Eroi metropolitani: le commesse (di Sephora).

Ormai andare a far compere e mantenere i nervi saldi è un duro lavoro. Il motivo? L’ansia da commessa.

Nonostante sia un lavoro potenzialmente adatto in ugual misura ai maschietti e alle femminucce, la stragrande maggioranza delle commesse che si trovano nelle grandi catene di abbigliamento, di accessori e nelle profumerie – soprattutto, le profumerie! – sono donne.
Nel caso in cui nel negozio ci sia solo la proprietaria (è probabile che lo sia in quei negozietti piccoli del centro, dotati di nome fiabesco e vetrina curatissima nei minimi particolari), la situazione migliora un pochino: sarà leggermente più propensa a fare qualche sconticino, sarà un pelo più accomodante, sarà forse più rilassata.

Se il vostro shopping vi porta invece nella grande distribuzione (Zara, Benetton, H&M e simili).. occhio.
Le riconoscete perché solitamente sono vestite in un modo univoco: magari tutte in nero, o con una maglietta che sponsorizza il brand del negozio. Questo a volte genera un po’ di confusione, soprattutto fra le persone anziane: non è la prima volta che, mentre mi aggiro fra le borse e le sciarpine, una signora mi tasta la spalla e mi chiede “Senta scusi, questo ce l’ha anche in azzurro? Quanto viene?”. Forse per lei è normale che una commessa si aggiri per il negozio con una borsetta addosso, gli occhiali da sole in testa e tre o quattro sacchetti di altri negozi.. sono nuove strategie di marketing.

Potete riconoscerle anche per un altro motivo: di solito, se la politica del negozio lo prevede, appena mettete piede dentro la loro proprietà diventate voi stesse di loro proprietà. Vi si buttano addosso come cavallette, vi aggrediscono.
“Ciao posso aiutarti?”.
Risposta standard: “No grazie sto solo dando un’occhiata”.
“Cerchi qualcosa in particolare?”.
“Sì, tranquillità”.  

A volte, gli store sono fatti apposta per essere curiosati e girati in solitario, perché tutto è accessibile e a portata di mano; loro intervengono solo per piegare e ripiegare le magliette, perché è matematico che la taglia che vi serve è quella sotto a tutta la pila.
Ci sono altri negozi però dove la figura della commessa è essenziale per poter scegliere e comprare qualcosa: siete mai entrate in un Goldenpoint o Intimissimi alla ricerca di un intimo o di un costume da bagno? Ci sono centocinquanta completini dentro a quei cassetti segreti, ma a volte è troppo faticoso guardare anche lì, “è tutto esposto”.
Poi arriva il più bello.
“Sai che se acquisti anche una canottiera (ad esempio questa in coordinato, viene solo 24 euro e 90!) e spendi almeno 50 euro hai in omaggio un salvapiede del colore che vuoi tu? Oppure ci sono i leggings in offerta a 9 e 90..”.
“Bene, magari ritorno un’altra v-“.
“..Però ne devi approfittare oggi, perché l’offerta scade domani!”.
Che sfiga, oh, becco sempre l’ultimo giorno di promozioni, neanche fossimo alla Eminflex.

Una menzione speciale va però alle profumerie, Limoni, Kiko, Sephora: quei luoghi di perdizione dove noi donne trasciniamo (o lasciamo all’ingresso vicino al portaombrelli) i nostri ragazzi, perché dobbiamo assolutamente avere quel correttore per le occhiaie che spopola su YouTube.

Tralasciando il fatto che basta farsi un giro in rete per imparare più cose sul makeup di tutte le commesse messe insieme (faccio volutamente di tutta l’erba un fascio: non me ne volere tu, bravissima commessa che stai leggendo e sai a memoria tutti gli INCI dei lipgloss di Urban Decay), mi sento moralmente in dovere di mettervi in guardia per scongiurarvi un attacco di panico.

