Sindrome da Addormentamento Precoce: lettera aperta ai Fortunati.

A conti fatti, al mondo esistono poche cose per cui vale la pena vivere. Vincere la Champions League. Il culatello. Scalare l’Everest..
Io, vicino al “percorrere la muraglia cinese” ed “entrare in un disegno come Mary Poppins” ci metto anche il dormire come Dio comanda. 

Vi confesso una cosa: io, per quanto riguarda il sonno, sono noiosissima.
Non sopporto la compagnia, quando dormo, e ho bisogno dei miei spazi, della mia posizione preferita; sono molto agitata all’inizio ma poi, una volta crollata, non mi giro neanche una volta fino al suono della sveglia (che a volte pospongo più e più volte, per finire col riaddormentarmi beata pensando ancora cinque minuti!, e poi apro gli occhi stizzita credendo che ne siano passati dieci, in sottofondo la sigla del TG1 dell’una e mezza).

Purtroppo non appartengo alla categoria dei Fortunati, ovvero quelli che, non appena percepiscono una lieve sonnolenza si mettono in pigiama e, dieci secondi dopo aver toccato il cuscino stanno già sognando: raramente fanno incubi, in genere sono stesi su un prato di margherite a fissare le nuvole senza un pensiero che sia uno.
I Fortunati, fra l’altro, non  sanno di essere così fortunati, e sono soliti sminuire questa loro particolarità o lamentarsi che alla mattina non sono molto riposati. Non so, cosa volete di più, un pulsante ON-OFF?

Dal canto mio, dopo aver poggiato la testa sul cuscino, tiro su la coperta (dormo sempre col lenzuolino sulla pancia, anche con 40° all’ombra) e chiudo gli occhi.
E quindi, scosto un po’ le coperte, cerco il fresco, e mi giro.
E poi giro il cuscino, perché è diventato caldo, e poi mi rigiro. Adesso dormo, eh.
E poi mi gratto, maledetta te e quando hai lasciato la finestra aperta ci sono le zanzare porca miseria ladra, e poi mi viene sete e allora mi alzo per bere. E poi devo fare pipì. E poi mi vibra il cellulare: è la Vodafone, “I tuoi punti varranno doppio!”, oh grazie, ora che me lo hai detto posso dormire serena. E invece no. Si accende l’iPod con una notifica di Facebook, è l’invito ad una festa in discoteca che non mi interessa e a cui mai parteciperò (quanto vorrei che ci fosse il pulsante “né ora né mai”.. Potrebbero farlo, lo scriverò magari sulla bacheca di Zuckerberg), ah ma questa discoteca è in quel posto in cui sono andata al compleanno di, oddio come si chiamava?, sì sì.. chissà che fine ha fatto quella mia amica di Benevento della montagna, bella la montagna, come quella volta sulle Dolomiti cavolo che belle devo ricercare le foto.. 
Tempo trascorso: un’ora e diciassette minuti. Una lunga ora passata a fissare il soffitto, seguendo un concatenamento di pensieri che non sono in grado di fermare, e che a volte ripercorro anche al contrario.

Mi dispiace deludervi: purtroppo niente “5 modi per addormentarsi velocemente”, non ho ancora trovato un rimedio.
Un po’ risolvo con i video di YouTube (a furia di vedere dieci ragazze che si truccano dalla crema idratante fino alle ciglia finte mi verrà un briciolo di sonno, o no?), leggendo un libro, bevendo un goccio di latte tiepido mezz’oretta di coricarmi, oppure sforzandomi e concentrandomi intensamente sul dormire. Sappiate che funziona poco.

Una delle cose più divertenti, poi, del fare fatica ad addormentarsi (non voglio chiamarla insonnia, non sono ancora pronta) è che viene sminuita dalla gente, solitamente dai Fortunati di cui sopra.
– Ma come non riesci a dormire.. ti metti giù e dormi.
– Eh, non ci riesco. Minimo passa un’oretta, due.
– Non capisco dove sta il difficile: ti metti a letto, non pensi a niente e poi dormi.

Avete mai provato, in quel breve lasso di tempo che vi separa dal mondo dei vivi al mondo dei collassati sul letto, a non pensare a niente?
E’ quasi peggio dover risolvere un cubo di Rubik con i piedi. O impararsi a memoria tutti i numeri decimali del pi greco.
Siete talmente bravi, voi fortunati, a gettare l’ancora e salpare verso nuovi orizzonti onirici che non vi accorgete neanche della grazia che avete ricevuto dal cielo, la Sindrome da Addormentamento Precoce, di cui siete portatori sani.
Salutatemi Morfeo, mentre non pensate a niente, che io incomincio a contarli.
Tre virgola quattordici, uno cinque nove due sei..
Si sa mai che fra venti o trentamila cifre ci scappi un sonnellino.