Lo sport e lo spogliatoio, questi sconosciuti.

Non sono una grande fan dello sport.
Chi mi conosce lo sa; preferisco leggermi un libro piuttosto che andare a correre, e farei ottanta addominali di seguito piuttosto che infilarmi un costume da bagno e buttarmi in piscina.
In più non sono molto brava a respirare mentre sono sott’acqua – forse quando il mio istruttore di nuoto ci ha insegnato a soffiare e a fare le bolle io mi stavo ancora mettendo gli occhialini: in sostanza, faccio due vasche e i miei polmoni, che lavorano come se stessi in apnea da due giorni, implorano pietà.
La palestra mi annoia, correre mi fa sputare sangue (e mi annoia); la pallavolo mi è sempre stata negata perché suonando il violoncello avrei potuto farmi male alle dita, a calcio sono una schiappa tanto da aver distrutto una caviglia ad una mia compagna durante l’unica partita a cui ho preso parte in cinque anni di liceo..  Posso dire però che a palla prigioniera non ero malaccio; lo dico a onor del vero, e a onor dei voti di educazione fisica che potreste trovare sulle mie pagelle, nel caso vi capitasse di sbirciarle.

Più che altro, ciò che mi ha sempre messo un po’ a disagio è quel buco spazio-tempo-dimensionale quale è lo SPOGLIATOIO.
Già da quando facevo ginnastica artistica (fino alle medie) odiavo cambiarmi davanti a tutte, non parliamo poi di quando ci siamo trasferiti in un’altra palestra e lo spogliatoio era diventato una parete con una panca e null’altro: inutile dire che io arrivavo ogni volta e mi ero già cambiata. D’altronde, io a casa mia non giro mai neanche in un mutande, salvo casi eccezionali in cui faccio il tragitto bagno-camera zompettando come una cavalletta impazzita.

D’estate poi, in piscina, mi hanno traumatizzato tutte le signore che sotto la doccia si denudavano completamente; una volta uscite, temporeggiavano per ore (o minuti, ma pur sempre interminabili) nello spogliatoio perché intente a cercare la crema idratante, il sacchettino per il costume bagnato, il cambio, l’asciugamano e infine le mutandine dentro la borsa.. A quanto pare, sono sempre capitata in piscina con Mary Poppins.
Alla fine, non è mica colpa mia: io ci andrei anche in palestra o in piscina, se poi una volta aperta la porta dello spogliatoio mi potessi trovare direttamente nel mio bagno di casa. Almeno mi risparmierei un paesaggio da visita ginecologica: è vero che ce l’abbiamo fatta tutte allo stesso modo, ma anzi, è proprio per questo motivo che guardarmi la mia mi basta e avanza.

Perciò.. come vedete sono un caso disperato, la pigrizia sta prendendo il sopravvento su tutti i fronti.
Gli unici casi in cui riesco ad impormi sono: quando mi trovo davanti alle scale e mi impegno per evitare come la peste l’ascensore e salire sempre quattro rampe per arrivare in casa, quando mi rendo conto che la macchina non mi serve e posso usare la bici (o almeno, tento di farlo) e quando guardo qualsiasi tipo di sport in tv.
Ah no, quello non conta: peccato.

[Andrei, ottimo spunto!]