione, ma il tema è di rilevanza quasi internazionale. Prendete qualche amico e chiedetegli cosa ne pensa.
E’ per una buona causa, Istat a parte.. Io fra poco devo davvero tagliarmi i capelli.

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Istruzioni per l’uso e lettera A 
Lettera B – Bello de mamma
Lettera C – Com’è possibile che prima […] ovvero, le amiche
Lettera D – Discussioni
Lettera E – Elucubrazioni mentali
Lettera F – Fiori
Lettera G – Galateo
Lettera H – Hard
Lettera I – Intimo
Lettera L – Love songs
Lettera M – Mi hai sbucciato le castagne
Lettera N – Non è come sembra!
Lettera O – Oroscopo
Lettera P – Il Prestampato
Lettera Q – Quanto zucchero ci metti nel caffè?
Lettera R – Rispetto (R-E-S-P-E-C-T)
Lettera S – Suonare Santanché, ovvero la triste storia di Sallusti
Lettera T – Tronisti
Lettera U – (Sincerità) Un elemento imprescindibile
Lettera V – Vendetta
Lettera Z – Zac! Un taglio netto