Case pazzesche – o meglio, case di pazzi.

Domenica pigra, quella di ieri.
Dopo essere stata un’oretta appena fuori casa a sottolineare un libro per l’università prendendo qualche spizzico di sole, sono stata assalita da una sonnolenza incredibile che mi ha costretto a stendermi per una decina di minuti. Facendo zapping davanti alla tv, io e il mio moroso (studente di architettura prossimo alla fine degli studi, in procinto di incominciare una carriera sfolgorante) siamo incappati in un programma nuovo – quanto meno, nuovo per noi – di Mtv: Case pazzesche – Extreme Cribs.
Si configura come il classico programma “documentario” di Mtv: lo scopo è quello di far conoscere l’interno e l’esterno di case “strane”, non convenzionali. Il tour della location è portato avanti da un personaggio della famiglia, che quindi lì dentro ci vive; le telecamere lo seguono attraverso tutte le stanze e si soffermano su ogni dettaglio, ogni stranezza, ogni angolino.

Durante la manciata di puntate che sono andate in onda una dietro l’altra, ne abbiamo viste di tutti i colori. Si va dalla casa ristrutturata nell’originale edificio delle poste inglesi, un’opera portata avanti da una signora amante dell’antiquariato che ha voluto mantenere anche i servizi così com’erano negli anni ’30 (e quindi campeggiano in mezzo al bagno due vespasiani funzionanti, che spero con tutto il cuore che rimangano inutilizzati), ad una vera e propria “Trash House”, nella quale la maggior parte dei dettagli è fatta a partire da materiali di recupero. O con veri e propri oggetti di recupero: sono sicura di aver visto un sentiero lastricato con lattine e altre cose, compresa una bicicletta.

Ci sono dei progetti poi che hanno catturato la mia attenzione in modo particolare.
Il primo è stato la “Car House”: in Austria, un architetto amante delle auto e delle Volkswagen ha disegnato la sua casa ad immagine e somiglianza di una New Beetle. Ciò significa che ha inserito dei cerchioni e delle ruote all’esterno, ha cambiato la forma delle finestre (quindi le stanze ricevono una luce extra) e appeso dei parafanghi; in più, all’interno al posto di alcune pareti sono stati messi dei piloni di acciaio con una sorta di “ammortizzatori”, per sostenere meglio il peso.
Molto Grease Lightning.

Car House (Tumblr)
Car House (Tumblr)
Car House interni
Car House, interni (interiordesign-center.com)

In Messico, invece, esiste una casa fatta a forma di squalo. Di squalo, sì.
E’ stata progettata dall’architetto Javier Senosiain, che ha fatto della parte più esterna della costruzione il suo studio, che ha una vista spettacolare.
Gran parte della casa è posizionata sotto terra: ogni stanza però ha un affaccio sul giardino e ciò permette comunque di avere una sensazione di grande ariosità e apertura degli spazi. Peccato per i corridoi, che sono in realtà dei condotti bui e tondi con qualche nicchia qua e là: la figlia dell’architetto ha giurato che da piccola ci andava su e giù con i rollerblade. Curioso che abbia dovuto pattinare proprio nel sottosuolo come una Tartaruga Ninja, quando al di fuori ha a disposizione tutto lo spazio che desidera.

Shark House (theobjektsofdesign.com)
Shark House, interni (Tumblr)

La terza casa è stata ovviamente il pezzo forte e mi ha tenuto incollata alla tv per tutta la puntata.
Si tratta del “Copper Palace”, una costruzione fatta dall’architetto Bart Prince ad Aspen, fra le montagne, utilizzando come materiale principale il rame.
All’interno ci vive la famiglia di Barbi Benton, una bionda signora eccentrica con un marito che è rimasto all’epoca degli hippie e i due figli. Basta una ricerchina veloce su Google per scoprire che questa signora fissata con le pietre e le cose non convenzionali è una ex-modella e cantante, nonché ex-fidanzata di Hugh Hefner per un paio d’anni. Quel Hugh Hefner, di Playboy: ecco perché è stata una Playmate famosa a cavallo degli anni ’70, con in archivio molte copertine e nudi “artistici”.
Chi ci guida in casa Gradow-Benton è la figlia Ariana: ci illustra l’esterno e l’interno in ogni dettaglio. Appena entrati ci troviamo in sala da pranzo e vediamo un tavolone con una trentina di coperti; proseguiamo in cucina e siamo di fronte ad una postazione colorata ma tutto sommato “normale”: peccato che si apra una porta e, voilà, ecco che dietro si nasconde una cucina industriale degna della miglior mensa degli Stati Uniti. Il motivo è semplice: “Facciamo tante feste, è il minimo”, dice Ariana.
Infatti, ci giriamo e vediamo una parete curva completamente dipinta con immagini di quadri di Tolouse-Latrec: in occasioni particolari questa parete scompare nel muro e lascia spazio ad un enorme salone da ballo, completo di una vetrata che si affaccia direttamente sulle montagne innevate di Aspen.
Pensate sia finita qui? Basta prendere l’ascensore – facendo caso ad una chicca: la cabina ha una parete di vetro che permette di vedere, man mano che si sale, il grande murales che si estende in verticale nel vano dell’ascensore – e andare ai piani alti per trovare il coloratissimo studio di Barbi, le varie camere da letto, la stanza guardaroba arredata con armadi di ogni colore e rivestimento (una scelta di dubbio gusto estetico), una piscina con due corsie distinte (“A mia mamma piace l’acqua calda, a papà la fredda, non riuscivano a decidersi”) e perfino una discoteca privata.

Copper Palace (wallpaper.com)
Copper Palace (denverpost.com)
Copper Palace, interni (blog.designpublic.com)

Peccato non trovare altre foto su internet, perché vedreste una casa che trasuda arte e colori da tutti gli spigoli. Arte e colori, e soldi, e lusso spropositato, e dettagli inutili. Se avete venti minuti da buttar via, vi consiglio di guardarla voi stessi per farvi un’idea: la puntata è disponibile in streaming qui.

Io nel frattempo vado a riordinare la mia camera da letto: la mia banale, rettangolare, noiosa, bianca, impersonale e piccola camera da letto.