Cinquanta sfumature di grigio: poche chiacchiere, Signora James

In libreria sono passata un bel po’ di volte davanti ad una catasta di libri neri, anonimi, con una strana Y in copertina, ma non mi ci sono mai soffermata molto. Poteva essere il seguito di Twilight (la grafica era più o meno simile) o il nuovo romanzo del criminologo brizzolato che va a Canale 5, poco mi importava. Tanto non li avrei letti comunque.
E’ stato durante un giro di perlustrazione a metà luglio, mentre cercavo un libro di Scooby Doo per il mio fratellino, che sono inciampata su “Cinquanta sfumature”.

– Lo sai cos’è questo? Lo stanno comprando tutti, mi ha detto una mia amica.
– No, non ne ho idea.
– Hanno detto che è spinto e che parla di sadomaso.

A suo tempo, sono stata un’adepta di Moccia e del suo “Tre metri sopra il cielo” – quanto ci ho pianto, al buio della mia cameretta, sulla morte di Pollo. Ma ero piccola, facevo la terza media, vostro onore.
Ho anche comprato “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” (ho sempre pensato che fosse un ottimo titolo, complimenti all’editor di Melissa), ma ero giovane e inesperta, e fortemente avida di informazioni.
Stavolta non ho scuse. Ho quasi ventiquattro anni, una discreta esperienza sull’amore e sul sesso (alla vaniglia) e l’altro giorno ho comprato Cinquanta sfumature di grigio.

L’ho comprato al supermercato, scontato di un paio di euro, per superare anche l’imbarazzo di dover pagare alla signorina della libreria – lei sicuramente sa che cosa mi sto accingendo a leggere, la cassiera del supermercato invece lo passa come fossero due kg di zucchine e una scatola di Kellog’s integrali. Una cosa da non sottovalutare.

Se siete del tutto estranei a questo fenomeno editoriale, vi faccio un breve riassunto.
La studentessa poco più che ventenne di letteratura inglese Anastasia, potenzialmente innamorata dell’amore ma materialmente senza nessuna esperienza con gli uomini, grazie ad una serie di sfortunati eventi si ritrova a dover intervistare, per conto di un’amica, il grande imprenditore Christian Grey. Nel libro viene spiegato di cosa si occupa la sua azienda (fame nel mondo, Darfur..) ma è un dettaglio che difficilmente si fissa nella mente, man mano che si procede nella storia. C’è altro, da ricordare.
Il loro primo incontro si conclude dopo poco. Anastasia è pronta a giurare che quello sia l’uomo più fissato e maniaco del controllo che ci possa essere sulla terra, che sia ubriaco di lavoro e di potere e che, forse, sia irrimediabilmente gay.

Neanche a dirlo, dopo una cinquantina di pagine i due si incontrano di nuovo, “fortuitamente”, nel bel mezzo delle forniture da ferramenta del negozio dove lei lavora. Seguono un paio di incontri galanti, un caffè (un tè per lei, molto british), una telefonata in piena notte sulla scia dell’alcol, lui che si precipita a salvarla.. Fin qui si ha l’impressione di aver davanti Moccia. Aspetta, forse ho sbagliato libro, ecco che fine ha fatto Step.

E invece, ad un certo punto, la musica cambia: proprio quando le cose si fanno incredibilmente romantiche, lui le mostra la sua Stanza Rossa delle Torture – un ampio salone con frustini, flagellatori, manette, catene che cadono dal soffitto, e non voglio ricordarmi di più – e le fa leggere un Contratto di Riservatezza. Si parla di Dominatore e Sottomessa, di punizioni corporali, di safeword. “La Sottomessa avrà cura di dormire sette ore quando non sarà col Dominatore”. “Alla Sottomessa non è permesso toccare il Dominatore”. “Alla Sottomessa è vietato guardare negli occhi il Dominatore, salvo una sua specifica richiesta”. Ma che?!

