Una vera e propria Certezza on the Silk Road.

Prima di continuare a leggere, guardate questo video.

Lui si chiama Tommaso, sta parlando della Croazia non perché ha deciso di andarci in vacanza a tempo perso su un Peugeot scassato senza guardare le previsioni.. Si chiama Tommaso ed è una delle poche certezze che rimangono in questo mondo.
Mi spiego meglio.
Lui si chiama Tommaso, sì, e il suo soprannome è Certezza.
Andavamo alla stessa scuola media, lui un anno più grande di me, frequentavamo lo stesso Conservatorio e negli ultimi anni l’ho sentito più di un paio di volte suonare live con il suo gruppo. Insomma, vi dico queste cose per farvi capire che non è un personaggio costruito a tavolino, Certezza esiste davvero.

Avevo perso un po’ le sue tracce ultimamente; eravamo amici su Facebook, poi uno dei due deve aver fatto pulizia e tutto si è perso nell’etere. Ho letto che nel frattempo si è laureato in Biotecnologie sanitarie e che è rimasto nell’ambito della ricerca, dopo aver tristemente accantonato il progetto di lavorare presso un benzinaio per poter avere la benzina gratis. Progetto ambizioso, ma geniale.

Ciò che non ha lasciato a marcire dentro un cassetto è l’idea di fare un viaggio in bicicletta.
Non un viaggio qualsiasi di quelli che potrei organizzare io, “casa mia-casa della nonna” o “casa mia-Coop dietro l’angolo”, usando la mia bici rossa sgangherata, talmente brutta e arrugginita che non ha mai fatto gola a nessuno, neanche quando è rimasta parcheggiata con una ruota a terra per mesi davanti alla stazione. (Tempo dopo me l’hanno rubata sotto casa, e poi l’ho ritrovata.. ma questa è un’altra storia).
Certezza ha intrapreso una delle strade più belle e complicate che ci siano: la via della seta.
Sommando le informazioni, ho capito che questa “via della seta” non è un percorso prestabilito come la Parigi Dakar, ma racchiude tutta quella parte di mondo (Wikipedia parla di 8000 km di territorio) che un tempo ospitava gli scambi commerciali fra la Cina e l’Occidente.
Per quelli, come me, che la geografia l’hanno abbandonata in quinta elementare con la ricerca sulla Finlandia e ora sanno solo distinguere le varie indicazioni sullo schermo del Tom Tom: stiamo parlando di quella parte a destra dell’Italia, Grecia, Turchia, quegli stati ignoti sotto la Russia che finiscono tutti in -istan.. Poi il Tibet e la Cina. Per capirci, sono quelle zone prima di arrivare alla Jacuzia e al Kamchatka, nel caso al prossimo turno voleste attaccarmi il Siam con tre carri armati.

Ad ogni modo, Tommaso è partito a fine marzo, ha fatto qualche tappa intermedia in Italia puntando verso Trieste, ha macinato km in Croazia e poi Albania e Macedonia: ora dovrebbe trovarsi in Grecia, nei pressi di Salonicco. Almeno, stando al dispositivo satellitare che ha addosso e che lo tagga automaticamente sul suo blog.
La strada però è ancora lunga. Lui dice di voler esplorare “una via della Seta un po’ snobbata, quella “centrale”: ovvero passare lungo tutto l’Adriatico slavo, attraversare i Balcani […] arrivare a Istanbul e vedere la Cappadocia”. Magari si fermerà nel Caucaso, magari passerà in Georgia e Azerbaijan.. “E poi si vedrà. Il mio obiettivo finale lo dico sottovoce, è troppo lontano perché sembri un vero obiettivo, e si chiama Kashgar. Cercatelo su Google Maps”.
Io l’ho cercato, lo ammetto, ed è.. lontano.

In questo momento, quindi, Certezza è in sella ad una bicicletta, con gli occhi su una cartina e dei posti meravigliosi davanti a sé. Gli ultimi suoi aggiornamenti dicono anche che forse ha trovato un compagno di viaggio, un ciclista francese, dapprima un po’ scontroso e solitario, che ha come ultimo obiettivo il Giappone.

Quello che mi ha sbalordito, al di là dello stupore iniziale nel ritrovare una faccia conosciuta in un’impresa del genere, non è stata la strampalata decisione della meta (perché proprio la via della seta, non era più facile un coast-to-coast negli Stati Uniti?) o il fatto di voler per forza partire solo con una bicicletta.. Ciò che mi ha lasciato senza fiato è stato leggere una “autointervista” fra T e T (Tommaso e Tommaso, appunto) che ha un solo intento: fornire una spiegazione.

T – Perché fai tutto ciò?
T – Il viaggio intendi?
T – Sì.
T – Perché non dovrei farlo?
T – Perché la gente normalmente non fa queste cose. Le relega a rango di sogni nel cassetto e non ci pensa più. Perché tu lo stai facendo?
T – E’ difficile rispondere. Razionalmente lo faccio perchè voglio vedere il mondo. Sai cos’è paradossale?
T – Cosa?
T – Che ci siano un mucchio di tizi che si appassionano a robe del tipo ‘Il signore degli anelli’, dove ci sono terre favolose con popoli strani e misteriosi, lingue antiche e alfabeti stranissimi. Ma tutto questo è già qui, su questa terra, da millenni. Allora perché leggerlo su un libro, peraltro di fantasia? E poi ultimamente vanno forte i documentari. La gente guarda i documentari su posti meravigliosi con il loro maledetto televisore a 149 pollici 3D e in HD. Guardano il documentario sulla Cappadocia e la loro sete di meraviglia è saziata. A posto. Non gliene frega nulla di vederlo con i propri occhi, di respirare l’aria, di parlare con le persone, e soprattutto di FARE FATICA per stupirsi. Perché faticare, sudare, lottare per provare delle emozioni lascia cicatrici, belle e brutte, ma sempre indelebili. Un documentario alla TV non lascia proprio nulla, e questo è quello che le persone vogliono.

Capito? Altro che WILD.

Il Blog: Certezza On the Silk Road
La pagina Facebook
Il canale YouTube: CertezzaSilkRoad e Certezza87 (non so quale dei due sia il canale “ufficiale”, il secondo comunque è il più recente).
Daje tutta Tommi.

  • Ecco, io sono una di quelle che il sogno lo lascia nel cassetto. Poi ogni tanto lo riapre, fa un sospiro e frettolosamente lo richiude prima che il sogna possa vedermi e ricordarsi di me. Sono una stalker di sogni, io. Quant’è vera la frase che bisogna far fatica per stupirsi.

    • Vero? Ha super ragione, è stato illuminante.