Posta del cuore 2.0: iPost del cuore – istruzioni per l’uso e Lettera A.

Non parlo mai d’amore.

Non parlo mai né, soprattutto, scrivo d’amore perché fondamentalmente credo che a nessuno interessi della mia vita privata. Cosa ve ne frega se io e il mio fidanzato ci vediamo tutti i giorni o se siamo costretti a incontrarci a metà strada perché ci divide l’oceano, dico io.

Se non ne scrivo mai, però, non significa che io non ne sappia niente.
Non sono romantica quanto Shakespeare in uno dei suoi sonetti, ma non sono neanche arida e fredda come sembra: ho i miei momenti.
Peccato che solo raramente questi momenti coincidano con l’esatto istante in cui è necessario che io sia dolce, sensibile e con il 99% di tatto in più – si sa che le donne hanno una grande fortuna, quella di avere una cosa chiamata ciclo mestruale, capace di mandare a monte tutti i buoni propositi se solo nel tono di voce del loro interlocutore percepiscono una sottilissima nota polemica (che in giorni normali sarebbe stata solo semplice ironia).

Il gestire le proprie reazioni, trovare le parole giuste al momento giusto, essere gentili e accomodanti.. non è mica vero che ci si nasce, con queste caratteristiche: è frutto di un duro lavoro di autocontrollo. Fidatevi. Non starei con la stessa persona da tanti anni, altrimenti. Qualcosa credo di averla imparata in tutto questo tempo.

Tranquilli: non voglio che diventi una Posta del cuore. Non sarei in grado di dare consigli neanche al mio peluche, figuriamoci se posso rispondere a Pesciolina84, ho incontrato l’amore della mia vita sulla metro, ci siamo guardati intensamente e poi è sceso a Inganni, devo lasciare il mio ragazzo?
No, non lo devi lasciare.
E no, niente rubrichetta a pag. 75 con tanto di fototessera in alto e autocelebrazione della sottoscritta (“Dottoressa, psicologa, psicoterapeuta, esperta di relazioni”), niente indirizzo a cui mandare lettere con i vostri crucci: questa sarà una nuova Posta del Cuore. La versione 2.0. L’iPost del cuore.
Cercherò di scrivere una serie – se possibile, anche interattiva – di spunti di riflessione, di annotazioni, consigli spiccioli e aneddoti sulla vita di coppia. Cose da dire per limitare al minimo le discussioni (o per portarle al massimo), metodi per minimizzare il nervoso e trucchi per  sopportare meglio le altre coppie (lo faccio per voi: non vorrei che linciaste la vostra amica al telefono quando vi farà saltare i nervi con i suoi urletti e i suoi dettagliatissimi racconti tutti due cuori e una capanna).
Organizzerò le idee, invece che per argomenti e a seconda delle “lettere” vere e proprie che mi scrivere (anche perché, parliamoci chiaro, di lettera non me ne arriva manco mezza), proprio a seconda delle lettere. Lettera A, Lettera B e così via.
Farò di tutto per cercare di pubblicare a cadenza settimanale.

Inauguriamo quindi questo esperimento con la Lettera A.
A come ‘AMOOORE!’, ovvero “tutti i nomignoli che affibbiamo al nostro partner e che lui, amorino taci!, ama alla follia”.

Personalmente tendo a ignorare amiche e amici che si chiamano sistematicamente con nomi più adatti ad un cane o ad un bambino al di sotto dei dieci mesi, invece che con i propri nomi di battesimo. Se fossero solo conoscenti non aspetterei più di un minuto e mezzo per toglier loro il saluto. E’ più forte di me: mi innervosisco. Ed è peggio rispetto a quando uno che conosco solo da qualche ora mi chiama accorciando il nome, come se fossimo amici di vecchia data.

– Ma il suo nome è tanto brutto.. Si chiama Vercingetorige, è molto meglio nutellino!
Io ne porto uno oggettivamente brutto, ma non è che se i miei genitori erano sotto effetto di hashish quando sono venuta alla luce allora il mio fidanzato è libero di chiamarmi come una marmellata.

Sentir usare nomignoli affettuosi al di là di contesti in cui la situazione lo richiede provoca un certo imbarazzo fra coloro che stanno fuori dalla coppia. Perché tutti usiamo certe paroline, fa parte della complicità all’interno della coppia, ma non tutti le gridiamo ai quattro venti per richiamare l’attenzione del nostro fidanzato e farci passare l’olio.
Noi – intendo quelli che ascoltano, da fuori – ci sentiamo quasi “aggrediti”; come se, invece che far partire il filmino dello scorso capodanno, ci faceste vedere inavvertitamente il vostro sextape su uno schermo tv da 50 pollici. Non siamo pronti per entrare nel vostro mondo a misura di due, né lo saremo mai. Né, soprattutto, lo vogliamo.

– Vero amore, che ci siamo divertiti alla festa?
– Certo tesorino. Vuoi un po’ di torta, stellina?
– No grazie coniglietto. Sono a posto.

E ne ho sentiti molti. Salamotto, biscottina, prosciuttina, micina, topolotto. Topina. E’ troppo, è davvero troppo.
Anche perché, solitamente, le coppie che portano i propri nomignoli fuori dalla camera da letto non si limitano ad esternare il loro affetto chiamando dolcemente il partner, no. Devono manifestare il loro attaccamento, è proprio fisiologico. Devono avere la mano intrecciata in quella dell’altro 24 ore su 24, devono sempre sedersi vicini e devono baciarsi costantemente: si baciano quando dicono qualcosa insieme (alle scuole medie si faceva con i mignoli “uno due tre flick”, speravo fosse passato di moda..), si baciano quando si trovano d’accordo, si baciano quando arriva il cameriere con la loro bibita (spesso uguale e spesso analcolica), si baciano quando tornano in macchina, si baciano se suona la loro canzone, si baciano se il semaforo è rosso..
Si baciano. Sempre.
E in questi casi, forse, i nomignoli sono il problema minore.
Di solito è una fase che passa entro i primi mesi (qualche anno, se il paziente è recidivo).
Se non passa, lasciate i nutellini nel loro brodo, e pregate affinché col tempo imparino da soli che la Nutella è buona solo nel latte, e solo a colazione.