Lettera F – iPost del cuore.

Per questa puntata, avrei voluto parlare di cose importanti: figli, ferrovie (mai sottovalutare l’importanza delle ferrovie negli amori a distanza), fazzoletti che si agitano quando bisogna lasciarsi per un periodo o per sempre, di farfalle nello stomaco.. Invece stamattina ho avuto una folgorazione. F, come folgorazione, appunto, e come la cosa più scontata che ci possa essere (dopo “fidanzato”). F come Fiori.

Sarò breve, per una volta. Breve, rapida e indolore: io odio i fiori.

Nei telefilm e tra le pagine di una rivista femminile i consigli si sprecano: devi portare un pensierino alla ragazza per una giornata particolare? “Portale un fiore”.
E’ San Valentino e non sai cosa prenderle, sei in ritardo per la cena e lei è arrabbiata? “Fermati dal fiorista e regalale una rosa, basterà quella”. Mica vero.
Sfatiamo il mito che basta un fiorellino e le donne cadono tutte ai tuoi piedi, è fantascienza. E’ una leggenda metropolitana che probabilmente hanno messo in giro dei fioristi sull’orlo della bancarotta.
Posto che sì, è vero, sono belli, sono colorati e hanno tutto un significato che neanche l’aramaico è così difficile da decifrare, ma sono comunque qualcosa di temporaneo: sono carini e in forze fin quando giri l’angolo a due passi dal negozio della fioraia, tempo due minuti e stanno già guardando verso il basso. Dopo mezz’oretta sono già ingobbiti, come quei vecchietti che fanno il giro della piazza del paese fissandosi i piedi – forse han perso le chiavi, vai vedere se puoi dare una mano, dai.

Non è vero che a noi donne basta un fiore. La verità è che ce lo facciamo bastare.
Ma sì, lo so che un diamante è per sempre, ma mica mi voglio impegnare così tanto. Alla fine anche un bouquet va bene.
Apprezzare il pensiero: questa è la regola. Apprezzare. Il. Pensiero.

Quando vi presentate alla porta con un mazzo di gerbere e stralci di felce e lisianthus del Nilo, tutto fatto su nel cellophane che sembra un pollo arrosto del Conad, noi siamo obbligate a sorridere come una Barbie e a farfugliare grazie-ma-che-carino-ma-non-dovevi.
Che nel linguaggio dei fiori significa “non potevi sforzarti e portarmi almeno qualcosa di commestibile? Avrei preferito una pianta, perché così la innaffio e, anche se mi appassirà dopo una settimana, mi sembra un po’ più viva di queste margheritine strappate dal campetto dietro la chiesa. Oppure potevi buttarti su una scatola di cioccolatini, o mezzo kg di gelato alla ciambella della nonna e pesca  maracuja – i miei gusti preferiti, come fai a non ricordarteli io non lo so. Oppure un bigliettino scritto con il cuore, bastava quello. Oppure una pizza margherita. Oppure, se proprio volevi, un anello di brillanti”.
Anche perché un’orchidea di medie dimensioni ormai costa quasi come una collana d’argento con un punto luce. Un punto luce microscopico, ma pur sempre un punto luce.
E vuoi mettere? Non lo devi neanche innaffiare.

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Istruzioni per l’uso e lettera A 
Lettera B – Bello de mamma
Lettera C – Com’è possibile che prima […] ovvero, le amiche
Lettera D – Discussioni
Lettera E – Elucubrazioni mentali