Un problema, una soluzione: i fiori di tiglio.

Sapete cosa sono questi?

Abito accanto ad un vialone costeggiato di alberi che neanche a Bolgheri, ma finché non ho preso la patente (e quindi mi sono dovuta occupare della macchina in prima persona) non avevo mai avuto l’onore di conoscere un tiglio.

Il tiglio. Di sicuro l’avete visto: vi posso dire che è un albero con un fusto gigante; le sue foglie in primavera si tingono del mio colore preferito (un bel verde vivo, sano) e in autunno si ingialliscono e cadono tutte a terra. Ha una corteccia molto robusta – raramente mi è capitato di vederne qualcuno rovesciato o rotto, per strada – e, quando gira il sole, con questo caldo offre un ottimo posto macchina. Non che poi salendo in auto ci sia fresco come in alta montagna, ma almeno non c’è da arrostirsi le mani toccando il volante.
Se non vi bastano le mie conoscenze di botanica a riguardo, c’è Wikipedia che è sempre precisa e puntuale, pronta a servirvi anche la ricetta di un ottimo decotto di corteccia.

Quello che so per certo è che in questo periodo il tiglio fa anche dei fiori.
Sono quei pallini gialli e bianchicci ritratti nella foto, che sembrano carini, così innocenti, fatti a grappolo come l’uva che si trova nella casa di campagna della nonna, profumata e dolcissima.. Macché: i fiori del tiglio sono stati creati da Satana in persona.

Sia chiaro, io non ho niente contro i fiori del tiglio (nel caso qualcuno si sentisse punto sul vivo), finché se ne stanno appollaiati al loro genitore; avvinghiati alle foglie verdi, tutti stretti l’uno all’altro senza infestare niente al di sotto dei 2 metri e mezzo di altezza.
Il punto è che questi bastardi col sole seccano, si staccano dalle foglie e cadono rovinosamente al suolo, svolazzando come piume dopo una gara di cuscinate fra bambini, e si fermano ovunque: sull’erba, agli angoli delle strade, sui marciapiedi, nelle aiuole fra carreggiata e marciapiede. E anche sulla mia macchina.

Tralasciamo il fatto che, cadendo, sbattono sul tettuccio e lasciano una scia giallognola poco gradevole, idem sui vetri; se poi vi capita, come succede sempre a me, di mettere l’acqua nel serbatoio per il tergicristallo solo quando vi gira, vi sembrerà di guidare con la cataratta (e ve lo dico per esperienza, poi a ottant’anni mi direte). Tralasciamolo.
Non badiamo neanche al fatto che lo sporco persiste sulla carrozzeria e che è necessario del gran olio di gomito, e una spugna impregnata di schiuma per farlo andare via per benino – lo sa bene il mio moroso, che qualche giorno fa mi ha aiutato a lavare la macchina.
“Ma come, non bastava dare una sciacquata?!”, mi ha chiesto dopo che si è asciugata: no, fidatevi, non basta. A meno che non vi divertiate a fare i lavori due volte.
Non parliamo poi della questione “logistica”, perché questi maledetti fiorellini si vanno a insinuare sempre e costantemente nello spazio microscopico fra la fine del parabrezza e l’inizio dei tergicristalli, in una fessura; con l’acqua e il calore diventano una specie di poltiglia, di melmetta, che si accumula e fa da tappo. L’unica è spararci dentro un getto d’aria o di acqua oppure, se non avete le dita grosse come delle salsicce da fare alla griglia come la sottoscritta, toglierli con le mani.

Ma no, non facciamo caso a tutte queste cose, non facciamone una tragedia.
I problemi importanti della vita sono ben altri. Una malattia, la cassa integrazione, la salute cagionevole.
Ma i fiori di tiglio non sono da meno. Si infilano nelle suole delle scarpe, questi infami, di tutte le scarpe esistenti sulla terra (probabilmente anche ai piedi nudi), si attaccano come una ventosa per km e km se dovete fare della strada a piedi e poi, tac, appena salite su una macchina sono attratti dal tepore dei tappetini e si lasciano andare.
Risultato: i fiori di tiglio sono riusciti ad entrare anche all’interno della mia macchina.
E a quanto pare hanno chiamato anche i parenti dalla Calabria, si sono divisi un po’ le stanze da letto (chi preferisce stare sotto al passeggero, chi invece si è messo dietro perché c’è meno aria) e si sono stabiliti lì.
A me non danno fastidio, in casa siamo in sei e sono stata abituata fin da piccola a dividermi gli spazi con gli altri. Però almeno avvisate Monti che intanto che c’è può preparare uno stampato, così adesso quando scendo dico loro di andare a pagare l’Imu.