Valigia.doc e tre cose che mi fanno così tanto estate

Lungi da me dall’essere una fashion blogger. Non so nemmeno cosa sia, una fashion blogger.
Di solito mi vesto un po’ a caso, soprattutto se devo andare dall’Architetto dopo cena giusto per due chiacchiere e due bacini, e mi stupisco anche di come in realtà io possa riscuotere successo. A volte preferirei arrotolarmi dello scotch addosso e lanciarmi dentro l’armadio, così da mischiare i capi senza un minimo di cognizione, e invece no, bisogna pure sforzarsi e trovare l’ispirazione per vestirsi.
Con la mia fisicità, più simile a quella di una russa che partecipa alle olimpiadi nel lancio del martello che ad una ballerina, non posso di certo permettermi abiti aderenti o pantaloncini girochiappa che andrebbero bene solo nel tragitto spiaggia-casa del mare.. Anche se in realtà c’è molta gente che se ne frega: soprattutto ora che vanno di moda i leggings, vedo dei prosciutti avvolti in tessuto nero (o tessuto fiorato, o tessuto di qualsiasi colore e fattura) che vanno in giro sciabattando anche con una certa fierezza, e devo dire che lì per lì mi scatta l’invidia. Invidia non per i loro prosciutti – a salumeria stiamo a posto anche qui, grazie – ma per la spavalderia con cui indossano dei pantaloncini più corti del mio pigiama, o delle gonne a vita alta che rendono i loro fianchi ancora più larghi di quanto lo siano in realtà. Io, conciata in quel modo, non riuscirei neanche a fare un passo oltre il mio armadio senza sentirmi una mongolfiera incastrata fra due montagne. Loro invece sono comode, fresche, e probabilmente se ne sbattono. E mi rendo conto che a sbagliare sono io, ovviamente.

Sto facendo la valigia per andare al mare (presto i dettagli) – io odio fare la valigia, va a finire che ci metto dentro un sacco di vestiti inutili e che non mi riesco ad organizzare perché non trovo niente da combinare insieme. Forse questa volta andiamo meglio, perché ho rimesso a posto il mio armadio dopo secoli (era veramente in uno stato pietoso, c’erano vestiti che non avevano più visto la luce dopo i primi anni del liceo.. via via, ho buttato tutto) e sono riemerse cose che credevo di aver perso. E’ incredibile come io, nonostante ritenga di vestirmi a caso, sia riuscita in qualche anno ad accumulare dei capi così belli. E ad accumularne così tanti, roba che mentre li sistemavo pensavo veramente che l’armadio mi crollasse addosso da un momento all’altro.
La cosa brutta sapete qual è? Che adesso, quando vado a fare shopping, sento i miei vestiti che da casa mi chiamano. Sento l’eco. Ne hai abbastanza, anza, anza, anza. Smettila, ettila, ettila.

Prima di mettere le cose fisicamente dentro la borsa, ho fatto la valigia su Word. Ho stilato una lista di cose che mi voglio portare, cercando di ottimizzare gli accessori (poche scarpe, solo una borsa che vada bene con tutto) e di non mischiare troppi colori.
Dopo aver salvato il file mi sentivo intelligente quasi come se fossi stata io a scoprire il bosone di Higgs. E devo dire che non ho fatto una cagata: il metodo valigia.doc funziona. Ci avrei inserito il mondo, ma poi sapientemente mi accorgevo di quanto fosse inutile certa roba e cancellavo, senza timore. Ci sono tre cose, però, che hanno superate le innumerevoli revisioni. TRE COSE CHE MI FANNO COSI’ TANTO ESTATE (a parte lo zampirone anti zanzare, il parasole da mettere sopra al cruscotto della macchina e il rumore delle cicale):

