Road trip: il Principato di Monaco.

Martedì mattina, con il fidanzato e un amico, siamo partiti alla volta di Nizza. Destinazione: il concerto dei Coldplay, che alla fine si è rivelato spettacolare sotto molti punti di vista.
(Vi segnalo una chicca: se avete voglia, andate sul sito xylobands.com e immaginatevi  uno stadio con qualcosa come 50.000 persone, illuminato unicamente dalla luce di questi braccialetti colorati che si sono accesi da soli ad inizio concerto.. No, se non c’eravate non lo potete immaginare).

In ogni caso, procedendo verso la Francia con la nostra amatissima Punto grigia abbiamo deciso di fermarci poco prima di Nizza, a Montecarlo, per visitare il Principato più famoso del mondo. Nessuno di noi tre l’aveva mai visto prima – anche se in realtà di lì a poco avrei capito che le cose non stavano esattamente così.

A parte faticare per decifrare i cartelli stradali che erano tutto tranne che chiari, a parte faticare per trovare un parcheggio (e poi per ritrovarlo), e anche per schiacciare il pulsante giusto nei trecento ascensori pubblici, messi lì apposta per sollevarti dagli infiniti scalini che dividono la parte alta dal porto..
Togliendo anche la sorpresa del trovarsi a Montecarlo nel bel mezzo dei preparativi del Gran Premio di Formula 1 che sarà esattamente questo weekend (forse eravamo gli unici turisti a non saperlo..). Togliendo anche tutta la strada per arrivare alla Rocca, ovvero la dimora dei principi – una strada che sicuramente non ha mai visto nessun principe neanche in cartolina, perché altrimenti ci avrebbero messo degli ascensori anche lì.. A parte tutto questo, dicevo, ho visitato volentieri il Principato di Monaco.

Sono passata attraverso una specie di giardino botanico, quasi un’oasi di pace che era solo verde e uccellini; ho lottato per non sedermi sui cannoni nella piazza principale, dai quali si ha uno scorcio invidiabile sul porto (c’erano attraccate delle barchette di poco conto, se ve lo state chiedendo..) perché non volevo fare la figura della turista stile “foto che tiene su la torre di Pisa che pende”.
Mi sono chiesta come mai uno degli edifici più accattivanti sulla via del circuito di Formula 1 fosse una Banca Privata, o un hotel super lusso chiamato Shangri-Là. Mi sono chiesta cosa ci facesse una ragazza minuscola intenta a fare inversione in una viuzza con un Suv largo quattro volte la carreggiata, targato Dubai o qualcosa di simile in arabo. Avrei anche voluto chiedere ai meccanici dentro l’officina-concessionaria della Ferrari quante macchine avevano già venduto quel giorno, ma poi ho desistito,  sembravano oberati di lavoro poverini..

Ho costeggiato le antiche mura e sono arrivata fino al palazzo dei Grimaldi, ho girovagato fra le viuzze e mi sono ritrovata davanti alla Cattedrale.. Ho respirato la storia del Principato.

E ho respirato di nuovo, e di nuovo.
Niente.

Tutto intorno a me mi sembrava finto. Ma non “finto” perché ricostruito in seguito ad una catastrofe naturale o un incendio doloso; non “finto” perché copiato da altre cose.. Proprio solo finto.
I mattoni del palazzo davano un effetto di bugnato di plastica, il colorino tenue poteva essere più appropriato per una casetta del Lego. Il Palazzo di Giustizia era di un marroncino che sembrava colorato con la Tempera Giotto, la Cattedrale pareva che l’avessero costruita quando ancora Tutankamon era in vita, e invece a guardarla bene era più simile ad una riproduzione dell’Italia in miniatura.
Non fraintendetemi: è un paesaggio suggestivo. C’è il sole, c’è il mare, ci sono le attrattive, c’è la Formula Uno, ci sono i principi, ci sono dei giardini stupendi.
Rimane comunque un gioiellino di 2 km quadrati (che per noi comuni mortali è come dire “da casa mia a casa della mia amica in linea d’aria” e ancora ci sembra grande quanto una piscinetta di plastica). Una strisciolina di terra bagnata dal Mar Ligure che dà una gomitata alla Francia da una parte e tira le orecchie all’Italia dall’altra. E’ uno sputo di posto dimenticato da Dio con più yacht che bambini, con grattacieli altissimi e garage sotterranei di dieci piani. Piscine sui tetti, attici con viste mozzafiato.. Ma finti.

Era quasi come se i muri dei monumenti stessero urlando a gran voce la loro giovinezza. Come se i principi di Monaco, invidiosi dei secoli dei secoli di storia e di guerre delle altre nazioni, avessero deciso di bluffare, facendoci credere che “anche noi c’eravamo nel ‘200! Guardate, guardate questa meravigliosa cattedrale in perfetto stile romanico!” . Quando in realtà i lavori risalgono ai primi del ‘900.

Quindi cari signori Grimaldi, non fate tanto i furbi: quando ero piccola Babbo Natale ha letto la mia letterina e mi ha portato tante costruzioni.. Avevo già visto la dimora sulla Rocca con la torre dell’orologio e i merli del castello, era sulla scatola del mio gioco: il vostro non è il Principato di Monaco, è il Principato dei Playmobil.