Leggende metropolitane. L'orchestra.

Siete mai andati a sentire Muti?
Io lo chiedo ma, insomma, a parte la specie di ossimoro che ne esce, sono pressoché sicura di sì. La maggior parte della gente è attratta dai cartelloni affissi fuori dai teatri, ma solitamente in inverno si scomoda soltanto per Muti.
Oh, intendiamoci, non ho nulla contro di lui, io stessa l’ho sentito un paio di volte con l’orchestra Cherubini e ricordo di essere rimasta folgorata – non tanto da Muti in sé (anche se ha uno sguardo che sembra che parli), mi aveva colpito un violista: non ricordo molto, se non che aveva i capelli ricci, una fascia nera e un movimento stupendo di polso.

Di solito, quando mi chiedono che strumento suonassi (in passato facevo  Conservatorio), suscito nei miei interlocutori due esclamazioni diverse. Una è il classico “Bello il violoncello! Mi suoni qualcosa?”. L’altra è “..Quindi? Quello grosso?”.
All’inizio ci rimanevo un po’ male: come si fa a confondere un violino con un violoncello, dico io. Poi ho capito che dall’esterno, al di là del suono che emettono, sembrano un po’ tutti uguali. Che è come dire che il risotto allo zafferanno, quello coi funghi e quello alla cantonese sono quasi la stessa cosa. Perciò, in attesa di darvi lezioni di cucina (chi mi conosce sa che non arriveranno tanto presto), vi porto nel fantastico mondo degli strumenti ad arco.
Vi rubo dieci minuti, giuro.

Sezione 1. I violini.
Il più piccolo fra gli strumenti ad arco ed anche il più acuto; la corda più alta, infatti, è un MI. Si suona impugnando il manico (quello fatto di ebano che termina con il ricciolo e i pirioli, che servono per tendere le corde) con la mano sinistra; si tiene “incastrato” più o meno sulla clavicola sinistra grazie ad una spalliera, che ogni volta viene montata dietro alla cassa armonica. In orchestra si dividono in due grandi gruppi, violini PRIMI e violini SECONDI.
Quello seduto più vicino al pubblico, in prima fila, che si alza e dà la nota per accordarsi, e che stringe la mano al direttore d’orchestra è Il Primo Violino. Di solito ha un po’ la spocchia, ma alcuni fanno eccezione.

Sezione 2. Le viole.
Immaginatevi un’orchestra. Voi siete seduti in platea, guardate il palco. Dietro al direttore, dritte davanti a voi, un pelo sulla destra, ecco le viole. Come distinguo una viola da un violino?, direte voi. Bella domanda.
Innanzitutto la dimensione: è un po’ più cresciuta, con un filo di pancetta, più arrotondata. Secondo, il suono: non è così acuto e stridulo come un violino, non è così basso come un violoncello. Terzo, la chiave: sì, perché la viola, per motivi di altezza del suono che produce, ha sul leggio degli spartiti contrassegnati da questa chiave (di contralto), forse una delle più sconosciute.
Non l’ho detto prima, ma i violini utilizzano la chiave di Sol, universalmente nota come “chiave di violino”. Le viole non hanno avuto la stessa prepotenza di battezzarla col loro nome. Le viole sono così, utili, ma discrete.
Una curiosità: non tutti i pezzi sinfonici sono stati scritti per viola, per questo in orchestra capita che la categoria sia un po’ bistrattata (le viole sono al pari dei carabinieri, nelle barzellette sulla musica, e il bello è che c’è chi ne ride di gusto).

Sezione 3. I violoncelli.
Oltre ad avere una forma panciuta e una cassa armonica alta quanto la mia gamba, il violoncello si suona sempre e solo da seduti. A meno che voi non siate Woody Allen e decidiate, come lui ha fatto in Zelig, di entrare a far parte di una banda itinerante.
Ha un’impostazione diversa dal violino: si suona tenendo le gambe divaricate e appoggiandolo fra le ginocchia, posando il manico sulla spalla sinistra e schiacciando le corde nella posizione più naturale possibile. Con la mano destra si fa pressione sull’arco: ciò che esce è un suono grave, profondo e pieno.
I violoncellisti sanno leggere la musica in due chiavi, quella di basso (o di Fa) e quella di tenore, perciò lo puoi dire forte, non sono certo i più pigri. Nonostante stian sempre seduti.

Sezione 4. I contrabbassi.
Ecco. Loro, al contrario, mai seduti.
Suonano – anche se per le dimensioni si potrebbe dire che governano – quel mostro gigantesco di legno, che quando emette suoni sembra che non faccia altro che borbottare in continuazione. Il metodo è simile a quello del violoncello con la differenza che, essendo la corda molto lunga, lo spazio fisico che intercorre fra una nota e l’altra è maggiore. Non a caso per suonarlo ci vogliono due mani come quelle di Morandi.
(A tal proposito, consiglio veloce una lettura, “Il contrabbasso” di Suskind. Un libro di 50 paginette, il monologo di un uomo e il suo ingombrante strumento, che con la sua stazza gli regala sì soddisfazioni, ma anche tanta solitudine).

Tutti gli strumenti ad arco si suonano o pizzicando le corde oppure tirando, appunto, un arco – no, non ho fatto dieci anni di conservatorio per poi uscirmene con queste ovvietà, credetemi. L’archetto non è altro che una bacchetta di legno (anche se quelli in carbonio sono il top) che tiene tesi dei crini di cavallo. I cavalli non dovrebbero soffrire. O almeno, a me han sempre raccontato così.
Per farli scivolare meglio, si è soliti strofinare una sostanza detta pece, un disco nero o color ambra che si sbriciola con lo sfregamento, creando una polverina bianca e appiccicaticcia. Adoravo metterla: fa un rumore sordo, rassicurante, diffonde profumo di legno, di resina, di bosco. Ancora adesso apro la scatolina e me la sniffo, di tanto in tanto.

 

Sui fiati, mi dispiace, ma non sono altrettanto preparata.
Per discutere delle altre sezioni dell’orchestra quindi dovremo prendere un altro appuntamento, come dal dottore: ci rivediamo fra un paio di settimane e vediamo come stanno i fagotti, i clarinetti e gli ottavini.
Nel frattempo fate come me, continuate a sniffare quella polverina bianca che sa di bosco, vi fa fare un viaggio assurdo, uno sballo a suon di sinfonie di Mozart. Dico mica balle, eh.

PS. Nessun cavallo è stato maltrattato durante la scrittura di questo post.

  • valzi ;)

    Ho suonato anche io un arco, un violino precisamente, per molti anni… E questo post mi ha riportato alla mente tante belle sensazioni, come le orchestre e la pece, anche io ho sempre trovato rassicurante quel momento, quello scivolare sui crini, silenzioso e profumato… Che meraviglia, mi è presa voglia di ricominciare!