Cappelli e scarpe imbarazzanti

1. LE SCARPE IMBARAZZANTI. Avevo già parlato delle Birkenstock l’anno scorso, dicendo che sì, sono bruttine ma per me sono anche comode come avere delle carezze sotto l’arco naturale del piede (adesso poi che le fashion blogger, quelle serie, hanno sdoganato le Arizona stiamo freschi.. ci sarà l’invasione delle ciabatte da frate in ogni spigolo, che io personalmente tollero solo per scendere il cane che lo piscio o per andare a buttare la spazzatura quando davvero non c’è in giro un cane, neanche per scenderlo che lo piscio).
Quest’anno, fortunelli voi che ascoltate, vi propongo le minorchine, non propriamente anatomiche e ortopediche come le mie amiche Birky ma ugualmente giudicate di cattivo gusto. Secondo me nella mia città le portiamo solo io e qualche bambina, a cui comunque crescerà il piede e che quindi userà solo fino al primo giorno d’asilo a settembre. E’ che secondo me sono simpatiche. Non sono ballerine, non sono ciabatte, non sono tacchi: a quanto pare sono le scarpe tradizionali dell’isola di Minorca, originariamente ricavate da vecchi copertoni in gomma (per il sotto) e poi rifinite in cuoio e pelle. O non so, insomma, non so neanche riconoscere la plastica dalla stoffa, non sono brava a descrivere le cose.
Se non vi piacciono, pazienza. Io le ho da una decina d’anni, regalo di amici al ritorno da un viaggio proprio in quelle zone. Sono della marca Castell, nel caso servisse, e se non fosse per qualche graffietto sulla pelle davanti, sarebbero ancora perfette. Le vorrei comprare anche blu o nere. L’architetto sa già dove prenotare l’anno prossimo la vacanza, insomma.

2. IL CAPPELLO DI PAGLIA. La mia mania dei cappelli ha radici antiche. Più o meno in ogni località di mare lasciavo giù i miei cinque o dieci euro alla signora del negozio per comprarmene uno che poi, puntualmente, rischiavo di perdere al primo boffo di vento. Se avessi un altro carattere li metterei anche in città (e anche in occasioni speciali come matrimoni ed eventi), e non escludo di poterci arrivare, un giorno. Ho anche un debole per i foulard da legare sulla testa e lasciare morbidi sulle spalle, molto anni sessanta, ma sarei capace anche di metterli tipo Baronessa Schroeder di Tutti insieme appassionatamente, perciò non faccio testo.
Nel mettere a posto l’armadio ho trovato un paio di cappelli tutti accartocciati e mezzi rotti, colpa mia che non li ho tenuti in forma, e a malincuore li ho dovuti buttare. Alla fiera della mia città ne ho comprato un altro, bianco, tipo panama. Neanche a dirlo, nel mio valigia.doc è al primo posto.

Croccante Algida

3. IL CROCCANTE. C’è qualcosa di più buono del Croccante, in estate? E non ditemi il Winner Taco, che quello l’hanno rifatto da poco e ci han fatto penare, tanto che ci eravamo dimenticati pure il gusto. Il croccante è eterno, l’Algida manco ci pensa a toglierlo dalla produzione perché teme azioni sindacali e persone incatenate ai cancelli e suicidi e minacce e teste di maiale recapitate alla ditta. O no?! Algida, se mi leggi, avvisami per tempo, perché prima di toglierlo dal commercio stai serena che te ne ordino un bancale.

Ho chiuso la borsa, e incredibilmente non ho dovuto sedermi sopra alla valigia per farci stare tutto.
Il croccante l’ho mangiato nel frattempo. Tranqui, quando arrivo lo compro là.

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L’illustrazione è di Carol Rossetti (il file l’ho trovato su Google)

Quando la pigrizia prende il sopravvento e il telecomando indugia proprio lì

Non giudicatemi.
Ho passato un mese a guardare nient’altro che partite di calcio e a buttarmi a capofitto sulle odi di Orazio, solo il cielo sa quanto avessi bisogno di una pausa.
Così, è capitato che giovedì scorso L’Architetto non avesse tempo per me. O io non avevo tempo per lui, non ricordo, ma la sostanza non cambia: non ci siamo visti, neanche per fare un giretto dopo cena, un gelato in mano e tante zanzare a punzecchiare i polpacci (i suoi soprattutto).
Volevo sgomberare il cervello, era una di quelle sere in cui senti proprio il bisogno di leggere Sophie Kinsella o di cercare un telefilm non più complicato di Lizzie McGuire, ma alzarsi dal divano era troppo faticoso. Ero pronta ad appisolarmi dopo poco, col telecomando in bilico mentre cercavo disperatamente qualcosa da guardare che non fosse Super Quark – amici, lo so che sarebbe molto più educativo dedicarsi ad un documentario sugli antichi egizi o ascoltare Piero Angela che col suo ospite ultraottantenne ci illustra come scriveva Leonardo Da Vinci, ma mi rifiuto: Super Quark mi annoiava perfino quando ce lo faceva vedere il prof di scienze alle scuole medie, figurati adesso. Alla fine, gira che ti rigira sono capitata (ricapitata, devo essere sincera) su canale 5, su un programma per menti eccelse: TEMPTATION ISLAND.

