Da grande voglio fare la Minetti.

Hai presente, no?

Anche se di solito la vedi castigatissima, con una camicia bianca e i pantaloni, seduta dietro le postazioni del Pirellone.
E’ Nicole Minetti.
Ma sì dai, quella del processo di Ruby, quella che ha ricevuto una telefonata da Berlusconi ed è andata a prenderla in questura. Quella che deve dimettersi, dicono quelli che l’hanno voluta a tutti i costi.

Da grande voglio essere lei.
Vorrei studiare al San Raffaele. Vorrei essere una igienista dentale, mestiere che ho conosciuto solo perché una mia amica venderebbe sua sorella pur di passare il test e poterlo diventare, un giorno.
Anche se odio i dentisti, potrebbe essere una carriera niente male, dato che la Minetti non fa niente che si ricolleghi alla bocca. Spero.
Vorrei essere eletta in un “listino bloccato” ed arrivare ad essere consigliera regionale della Lombardia. Un ruolo di grande rilievo: una bellissima poltrona girevole da ufficio, un Blackberry che squilla di continuo e, per qualche mese, le risate di fianco quel simpaticone del Trota, il figlio di Bossi.

Prima di andare in ferie, però, organizzerò un meeting col mio manager per decidere il da farsi per il post-Pirellone: ci sarà un futuro incerto, da quelle parti, per me.
“Qui ci vuole un’idea”, mi dirà. “Un’idea geniale”.

E allora passeremo qualche calda serata di Giugno ad analizzare i miei possibili investimenti futuri. Una linea di gioielli? Troppo banale. Profumi? Per carità.
“Un contratto discografico, e poi esci con un cd”.
“Se almeno fossi intonata”.
“Sei incontentabile”, mi dirà. “E allora jeans? Biancheria intima? Porno?”.
“Ehi, ma dico, per chi mi hai preso, per Sara Tommasi?!”.

Ci sarà un attimo di pausa.
“Ci servirebbe qualcosa di frivolo, con un nome facile da ricordare, tipo Letto di Putin o Bunga Bunga, però allo stesso tempo utile. Qualcosa di accattivante, un po’ proibito, che potrebbe far gola alla clientela perché quasi esclusivo ma allo stesso tempo alla portata di tutti. Come le caramelle, o il lucidalabbra. O le sigarette, metti che sei alla macchinetta, davanti alla tabaccheria chiusa.. non le compreresti tu le sigarette Bunga Bunga?”.
“Sì, bravo, le sigarette. Oppure i preservativi”.
“No dai, troppo scontato. Meglio le sigarette”.

Il giorno dopo andrà a depositare il marchio: nasceranno così i Bunga Bunga Condoms.
Un prodotto destinato a far impallidire la Durex, con un fatturato annuo pari a quello della Ferrero. Il motivo è talmente banale che neanche ve lo suggerisco.

Nel frattempo, i tg faranno eco al mondo della politica che a gran voce chiederà le mie dimissioni, sulla scia di non-si-sa-cosa. Ma io sarò irremovibile: niente dimissioni. Per ora.
“Decido io quando darla – ehm, darle”.
E in ogni caso, questa volta non rimarrò fregata, ho portato i preservativi.