Il festival della canzone orticaria.

Durante la settimana di Sanremo tutti si trasformano in Beppe Vessicchio. Così come durante i mondiali di calcio tutti diventano allenatori, o come dopo la tragedia del Giglio tutti si sprecano in ricostruzioni dettagliate degne di vecchi lupi di mare.
Le prime due serate di questa edizione di Sanremo (seguirò la finale stasera) le ho seguite assiduamente alla tv e mediante il mio supporto preferito, Twitter; ho letto tantissimi commenti sullo show, sulla conduzione, sulla farfallina di Belen in bella vista e ovviamente anche sulle canzoni, da parte di gente comune, critici, giornalisti o sedicenti tali (sì, sto pensando a Selvaggia Lucarelli).

C’è da dire in primis che a me l’idea del Festival di Sanremo è sempre piaciuta: è ovvio che quello che fa di più è il contorno dello spettacolo (molto spesso discutibile), ma apprezzo il fatto di avere canzoni nuove, di avere dei “giovani” che debuttano e quindi volendo di scovare qualche chicca, apprezzo il dibattito che ne esce – anche perché, a ben guardare, talvolta ci piacciono le canzoni più improbabili o proposte da artisti che non vorremmo mai vedere neanche in cartolina. Vedi Gigi D’Alessio, sul quale neanche avrei scommesso un centesimo.
E’ quasi un “Dimmi che canzone di Sanremo ti piace e ti dirò chi sei”.

E visto che da questa settimana faremo indigestione di queste canzoni e ci ritroveremo la metà degli artisti coi loro album nuovi di cellophane in tutti i negozi e l’altra metà in giro per i programmi tv a farsi promozione, ho deciso di non parlare di niente di tutto ciò. Tanto per avere giudizi anche più autorevoli del mio basta aprire un qualsiasi giornale o fare una ricerchina su Google, oppure tenersi i propri gusti e fregarsene di tutto il resto, perché “tutto il resto è noia”.

Mi sono però adoperata per stilare una mia personalissima top 5 sul tema “le canzoni che più mi fanno venire il nervoso”. Il Festival della canzone orticaria.
Così da poterle avere presente come paragone negativo nel giudicare dal mio divano quelle di questa edizione di Sanremo.

1. Lara Fabian, “Adagio” e “Je suis malade”.
Non metto in dubbio la grandissima voce di questa donna (che poi, chi é?), anche se mi è capitato di pensare più volte che ce la saremmo trovata morta il giorno dopo per overdose di tristezza.
In più, non ha contribuito il programma di qualche anno fa di Gerry Scotti (una delle cose più tristi che la tv italiana ha prodotto, a mio parere): non l’ho mai guardato, ma c’era questo concorrente, Cristian Imparato, che aveva fatto di questa canzone il suo cavallo di battaglia. Data la sua bravura, gli autori avevano avuto l’idea geniale di inserire dei pezzettini all’interno della pubblicità che mandavano in onda su canale 5 ogni due minuti circa.
Sono rimasta traumatizzata per mesi dalla sua bocca. Vedere per credere.


2. Beyoncé, “Listen”.
Per carità, io adoro Beyoncé da quando ballava con sua cugina e la sua amica in tuta mimetica in “Survivor” su un’isola deserta. Però questa canzone no, è troppo. Viene ricantata da tutti i wannabe-soprani con la voce potente e il risultato è quasi sempre scadente. No, grazie.

3. Mariah Carey, “Hero”.
C’è solo una che mi dà più fastidio di Mariah Carey e si trova alla posizione 5. Se potessi cancellarle entrambe sarei una donna più felice.
(Ho un problema con le voci acute, si vede?).

4. Laura Pausini, “Non ho mai smesso”.
Forse è stato il martellamento “da radio”, visto che questa canzone è stata passata nell’ultimo periodo circa duecento volte al giorno. Ma sappiate che quando la ascolto io sento solo una lagna, al pari di “Piva piva l’oli d’uliva” che mi cantava mia nonna da piccola.

5. Adele, “Someone like you”.
So che Adele ha milioni di fan, so anche che questo è uno dei video più visti di youtube di sempre (è in classifica da mesi, ormai).. non voglio fare un torto a nessuno, ma io non ci posso fare niente. Prima era “Rolling in the deep”, poi “Set fire to the rain”, poi “Someone like you” e adesso “Turning tables”: speriamo non le facciano mai un contratto per un secondo album.
Quando sono in macchina e sento l’accordo iniziale di una canzone qualsiasi o (peggio!) la sua voce vorrei suicidarmi contro un palo facendomi più male possibile. Abbiamo capito che speri di trovare qualcuno uguale a lui, però ecco noi di sicuro speriamo di non trovare mai più nessuno come te, Adele.