Adesso vi spiego. Se avete presente Uomini e donne, come genere (genere “merda”, bravi, risposta esatta), siete a metà strada.
Protagonisti di questo programma sono delle coppie che, per una manciata di settimane, alloggiano in due villaggi vacanze diversi. Le fidanzate tutte da una parte, con una quindicina di maschioni single, e i fidanzati in un’altra struttura, con una quindicina di sgallettate. Le single e i single sono messi apposta per punzecchiare, stuzzicare, tentare – appunto – tanto che potremmo riferirci a loro come “i basta che respirino” e “le audaci”, per farci capire.
Il senso di tutto questo è chiaramente quello di vedere se la coppia resiste. Verificare che la tua relazione passi il test. I fidanzati devono rimanere divisi e relazionarsi con gli altri: possono, se vogliono, partecipare ad appuntamenti a due, andare a bere una cosa o a fare shopping, consapevoli però di essere ripresi dalle telecamere e poi, quasi sicuramente, controllati dal partner. Sì, perché durante il falò sulla spiaggia il conduttore (del quale ignoro le generalità ma non, purtroppo, l’inettitudine e la scarsità di vocabolario) passa un mini lettore dvd a ciascuno per far vedere coi propri occhi che cosa sta combinando il fidanzato o la fidanzata dall’altra parte. E’ come se ci dessero il benestare per controllare le chat di Whatsapp.

Le coppie che partecipano, comunque, sono abbastanza variegate: ci sono i tronisti datati e i tronisti più nuovi; ci sono quelli che stanno insieme da nove anni e quelli che si sono incontrati cinque mesi fa ma che già dichiarano di poter morire l’uno per l’altra. Alcune coppie si sono dimostrate solide, altre invece pare abbiano vacillato. E ci credo. Già la vita di tutti i giorni ti offre, se lo vuoi, dei viaggi verso la poligamia, pensa ad un villaggio vacanze con delle scosciate che ti ronzano attorno di continuo. Pensa a quei maschi tutto muscoli e ceretta ai pettorali che ti fanno sentire l’unica come nessuno aveva fatto mai – o come il tuo lui non aveva fatto mai, almeno da quella vacanza del 2007 che ancora ricordi sospirando.
Se appena appena sei insoddisfatto della tua relazione, nulla potrà distrarti dal buttarti a pesce su quella biondina là in fondo, tanto sorridente e gentile. Neanche Conte che lascia la Juve, credimi. Aggiungi poi il fatto che quel conduttore ti ha costretto a vedere la tua fidanzata mentre faceva un sorrisino ad uno che la guardava con più insistenza del solito.. addio, è subito Compare Turiddu. Tempo cinque minuti e sei già sulla spalla del tuo rivale, come Suarez su Chiellini.
Insomma, avete capito il genere? C’è del trash, c’è l’ombra della De Filippi e c’è anche un po’ di Grande Fratello versione spiaggia. Il classico programma da guardare spegnendo il cervello, da tenere acceso una tantum per sentirsi più intelligenti della media.

In ogni caso, stasera ci sarà la nuova puntata. Pensavo quasi quasi di farlo vedere al mio, di fidanzato. Per sentire lui cosa farebbe in una situazione del genere.
Secondo me mi dice che si metterà i paraocchi. Mi prometterà di non guardarle neanche, le altre, soprattutto quelle più oche che girano con shorts striminziti e bikini di una taglia in meno. Dirà che non gli verrà mai in mente di tradirmi, non gli passerà neanche per l’anticamera del cervello, perché insomma lui è un uomo tutto d’un pezzo, non pensarle nemmeno certe cose, ma io non lo so, che schifo, eh.

Io starei lì a credergli, ovviamente. E inizierei a cercare un altro architetto, bravo, per farmi sistemare la casa quando sarà ora.

Di fallimenti, anniversari e ‘grazie perché’

Uno sfarfallio del telefono. Una notifica.
Happy Anniversary with WordPress.com!

Mi piacerebbe molto raccontare di questo periodo di assenza dal blog e dirvi che ho fatto tante cose belle. Che sono andata al mare, che ho mangiato senza ingrassare, che ho preso un aereo senza pensarci, che ho passato le giornate col sorriso stampato in faccia guardando la pioggia e poi il sole e poi ancora la pioggia e poi ancora il sole.
Sono stati giorni di riflessione, di schiena china su una scrivania con la luce fioca della lampada anche se fuori è pieno giorno, di corse al parco in solitaria ad ascoltare il mio respiro che rimbomba nelle orecchie e di sapore di fallimento. Sì, di fallimento. Non è da tutti ammetterlo, ma a volte per rialzarsi bisogna chiamare le cose col loro nome. Tendiamo sempre a giustificarci, a dare spiegazioni che non interessano a nessuno, quando invece la risposta sta nell’ammettere semplicemente di aver sbagliato.