Se entri da Sephora, soprattutto se è uno store di medie dimensioni,  vedrai ad ogni angolo una gentile signorina intenta ad agitare pennelli e spugnette: “Ciao, posso truccarti?”, “Ciao posso farti provare questo nuovo profumo di Calvin Klein?”.
Non appena ti avvicini al correttore che volevi provare una voce ti assale da dietro: “Vuoi che te lo provi sulla faccia?”.
Se invece sei interessata ad un prodotto in particolare che non vedi esposto e chiedi, verrai sicuramente dirottata su qualsiasi altra marca che ha la stesse cose, “anzi guarda questo è addirittura meglio! Costa un po’ di più ma ne vale la pena, poi ora con l’offerta c’è una matita in promozione, il mascara nuovo da provare e il piegaciglia! Essenziale! E anche il temperino per le matite!”.
Non ti venga mai in mente poi di chiedere aiuto per le colorazioni dei fondotinta: salvo casi rari, la risposta sarà sempre la stessa.
“Ma questo colore che hai scelto è troppo chiaro per te! Prova il 30, è molto più adatto, altrimenti ti fa l’effetto fantasma!”.
Non ti  puoi far dare un campioncino (“Li ho finiti!”) quindi ti lasci convincere, perché effettivamente con quelle luci il colore sembra un pelo troppo scuro ma perfetto. Peccato che torni a casa, lo provi allo specchio del tuo triste bagno e ti fa l’effetto Pocahontas.

Arrivi alla cassa intontita dalle parole e dalle mille scatoline che la signorina ti ha tirato fuori. Passi la tua carta promozionale sperando in qualche sconto – peccato, ma al prossimo acquisto hai diritto al 10%, fortunella che non sei altro! – e inorridisci all’idea di dover sborsare un buon 60 euro per quattro cose in croce. La commessa sorridente ti mette tutto in una borsina di carta e con fare agile ti butta dentro anche qualcosina da provare.
Saluti ed esci dal negozio; armeggi all’interno della busta assaporando già la gioia per i tuoi campioncini.
Una crema notte per pelli mature over 50, il mini-size di Flora di Gucci (lo stesso che hai trovato nello scorso numero di Vanity Fair) e due campioncini di dopobarba al rabarbaro e profumo di incenso. Che sbatti in faccia al tuo ragazzo che è ancora vicino al portaombrelli, se n’è stato buono buono lì fuori per tutto il tempo a giocare ad Angry Birds.

E anche se vorresti urlargli addosso perché ti ha scaricato tutta la batteria dell’iPhone, non prendertela con lui: so io di chi è la colpa.

  • blanche90

    Scusa se ti commento un post vecchio, ma volevo dirti che mi hai fatto morire, e poi hai troppo ragione! 😀
    Ogni tanto google ti dirotta in qualche bel posto anche se stavi cercando tutt’altro 😉 Do subito un’occhiata al tuo blog!

  • Piero

    Obbiettivo di qualunque attività commerciale (persino i distributori di patatine) è uno solo: vendere. Altro obiettivo dovrebbe essere vendere e rendere i clienti soddisfatti (in modo da fidelizzarli) ma non sempre è così e quindi si cerca di piazzare quello che serve piazzare.
    Dipende da negozio a negozio, ma di solito nelle grandi catene o i grandi negozi sei semplicemente un numero, proprio consci del fatto che la clientela è tanta e hanno “il nome”; nei piccoli negozi, di solito, proprio per minore clientela sei trattato di solito meglio (alla fine per quello di solito trattano meglio).
    Diffida sempre di chi commesso tende a parlare velocemente senza farti parlare o lo vedi particolarmente allegro, quasi stesse recitando: sta realmente recitando “la parte del venditore”.
    Purtroppo è così.

  • Piero

    p.s.: in molti casi i commessi prendono una percentuale se vendono un determinato prodotto o i prodotti di una determinata azienda. Svelati tutti gli altarini 🙂