Lettera Q – iPost del cuore.

Alzino la mano quanti di voi bevono abitualmente caffè. Tanti, presumo.
I sondaggi – tutti, compresi quelli di Mannheimer e di Mentana del lunedì sera – dicono che il caffè sia la terza bevanda più consumata al mondo, dopo acqua e vino.
In Italia innanzitutto abbiamo l’espresso, diversamente dagli altri paesi dove si beve quella brodaglia allungata al sentore di caffè, servita in un bicchiere grande quanto un vaso da fiori. Che, fra parentesi, a me piace pure.
Qui, poi, il caffè lo prendiamo in determinati momenti della giornata e non come accompagnamento ai pasti – a meno che a voi non piaccia mandar giù un boccone di carbonara e berci dietro una tazzina di Lavazza Qualità Oro. Ci gustiamo il caffè solitamente alla mattina, per svegliarci, o verso le 10, per riprendere la concentrazione; oppure dopo una lauta mangiata, prima di un dito di limoncino, o durante una sessione intensiva di studio.
Insomma, il mondo è a misura di caffè e la vita dell’italiano medio è scandita dal rumore sordo della macchinetta per l’espresso. Non a caso i pionieri del “non mi piace il caffè” sono rimasti in pochi, sulla terra, e sono costretti a subire ancora oggi gravi disagi sociali. (Giuro, i sondaggi dicono anche questo).

La maggior parte delle persone ha ovviato al problema del “che schifo” mettendoci lo zucchero. Kg e kg di zucchero se ne vanno ogni giorno per effetto del continuo girare del cucchiaino dentro la tazzina. Tin tin tin tin.  Innescherà una reazione chimica sicuro, ma basta guardare gli occhi di chi hai davanti per capire che più che chimica quella è una reazione nervosa.

Comunque, con certezza posso affermare che il mondo, nel 2012, è arrivato ad una spaccatura.
C’è una continua lotta fra gli Inondatori di zucchero, che combattono affinché sia quello grezzo di canna che lo zucchero semolato si sciolgano e rendano l’aroma del caffè molto più gradevole, e gli Estimatori del puro. L’esercito di quelli che prediligono la schiettezza, l’essenza, il gusto vero e deciso del caffè, e che lo prendono amaro. E che, mentre lo bevono, cercano di farti cambiare idea, tessendo le lodi del più deciso, più salutare, più buono, più bello.

– Quanto zucchero? – chiedo.
– Ah no, io lo prendo amaro.
– Beh, io ce lo metto.
– Ma dai, se ti piace il caffè non puoi metterci lo zucchero! Assaggialo! Ce ne metti un quintale! So anch’io che poi ti lamenti che fa schifo.

Ecco.
La persona che mi sta accanto è il mio zucchero nel caffè. Non importa se esiste una legge che lo vieta, non importa se è più buono senza. La vita non è altro che un caffè amaro dietro l’altro: lui sa rendere tutto più gradevole.

– – –

Istruzioni per l’uso e lettera A 
Lettera B – Bello de mamma
Lettera C – Com’è possibile che prima […] ovvero, le amiche
Lettera D – Discussioni
Lettera E – Elucubrazioni mentali
Lettera F – Fiori
Lettera G – Galateo
Lettera H – Hard
Lettera I – Intimo
Lettera L – Love songs
Lettera M – Mi hai sbucciato le castagne
Lettera N – Non è come sembra!
Lettera O – Oroscopo
Lettera P – Il Prestampato