Quest’anno è stato forse il più difficile da affrontare. Non ricordo un’ansia simile nemmeno per il mio esame di violoncello, il torrido venti giugno del duemilacinque, la punta dell’iceberg del mio stress, con quella voglia di sbattere tutto giù dal balcone, violoncello archetto custodia e libri, tutto. Negli ultimi mesi, uguale: mi sono sentita come un tempio a cui, piano piano, erano crollate cinque o sei colonne sul lato della facciata. Avete presente il Partenone? Ecco. Più o meno la sensazione è quella di stare in piedi solo grazie a due o tre pilastri, una sensazione di cedimento strutturale e vuoto sotto ai piedi, di cric-cric e di polvere di sassi sbriciolati.
E’ stato difficile (è difficile) dividersi fra molte cose, dividere il cervello in compartimenti stagni e mettere in stand-by una parte per usarne un’altra. Ma in realtà credo sia difficile crescere, perché probabilmente crescere vuol dire questo – procedere su binari paralleli e far sì che tutto scorra senza intoppi.

Non preoccupatevi, non è successo niente di irreparabile e anche se non ho il carattere giusto per rimboccarmi le maniche e cercare di ripartire in quarta, imparerò a farlo.
Non potendo aggiustare cose più grandi di me ho cercato di risolvere almeno un ambito della mia vita – la questione universitaria, che suona grave e pesante tanto quanto ‘la questione meridionale’ –  che stava procedendo troppo lentamente. Sembrava che, almeno quello, fosse quasi alla fine e invece tumpf, un tonfo sordo e dobbiamo aspettare ancora un po’ di tempo. Ma me lo stanno insegnando, imparerò a ripartire: indosserò un sorriso come fosse una t-shirt e, chissà, magari fra qualche settimana riuscirò a crederci pure io.

Vi chiedo scusa se in questo periodo non sono stata divertente. In questo sputo di posto ho cercato di dare sempre il mio lato migliore, di stemperare la pesantezza scrivendo cagate e ho intenzione di continuare a farlo, perché scrivere è un po’ come se fosse la mia terapia.
(A questo punto potrebbe partire una filippica sul fatto che, se di terapia stiamo parlando, forse mi conveniva prenotare da uno psicologo, ma lasceremo cadere questo discorso nel vuoto).

Grazie, WordPress, per avermi mandato la notifica proprio oggi, dicendomi che sono quattro anni che sono iscritta su questa piattaforma. Non ho mai nascosto nulla, sono sempre stata trasparente nel dare scherzosi giudizi e nel riportare le notizie, è giusto che io lo sia anche quando mi sento felice come un tifoso brasiliano dopo la semifinale con la Germania. Sono stati quattro anni bellissimi: ho imparato a dosarmi e ad analizzare i miei pensieri prima di scriverli, ho imparato a contare fino a cento e a mordermi la lingua quando era troppo, ho imparato a rapportarmi con le critiche e i complimenti eccessivi. Ho anche imparato a stupirmi delle informazioni che trovo per caso e ad approfondirne altre che non avrei minimamente calcolato, prima.

Grazie per aver aspettato che questo periodo opaco passasse. Da domani, promesso, riorganizzo le idee e lascio uscire l’Umberto Eco che c’è in me.
Grazie per leggermi e per regalarmi un sorriso anche solo tramite un clic. E grazie anche per non leggermi, perché tutti, indistintamente, contribuite a rendermi la Fabi migliore che io possa essere.

Dimmi quanto sai dei mondiali #etidiròchisei

Perdonatemi. Durante l’anno esprimo in modo moderato la mia fede calcistica, ma questa volta dei mondiali ho proprio voglia. Sarà perché faccio parte della categoria degli orfani del Milan, e qui mi fermo – siamo in fascia protetta e ogni parolaccia, non appena arriva alle orecchie del mio fratellino, mi costa cinquanta centesimi.. Sento la necessità di provare della sana adrenalina sportiva, poco importa se arriverà dalla nazionale italiana o dalla Bosnia. Quest’anno prendiamo tutto quel che c’è.

Stasera, a mezzanotte, ci sarà la prima partita degli azzurri. Non preoccupatevi, non dovrete tornare a casa in anticipo dalla vostra serata perché mettono pioggia. Fortunatamente farà anche più fresco degli ultimi giorni. Mettete le birre in frigo, preparate del cibo spazzatura, tirate fuori la maglia fortunata del 2006 e raccontate (di nuovo, per l’ennesima volta) ai vostri amici dove eravate quando il cielo era azzurro sopra Berlino.
Per mezzanotte saremo carichi come delle mine. Oppure saremo disfattisti come un branco di hooligans, o ignoranti come i tifosi degli Stati Uniti (“svegliatemi quando fanno touchdown”). Nel frattempo, rinfreschiamoci la memoria.

