Emilia

Non conosci gli effetti di un disastro naturale finché non ti sveglia prepotentemente una mattina, quando tu stai ancora sonnecchiando, tastando a caso per l’ennesima volta il cellulare per rimandare di altri cinque minuti la sveglia. Non lo conosci finché non ti bussa alla porta, finché non ti induce a controllare ossessivamente il lampadario mentre sei seduta a pranzare. Finché non realizzi che la tua casa – quella che tu credi forte e indistruttibile e che poche ore prima hai sentito oscillare come fosse di cartapesta – dista un centinaio di km dalla zona dell’epicentro.

L’Emilia parte da qui e comprende tutte quelle strade, quelle case e quelle chiese che vedo oggi in tv. E’ in teoria lo stesso scenario che vedo dal mio balcone. L’unica differenza sono due letterine fra parentesi: (MO).

Avevo in cantiere un post leggero sulla musica, oppure sulle nuove uscite trash al cinema, o sul peggio del peggio della tv italiana (i TeleRatti). Ma continuo a fissare il mio lampadario, sperando che smetta di ballare.

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