D’istinto, mi viene da chiudere il libro e tornare al supermercato per farmi ridare i soldi. Ma come? E L James, questo è il nome dell’autrice, mi hai fatto sperare in mazzi di rose rosse, cene galanti, lunghe passeggiate al tramonto.. Come ti è venuto in mente?

Scaccio questi pensieri e proseguo nella lettura, un po’ titubante e guardinga. Spero che la mia famiglia non sia al corrente del contenuto del libro con la Y che sto tenendo in mano da due giorni (circa a metà capisco che non si tratta di una Y, ma di una cravatta, usata da Christian per immobilizzarle le mani. In cuor mio spero che da fuori possa sembrare davvero solo e soltanto una innocente Y).

Le pagine scorrono via veloci,incredibilmente veloci, tanto che non riesco a fermarmi. Dopotutto la vicenda si svolge nell’arco di qualche mese: per riempire quelle 400 e passa facciate, la signora James deve pur allungare il brodo. E infatti il tutto è condito da scambi (talvolta inutili, talvolta geniali) di mail, da giri e giri di pensieri che affollano la testa di Anastasia. E da sospiri. E gemiti. E scopate.

“Oh piccola!”.
Accidenti mi ha chiamato piccola! Sono la sua piccola! La mia dea interiore esulta di felicità. Mi tocca i capelli. Il contatto mi manda in estasi.
“Oh, Ana!”.

Ana. Un nome scelto a caso, fra l’altro, complimenti Signora James.

Comunque, di fatti ne succedono pochi (a parte i regali da riccone che Christian non si fa problemi a fare, MacBook, Blackberry, un’Audi, e i giri in elicottero e in aliante), di scopate, vi dicevo, tante.
No, tranquilli, non vi racconterò i dettagli, non è nel mio stile: non voglio rubare il lavoro alla Signora James, dovrà pur guadagnarci sopra.

Vi posso dire solo che con questo “Cinquanta sfumature” la Mondadori si è avvicinata paurosamente agli Harmony sgualciti della serie “Passione hot” che troviamo nei vecchi bauli in soffitta, che anche la zia si vergogna di aver letto. Un mix di romanticheria, di “Non innamorarti di me, piccola, non sono l’uomo giusto”, una buona dose di erotismo, quel che basta per sperare ardentemente nel lieto fine, nonostante le frustate e le mani legate durante l’amplesso. Ti viene già voglia di leggerlo, dì la verità.

D’istinto proseguo nella lettura, sperando di arrivare presto alla fine per metterci un punto. Lei vuole “di più”, e lui pure, anche se non sono sicura che i loro “più” coincidano. Lei sotto sotto è un’inguaribile romantica, accetta di tutto pur di stare con lui; lui nasconde un segreto difficile da intuire, che lo rende oscuro, complicato, lunatico.
Procedo di pagina in pagina. Quando me ne mancano una ventina, capisco l’antifona. La conclusione mi lascia con una smorfia sulla faccia e un punto interrogativo in testa.
Chiudo il libro e ci penso su un attimo.

Hai capito, la James? Altro che sadomaso, altro che rivoluzione sessuale.. Questo è un romanzo che trasuda amore dalla prima all’ultima riga: la nostra amica Ana è affetta da una sola sindrome, quella del “Io ti salverò”, che la porta a sopportare di tutto. Ovvio che la strada sia tutt’altro che facile da percorrere, ci mancherebbe. Ma per questo ci sono altri due tomi: sì, Cinquanta sfumature è una trilogia. E se questo è il grigio, figuriamoci come saranno il nero e il rosso, mi chiedo.
La Signora James non solo ha costruito un castello sopra alla più antica delle storie, ma, interrompendo la narrazione praticamente al suo culmine, ha fatto la sua fortuna. A scherzare col fuoco, e coi frustini, ci si fa male, e Ana lo capisce a pagina 450. Io al capitolo 8 ero già in guardia, ed ero pronta a giurare a me stessa che non mi avrebbe fregato. “Tanto il seguito non lo compro, figurati”.

Domani se mi cercate, sono in libreria. Anzi, al supermercato. Mi servono, ehm, due kg di zucchine.