Lettera D – iPost del cuore.

Il nostro appuntamento è al bar. Arrivo in anticipo, ordino un caffé e inizio a sistemare i miei fogli. Lei arriva dopo un po’, con la valigetta portadocumenti di pelle lilla, immacolata, senza un graffio, io butto un’occhio sulla mia borsetta, di finta pelle, venti euro da Carpisa. Non si nota poi molto la differenza, mi convinco.
Si siede e si scusa per il ritardo. Aveva una visita, mi dice, è dovuta correre per un consulto ed è subito volata al nostro appuntamento. Si ricompone, ordina un’acqua naturale ed è pronta: ora sì che la riconosco. Prima avevo davanti la dottoressa Rossi, impegnata nel sociale e designata dal tribunale per seguire casi di particolare sensibilità. Ora ho di fronte la dottoressa Amanda, la psicologa più famosa della radio e della televisione.

Oggi è il giorno della D, nel nostro alfabeto. D come (Vanity)Discussioni. Ogni donna – anch’io, come donna, sarei in grado – potrebbe tenere una conferenza sull’argomento. Ma la dottoressa Amanda è La Dottoressa Amanda. Questa volta ci voleva un parere autorevole.

Com’è, “esercitare” in televisione rispetto all’esercitare in tribunale? Diverso?
All’inizio mi trovavo spaesata. Venivo dalla radio, e ancor prima dai banchi dell’università, capisce che parlare di sentimenti con una telecamera puntata addosso non è certo una passeggiata. In radio è tutto più rilassato, più imperfetto: invece a Cuore contro cuore (la rubrica che conduce ogni mattina alle 8.15, in replica alle 13.15) non posso neanche tenermi i capelli tirati indietro con due forcine qualsiasi. A volte è stressante.
Mai pensato di dedicarsi solo ai media?
Sinceramente? No. Mi piacciono entrambe le cose, non sopporto l’idea di essere chiusa dentro uno stereotipo. La psicologa da televisione, l’etichetta di essere solo la psicologa della televisione, mi sta un po’ stretta. Certo, se lavorassi di meno, la mia famiglia probabilmente sarebbe più sollevata..
Ecco, ci avviciniamo al nostro argomento. Ci sono mai discussioni in casa?
Eccome se ce ne sono! Siamo una famiglia normale. Discutiamo, facciamo pace, poi ridiscutiamo..
Con i figli, o col marito?
Principalmente coi figli. Ma quelle le considero ordinaria amministrazione: sono adolescenti. Le litigate con mio marito sono le mie preferite.
Ho capito bene? Le piace discutere?
Sì, ha capito bene. Di sicuro preferisco mangiarmi un gelato o andare in vacanza, ma discutere e confrontarmi con mio marito mi risulta molto stimolante.
Si spieghi meglio.
Subito: è molto semplice. Da ragazzi, quando eravamo fidanzati, cercavamo di evitare il confronto. O meglio, lui lo evitava, odiava discutere, piuttosto si sarebbe fatto tagliare un braccio, io invece mi ci sapevo destreggiare bene.. Ma ad ogni litigata si accendeva un campanello d’allarme. Lui soprattutto era sempre sul chi va là. “Abbiamo litigato, ma mi ami ancora?”, mi chiedeva sempre. Aveva paura di rovinare qualcosa. Io lo rassicuravo: non c’è pericolo che tu abbia rovinato qualcosa, abbiamo risolto, parlando.
Non sempre però le cose si possono risolvere parlando.
E’ vero. Purtroppo. Dico purtroppo perché sarebbe tutto più facile. Le parole, il confronto, aiutano a capirsi. Non è un dono di tutti, è un qualcosa che si può anche capire col tempo.
Suo marito l’ha capito col tempo, quindi?
Sì. Ora siamo arrivati ad un livello di conoscenza e di condivisione tale che sarebbe impensabile mettere tutto in discussione ogni volta. Ne andrebbe della nostra salute.. Ma siamo consapevoli di una cosa: non ci piace lasciar cadere le cose nel dimenticatoio. Stiamo lontani dall’indifferenza. Ci amiamo da tanto, ma ci sforziamo a volte di trovare dei pretesti per discutere (lo ammetto, io lo faccio..), per tenere viva la nostra comunicazione.
Litigate rumorosamente, vi tirate i piatti..?
No no, siamo molto silenziosi. Anche perché molto spesso ci confrontiamo a fine giornata, quando tutti dormono. Non ci siamo mai tirati piatti; non dico che sia sbagliato, semplicemente non è nel nostro stile. Sono una tipa tranquilla, anche se un po’ polemica, a volte, e puntigliosa. Le nostre discussioni nascono sempre per puntiglio. Ma glielo ripeto sempre, e lo ripeto anche ai miei figli: se mi arrabbio è perché, inevitabilmente, ci tengo. A lui lo dicevo anche da ragazza, ma secondo me non mi ha mai ascoltata fino in fondo: per lui avrei dovuto farmi scivolare addosso tante cose, non prendermela così tanto a cuore, ma era inutile.. La mia indole è quella di parlare dei problemi, di esplicitare i sottintesi, di non lasciare mai troppi non-detti.

Ad interromperci, il trillo del suo cellulare. Guardo l’orologio: è passata un’ora abbondante, il tempo dell’intervista è volato.
Mi sillaba con la bocca qualcosa, mentre risponde sì, sì, no avevi detto che la saresti andata a prendere tu.. Capisco solo “marito”. Mi fa segno di aspettare, mentre conclude velocemente, poi inizia a raccogliere le sue cose e mi sorride.

Cosa dicevo a proposito delle discussioni?
Che fanno bene al rapporto, alla fin fine.
Ecco, mi telefoni domani, dal tono di mio marito non ne sono più sicura..

 

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(PS, giornalisti di Vanity Fair che state leggendo – perché so che mi state leggendo – non me ne vogliate).

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Istruzioni per l’uso e lettera A 
Lettera B – Bello de mamma
Lettera C – Com’è possibile che prima […] ovvero, le amiche