Lettera aperta agli adulti.

Cari adulti che siete entrati nel mondo del lavoro ormai tanti, tanti, tanti anni fa, ho un paio di domande per voi.
Come fate ad avere voglia di vivere dopo una giornata passata a sfacchinare e a guadagnarvi lo stipendio? Come fate a portare avanti una famiglia, se ce l’avete; come fate a tornare a casa e preparare la cena, per voi e per il vostro compagno, per i vostri figli, con il sorriso sulle labbra?
Come fate (variante soprattutto per donne) a lasciare tutto chiuso dentro l’ufficio e mettervi a stirare, a lavare una pentola col fondo sbruciacchiato, come fate. Per me è fantascienza.
E come fate a non augurare il peggio a chi vi fa venire il nervoso, di continuo.

Oggi ho dato prova di autocontrollo. Per uno sbaglio (o una svista, una disattenzione) di cui non avevo nessuna colpa ho tirato fuori una gentilezza e un garbo che non credevo di avere.
Sono pacata di natura, riflessiva quanto mi basta per non essere inghiottita nel vortice delle situazioni, ma non pensavo di poter reagire così. In testa avevo il fuoco, ma dalla mia bocca uscivano rose e violette.

La calma è la virtù dei forti. Probabilmente l’ha detto Shakespeare, e al caro William, si sa, non sfugge mai niente.
Io di calma ne ho molta, in corpo: i miei kg sono fatti per il 65% di sonno, il restante è sicuramente diviso in calma e sarcasmo. Ma vi chiedo, cari adulti dotati di self control che neanche Raf negli anni ottanta.. Si può comprare da qualche parte? C’è una stazione di servizio che ci permette di fare rifornimento, come il gpl o come il bancomat? O c’è da chiederla all’etto insieme al prosciutto crudo e al salame milano? No perché qui la situazione è tragica, sento di aver esaurito le mie riserve. La prossima volta dalla mia bocca quasi sicuramente usciranno lame e missili e cacciabombardieri. E violette e rose, certo. Che ti potrai infilare nel – ah, tocca a me, volevo due etti di coppa. E, ehm, di pazienza, ne avete ancora?

  • Ciao Fabi,
    sono Vellocet (essì!)
    Io sono adulta da non molto ma lavoro da un anno e mezzo in un ufficio megagalattico che sembra uscito dai sogni di tutti gli studenti di Scienze della Comunicazione, un miracolo col periodo che stiamo vivendo e un peccato mortale lamentarsene, lo so lo so – eppure la mattina quando mi alzo per andarci credo che Robespierre c’avesse più voglia di me, quando si è diretto verso la ghigliottina.
    Sei sempre bella, tu!

    • Sì, molto, tu piuttosto! Ciao! Ti tengo d’occhio su Facebook e credevo, sì, che avessi un lavoro super figo. E magari ce l’hai anche (anzi, ne sono sicura, perché sei una bella tosta) e la nostra è solo inclinazione a lamentarci.

      (Ti ringrazio comunque, cara Robespierre! Ti abbraccio).