Lettera B – iPost del cuore.

B come Bello de mamma.

E’ questo il tema del secondo appuntamento della rubrichetta inaugurata la settimana scorsa: le mamme dei fidanzati, e i figli delle mamme dei fidanzati.
Sì, perché se non lo avete ancora capito, il vostro fidanzato ha una mamma. La maggior parte degli esemplari maschi sviluppa un attaccamento viscerale verso chi l’ha generato e coccolato fin dall’infanzia; è proprio un qualcosa di fisiologico e naturale, che inizia con il primo sorriso dalla culla e persiste per anni. Anni, e anni. Supera la prima elementare, va oltre il passaggio alle scuole superiori, arriva fino al giorno del diploma e, a volte, si spinge fino alla laurea. In alcuni casi si arriva addirittura a spegnere cinquanta candeline sulla torta. E’ un attaccamento capace di far regredire gli uomini all’età in cui ci si deve far cambiare il pannolino, un attaccamento che rende ciechi davanti ad una distesa di calzini sparsi per la casa e ad una pila di piatti sporchi nel lavandino.. Ma procediamo per gradi.

Si sa che è appannaggio delle mamme rifare il letto, sprimacciare il cuscino, caricare la lavastoviglie e rammendare: moltissimi uomini crescono con l’idea che quelli siano lavori da donne. E molto spesso hanno anche ragione. Il punto è che, rari casi a parte, nessuno chiede loro di attaccarsi un bottone o prendere l’Appretto e stirare venti camicie.. Il minimo sindacale.
Sparecchiare la tavola non fa venire i calli alle dita. Mettere le posate nella lavastoviglie non fa prendere il raffreddore, anche se magari dovete entrare in contatto con un po’ d’acqua. I panni sporchi non finiscono per magia nella lavatrice, e la lavatrice non è ancora in grado di programmarsi da sola: devono ancora inventarla. E se mai la inventeranno potrete comprarla da Euronics – per poi scoprire dopo una settimana che per girare la rotellina fino a “Cotone” non è necessaria una laurea in ingegneria meccanica.

Come?
Acida.. io? Come chi? Come la zia di Torino, ah la zia Franca, che a cinquant’anni suonati non ha trovato nessun uomo perché pretendeva che girasse in casa con le pattine e il mini aspirapolvere sempre in mano..?!

Va bene, forse ho esagerato un po’. Cerco di aggiustare il tiro.

– Buona questa pasta! Molto buona.. Mia mamma la fa con il prezzemolo al posto dell’aglio ed è più leggera, e ci mette meno panna.. Le chiedo la ricetta così la provi.
– La mia torta preferita è quella della mia mamma.. Devi sentire che ciambella che fa!
– Perché ci metti l’anticalcare qui? Ma mia mamma ha detto che scioglie la ceramica a lungo andare, lo sai?

Esempi di vita vissuta.
Esempi di frasi che potrebbero uscire dalla bocca del vostro fidanzato. Mi raccomando, la violenza non è una risposta, soprattutto perché non si arriva così ad una soluzione. Se nel DNA c’è sangue da vero mammone non c’è botta o insulto che tenga: è un periodo, passerà. Imparerà a prepararsi le valigie da solo, imparerà a sparecchiare la tavola senza che glielo si ripeta tre volte, imparerà che dopo aver rovesciato la cesta del pane si prende la scopa e si tolgono subito le briciole.

– Andiamo a mangiare da mamma domani? E’ da sola..
– No, non mi posso fermare da te, non ho avvisato a casa, e ora stanno dormendo.. Mi dispiace svegliarli, dormirò con te un’altra volta.
– Ma i bianchi posso metterli con gli azzurrini o stingono? Aspetta che la chiamo..

Nel caso fra di voi ci sia di mezzo una convivenza, la questione si acuisce inevitabilmente, perché sulla gestione della casa ognuno ha la sua visione che, spesso, è presa e fotocopiata da quella della mamma.
Però, ragazzi, lo so che non è tutta colpa vostra. La madre italiana, è risaputo, fa tutto: non lascia neanche che siate voi a riporre la biancheria pulita e stirata nell’armadio, perché per lei non è un compito gravoso, perché intanto che faccio trenta faccio trentuno e perché, di solito, se lo fa qualcun altro c’è sempre qualcosina che non va bene. E perché, sotto sotto, vi vuole bene, anche a quarantasette anni siete sempre il bambino che stava in braccio e che giurava di non sposarsi mai. “Le femmine fanno ‘chifo”, dicevate.
C’è da capirle, quindi. E c’è da capire anche che crescere con una colf, una cuoca e una lavandaia sempre a disposizione può confondere un po’ le idee.

– Come si chiama questa? Federa?! Ma da quando? Ma a cosa serve?

Ricacciate indietro il pensiero di rispondere che è un nome nuovo che ha inventato l’IKEA con il nuovo catalogo.
– E serve a soffocarti nel sonno.

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iPost del cuore: istruzioni per l’uso e lettera A.