Mare, profumo di mare: le 5 cose che è meglio sapere prima (e che tutti gli anni, sempre, dimentichi).

Questo weekend sono andata al mare.
Il weekend dell’impiegato, da venerdì pomeriggio a domenica sera.

Non incominciate anche voi per favore, ora, a dirmi che non sembra, perché non sono poi tanto nera. E’ ovvio: sono stata al sole solo poche ore e tutto l’anno ho un colorito che sta fra il color cadavere e la mozzarella di bufala, potevo forse tornare marocchina?
E poi non lo so com’era l’acqua, quando l’ho tastata coi piedi era freddina; comunque non ho fatto il bagno, perché in realtà ho un brutto rapporto con l’acqua (e con quella del mare in particolare). Mi secca la pelle, è troppo salata, sono freddolosa quindi mi sento sempre congelare, odio nuotare dove non tocco e poi non sopporto la sensazione del costume appiccicaticcio che mi si asciuga sul corpo lentamente. Mi sembra di essermi fatta la pipì addosso.

Il motivo per cui vado al mare è perché mi piace starci. Mi piace stare sdraiata senza avere troppi pensieri per la testa, mi piace l’atmosfera del mare sul tardo pomeriggio, mi piace il venticello che tira, mi piace stare seduta in riva al mare se qualche ondina di tanto in tanto mi arriva addosso e mi piace leggere sotto l’ombrellone. E’ l’unico momento dell’anno dove posso farlo senza essere disturbata. Divoro libri, sotto l’ombrellone. E divoro le persone che mi dicono che faccio pochi bagni e che mi chiedono cosa ci vado a fare, al mare, sotto l’ombrellone.

Nonostante il mio odi et amo marittimo, sono diventata una cultrice delle vacanze di questo tipo. Proprio perché in quella sede non ho molto da fare, se non godermi il relax, il vento, il sole e gli spruzzi d’acqua, col tempo sono diventata un’esperta di Teorie e tecniche del pensiero spiaggi-marittimo, corso che sono certa partirà dal prossimo anno accademico in tutti i CdL di economia e turismo. 6 cfu, opzionale.
Io e la mia assistente, la signorina Matilde Pigrizia Di Luglio, abbiamo elaborato una piccola lista di cose utili da sapere prima di scegliere questo corso, lista che poi è stata ripresa da tutti i principali testi di gestione del turismo con il nome di “Teorema del pre-villeggiante”, di cui vado a snocciolarvi brevemente i punti focali.

1. Technology and system: rischi meccanico-informatici.
(Ovvero:  invece dell’iPhone, è meglio che ti porti il Nokia delle medie; anche se per due settimane non puoi giocare a Fruit Ninja di sicuro non sei in pericolo di vita. Idem la tua reflex, lei sicuramente non vorrebbe che tu la portassi dove finisce tutta piena di sabbia e polvere che terrà fino alla fine dei suoi giorni. Se vuoi fare di testa tua, almeno scegli di portare l’iPod più vecchio che possiedi – cosa te ne fai del tuo nuovo lettore mp3 tutto touchscreen da 600 GB quando ascolti sempre le solite tredici canzoni? – e vai da Mediaworld. A meno di 10 € hanno degli auricolari meravigliosi, di tutti i colori, che anche se poi si riempiono di sabbia puoi gettare senza groppi in gola nel cestino. Salva le tue cuffie bianche Apple immacolate: sono molto fighe, ma si rompono esattamente come quelle dei cinesi).

2. Hot’n’cold: rischi fisico-naturali.
(Ovvero – nota per i maschi all’ascolto. Non è vero che al mare basta portarsi due magliette e un paio di pantaloni. “Tanto c’è caldo, e ho sempre su il costume”. No. Al mare si suda, eccome, e le magliette anche se non sono padellate di sugo sul davanti emanano un olezzo di certo non gradevole, che sparirebbe con un portentoso lavaggio in lavatrice e una buona dose di ammorbidente al profumo di brezza alpina. Quindi: o vi mettete a lavare a mano le vostre magliette, almeno sotto le ascelle, con quella cosa strana chiamata “saponetta da bucato”  – attenzione però! Non si presenteranno perfettamente stirate e piegate sul vostro letto l’indomani mattina – oppure ne mettete dentro la valigia qualcuna in più. Di sicuro non sono quei due grammi di t-shirt che vi fanno la differenza. Almeno, non a voi).

3. DRUNCH, dinner breakfast lunch: rischi alimentari.
(Ovvero: evitate di tornare e raccontare ai propri amici che sono state due settimane di devasto. Che vi mangiavate latte e biscotti alle 9 di sera e la focaccia con le cipolle con sopra della pasta aglio olio e peperoncino tritata alle 5 del pomeriggio del giorno dopo, con in mezzo solo una decina di Mojito e una decina di Estathé in brick. Mangiare male non fa figo: fa solo male. Se vi arrostite al sole per ore, se state molto nell’acqua, se dormite poco, a maggior ragione il vostro corpo necessita di difendersi).

4. Bitch bags: rischi omo-borsistici.
(Ovvero: se andate al mare con un uomo, che sia il vostro fidanzato o un vostro amico o vostro fratello, lui difficilmente si porterà dietro una borsa. Tutto l’occorrente crederà di poterlo tenere in mano o in tasca, finché per ovvi motivi non finirà dritto nella vostra borsa da spiaggia. Cellulare, che prima era nel costume ed ora alloggia nella taschina chiusa ermeticamente per non rovinarsi, o perché è andato anche lui a farsi il bagno, con tutto il costume, il fidanzato e compagnia bella. Chiavi della macchina, perché altrimenti le perdiamo; bottiglietta d’acqua, e se poi mi viene sete?; carte da gioco e un libro – di Ken Follett sicuro, per non annoiarsi.. Insomma, scegliete una borsa grande. E sceglietela il più unisex possibile: sicuramente dopo qualche giorno peserà due quintali e voi vi lusserete la spalla per portarla. Finché non la lascerete portare a lui: lo farà più volentieri, a meno che non sia rosa, con Hello Kitty e la scritta “la più bella del reame e chi non ci crede può anche far la fame”).

5. Sturm und sun: rischi epidermico-solari.
(Ovvero: anche se la vostra pelle è tendente al marroncino e credete che chi chiede “Di che fototipo sei?” vi stia insultando, non potete spalmarvi sul lettino e stare sotto il sole per infinite ore senza mai spostarvi di un millimetro.
Non si sta ad abbronzarsi col sole a picco da mezzogiorno alle due, lo sanno pure i bambini. E in ogni caso, la pelle va protetta SEMPRE dai raggi del sole: scegliete il vostro fattore di protezione adatto e abusate della crema – il prossimo anno la dovrete buttare comunque. E’ da ignoranti pensare che con la crema con spf30 non ci si abbronzi: si crea un colorito uniforme, sano, senza scottature, senza eritemi solari o danni visibili alla pelle sul lungo periodo. Se avete dei nei sospetti o grandi, spalmatela localmente due volte, sicuro male non fa. Proteggetevi: non si vince niente, alla fine della vacanza, per essere diventati i più neri della spiaggia. Tanto non c’è storia: vincono sicuro i vucumprà che vendono le borse di Prada).

Per il resto, ne parliamo al corso.
Da Lunedì 1 Ottobre,ore 10.30, aula 72, terzo piano. Vi aspetto.