Profumo – storia di un assassino che ci insegna qualcosa.

Premessa: non credo di avere un bel naso.
Sia esteticamente parlando, poiché è risaputo che il mio naso tenda un po’ all’ingiù (c’è chi me lo ricorda più o meno quotidianamente..), sia perché sono lenta nel riconoscere gli odori.
Sono abbastanza brava nel dire che cosa ha preparato la signora del terzo piano nel tempo in cui scendo le scale e sniffo l’aria come un cane da tartufo, ma solo se si tratta di cibo. L’altro giorno ho riconosciuto l’odore di torta di patate e poi di polpette mentre giravo la chiave nella toppa. Per quanto riguarda  invece i fiori, le essenze e le fragranze esotiche sono una schiappa mondiale: riconosco a malapena lo shampoo Ultra Dolce all’albicocca solo perché è il mio preferito. Tutto il resto è buio totale.

Non credo di avere un bel naso, quindi, né da usare né da guardare.

Ieri, finalmente, ho visto Profumo: storia di un assassino.
Dico finalmente non tanto perché io non stessi più nella pelle all’idea di farlo, ma perché è da quasi un anno che il mio ragazzo, ad ogni nostra serata cinematografica, me lo propone tutto felice. Ed è quasi un anno che rimando, spaventata dalle 2 ore e 20 minuti che mi si prospettano davanti.
“Magari la prossima volta.. adesso guardiamoci un bel film di Godard in francese coi sottotitoli in inglese dai” – l’ultima volta l’ho sviata così (e non solo). Ieri sera però non ho avuto scampo.

Ammetto che, in tutto questo tempo, la mia curiosità era aumentata notevolmente. Lui mi continuava a dire che era uno dei film più belli degli ultimi anni, ti fa pensare, lo riguarderei tante volte.
Dal canto mio, invece, l’idea mi stuzzicava solo perché qualche anno fa ho abbandonato il libro (Il Profumo di Suskind, da cui è tratto) dopo una settantina di pagine: mi annoiava. Anche in questo caso avrei dovuto capire il perché, ma ci ho dovuto proprio sbattere il naso.

Se siete alla ricerca di un thriller (dato che Wikipedia lo definisce così), non incominciatelo neanche; se vi aspettate un film drammatico, piuttosto datevi ad una commediucola stile Rosamunde Pilcher e vedrete più dramma. Il ritmo non è serrato, anzi, poteva concorrere agli Oscar per il film più lento del 2006, e i dialoghi sono talmente scarni che non mi hanno permesso di entrare in empatia con quasi nessuno dei personaggi.

Siete autorizzati a guardarlo solo nel caso in cui stiate cercando un lungometraggio con una fotografia impeccabile (sempre che io abbia capito cosa si intende per “fotografia”): nel caso vogliate dei colori splendidi, un’ottima alternanza fra scene scure e scene chiare, una cura del particolare all’interno dell’inquadratura, con una colonna sonora evocativa che viene disturbata pochissimo dai dialoghi.
Peccato che, per vedere tutto questo, dovete anche fare i conti con le idee di Jean-Baptiste Grenuille, il protagonista, che da bambino di strada diventa un abilissimo profumiere grazie al suo incredibile talento. Parla poco, cammina strano e corre male, guarda il mondo con gli occhi spalancati e comunica attraverso le sue narici. Ha una sola idea in testa: sente che il vero scopo della sua vita è riconoscere, estrarre, distillare e catalogare tutti gli odori esistenti in natura. L’odore del vino, del ferro, del vetro, di un sasso, ma anche il mio odore, e il tuo.

Lentezza del film a parte, e tralasciando anche il significato della sua sublime “essenza” e il finale evitabile (non vi voglio togliere la sorpresa, ma dato il tema mi aspettavo qualcosa di più elevato di una trombata di gruppo a cielo aperto).. una cosa gliela devo riconoscere, a Profumo, e anche al mio ragazzo: mi ha fatto pensare.

Mi ha fatto pensare, appunto, che io di odori non so praticamente niente. Che il mio naso è abituato a sentire solo quei tre, quattro, cinque, dieci profumi “usuali” che ormai ho immagazzinato nel mio cervello. Che tendo sempre a nascondere l’odore del mio corpo con quintali di eau de toilette quando è risaputo che nel sesso non c’è niente di più eccitante della pelle e di quello che emana: no, io in realtà non lo sapevo, ma l’ho letto qui, e se ci sono schiere di scienziati pronti a metterci la faccia probabilmente un fondo di verità c’è.

Quindi, guardate pure Profumo e poi ditemi se anche a voi non ha fatto lo stesso effetto.
E seguite il mio consiglio: usate sempre il deodorante, strumento utile e necessario per farsi volere bene (anche dalla propria mamma), ma abbiate cura di fare più attenzione all’odore delle cose. Fate fare ginnastica alle vostre narici, testatele; buttate il naso sopra ad ogni cosa prima di mangiarla con avidità, scoprite l’odore della pelle della persona che amate.

Se invece decidete di non guardare il film perché pensate che sia più utile spendere quelle due ore annusando ogni pianta che avete sul balcone, seguite lo stesso il consiglio.
Tanto io, se anche snobbate il film, non mi offendo.

  • Behh io ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!