Il canone RAI, piaga dell’umanità.

Mi è capitato di vedere spesso, soprattutto in questi giorni, lo spot sulle reti RAI per il pagamento del canone alla tv.
Non ci ho mai dato peso, in realtà: del resto, che me ne frega? Banalmente i conti in casa mica li tengo io, perciò posso prendermi il lusso di ignorare queste pallose incombenze burocratiche.
L’altro giorno però riordinando la posta (leggi: cercando disperatamente il mio estratto conto) ho trovato un bollettino che fuoriusciva da una busta già aperta da mio padre: credevo fosse una multa, e dato che vivo sempre sul chi-va-là (o forse è la coda di paglia?) mi sono preoccupata di sbirciare. Proprio quando stavo per aprire Tuttocittà per vedere dove avevo compiuto l’infrazione (siamo figli della ZTL, è facile entrare in una via ed essere ripresi da una telecamera), mi sono resa conto che il bollettino era intestato alla RAI.
Signor papà di iPhabi, le ricordiamo che il tal giorno scade il termine utile per pagare il canone RAI. La preghiamo quindi di recarsi presso la sua Banca, o alla posta, o al Bancomat, o al Supermercato, o in tabaccheria, o dove vuole lei – se vuole le mandiamo un messo a ritirarle i soldi alla porta – e versarci questi 112 Euro che le chiediamo.

Non è tanto il fatto in sé di dover dare dei soldi (nonostante alla fine sia anche quello), quanto il nervoso che ti viene quando vedi questo spot.

“Pagarlo non è solo un gesto di civiltà. E’ un obbligo.”
Bene.