"Quando l’acqua bagna il culo".

Forse l’ho già detto: sono figlia, oltre che dei miei genitori, della tecnologia.
A tredici anni sono entrata per la prima volta in una chat, a quindici ho aperto un blog che ho tenuto e curato come un bambino; a sedici mi modificavo le foto con la sottomarca della sottomarca di Photoshop e  scaricavo di tutto da Emule fino a fare scoppiare il pc. Con una mano sola, perché l’altra era impegnata a toccacchiare i tasti di un lettore mp3 (prima, e di un iPod dopo) e controllare ossessivamente il cellulare.

Il telefonino me l’hanno regalato a Natale, quando facevo la prima o la seconda media. Era la grande news di quel periodo, sono stata una delle prime nella mia classe ad averlo: era un Nokia 3210 di seconda mano, con scheda TIM, il numero faceva pure rima, 333 nrnnghrnmgthngtré. Ne andavo molto fiera.
E’ praticamente da allora che la linea telefonica di casa mia è passata da indispensabile metodo di condivisione di esperienze fra me e il mondo esterno (ci passavo delle ore, senza esagerare), a linea pressoché inutilizzata. Prima di mettere l’adsl, l’unico numero che componevo – seppur virtualmente – era quello per collegarmi ad internet con la mia adorata 56k. E quello del fidanzato, ovvio, perché dal cellulare mi costava troppo, e soprattutto perché la ricarica mi finiva velocemente.

Qui in casa, ad oggi, il telefono squilla svariate volte al giorno e almeno nella metà dei casi mi tocca rimettere a posto la cornetta dopo circa venti secondi, perché dall’altra parte c’è un gentile operatore che tenta di vendermi qualcosa. Io non voglio niente, mi piace la mia compagnia telefonica, non compro olio, non voglio partecipare al sondaggio e non so se ci sono appartamenti in vendita nel mio palazzo. E’ per questo che per me il telefono fisso, eccezion fatta per qualche caso, potrebbe anche non esistere.

Col tempo, ho anche sviluppato una forte idiosincrasia per le conversazioni al telefono con gli sconosciuti. Odio telefonare per ordinare la pizza, odio prenotare un tavolo, odio chiamare il centro informazioni per chiedere o reclamare qualcosa. E’ tanto comodo usare il cellulare, scrivere un sms, visualizzare il numero di chi ti sta cercando, avere il silenzioso, sentire la vibrazione, non disturbare, decidere se rispondere o meno..

Non prendetemi per pazza, però: dopotutto ognuno c’ha le sue croci. C’è chi ha paura di guidare, chi ha paura del buio o delle altezze e chi invece ha paura di parlare al telefono. Non ci faccio una bella figura, lo so, potrei concorrere a “miss perdiamoci in un bicchier d’acqua 2012”.
E fino alla scorsa settimana, statene certi, avrei vinto.

Mia nonna dice sempre che quand l’acqua la bagna ‘l cul s’impara a nudè. Quando l’acqua arriva a bagnare il sedere si impara a nuotare.
E quando ci si mette in strada si impara a guidare, credetemi. E quando arriva una telefonata, e si deve rispondere a tutti i costi altrimenti volano insulti e bisogna essere gentili e accomodanti per forza, e bisogna stare con la cornetta in mano a ciarlare con persone mai viste prima per quarti d’ora interi, si impara a rispondere.

(Voi continuate a mandarmi sms e chiamarmi al cellulare: al telefono di casa ringhio ancora).

  • wdzoso

    Condivido la profonda repulsione per il telefono fisso… anche se io odio persino parlare al cellulare… Devo sempre esagerare!

    • Non ci dobbiamo far mancare niente, noi, eh.