1. Quanti mondiali ha vinto il Brasile? 
A Cinque
B Tre
C Quattro

2. Mondiale 1950, al Maracanà: cos’è successo durante la finale? 
A Il Brasile all’88′ sta vincendo, ma la partita viene sospesa per un’invasione di campo
B Il Brasile perde, causando crisi e depressione fra i tifosi
C Il Brasile pareggia, ma vince ai rigori

3. Che cosa avrebbe detto Materazzi a Zidane, prima della testata? 
A Non fare il musulmano
B Un kebab sensa cipolla sensa picante
C Preferisco la puttana di tua sorella

4. Chi fra questi è famoso per essere stato il più vecchio a segnare al mondiale? 
A Roger Milla
B Javier Zanetti
C Robben

5. Di che colore è tradizionalmente la maglia dell’Olanda? 
A Rossa e verde
B Arancione
C Gialla

6. Quale giocatore azzurro detiene il record di partecipazioni ai mondiali?
A Maldini
B Zoff
C Buffon

7. Come si chiamava la coppa fino al 1970? 
A Coppa Rimet
B Coppa Malù
C Coppa Davis

8. Quale fra questi è un Guinnes World Record?
A Cesare Maldini e Paolo Maldini, padre e figlio nella stessa nazionale allo stesso mondiale
B Oddo che taglia i capelli a Camoranesi
C La distanza percorsa durante l’esultanza di Tardelli nell’82

9. Byron Moreno, tristemente noto per il suo arbitraggio nel 2002, è stato arrestato per:
A Corruzione e illecito sportivo
B Atti osceni in luogo pubblico
C Traffico internazionale di droga

10. Come aveva i capelli Ronaldo durante la finale del 2002?
A Era rasato, con solo un triangolo di capelli sul davanti
B Era ricciolo, come Ajeje Brazorf in Tre uomini e una gamba
C Era tutto rasato e dietro mostrava un tatuaggio con scritto #vinciamonoi

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Risposte corrette (molto facili da ricordare): abc abc abc, e l’ultima è l’opzione a.

Quante ne avete fatte giuste?

Una o due - Maurizio Mosca
Siccome tu del pallone capisci poco, ci hai dato dentro con la fantasia. Daje, hai fatto bene, sognare non costa nulla. Al prossimo giro di shopping, mi raccomando, un pendolino.

Meno di 5 - Ciccio Graziani
O del calcio te ne frega fin lì, oppure sei il classico tifoso occasionale, che si palesa ad inizio giugno ed esce di scena con la fine del calciomercato estivo. Oppure sei la classica “fidanzata”, quella che si mette sul divano con una scodella di pop corn davanti e, dopo aver chiesto da quale parte bisogna segnare, si prodiga in commenti più da Enzo Miccio che altro.

Sei, sette o otto - Fabio Caressa
Ne sai a pacchi, ma non tutti ti prendono sul serio quando ti metti ad elencare i pro e i contro delle tue pagelle personali. Sei più esaltato della media, certo, e passeresti intere serate a parlare di buchi a centrocampo, ma a volte la memoria ti tradisce. Però non disperare: Caressa, comunque, dirige SkySport.

Tutte o quasi tutte - Marino Bartoletti
Non c’è dubbio: sei al top. Hai installato sul cellulare l’app della tua squadra e sei sempre aggiornato sulle news in vista della prossima giornata di campionato. Potresti sostituirti al commissario tecnico – solitamente questo lo sanno fare tutti: anche il tifoso più incompetente durante i mondiali diventa allenatore, ma tu parli con cognizione di causa. Ti ritrovi però ad inciampare sui tuoi piedi a banana e ad annaspare dopo dieci minuti di calcetto con gli amici, quindi probabilmente incarni alla perfezione la figura del tuttologo sportivo da poltrona. Sai anche, per esempio, che nel 1950 il Brasile (per rispondere alla seconda domanda) non poteva aver vinto ai rigori, perché non erano ancora stati proposti da regolamento. Sai anche chi era quel giocatore che nel mondiale dell’82 ha segnato un autogol. E se non lo sai, ti semplifico la ricerca. Non devi neanche fare la fatica di aprire una nuova finestra e chiedere a Google.

Nessuna risposta giusta - Aldo Biscardi
Ti ringrazio comunque per aver fatto questo test. Denghiu.

 

Pensieri – Magari tutto fosse così semplice

Caldo, ma non troppo. Sembra il tempo perfetto.
Maglietta, pantaloncini, leggings. Calze – dove sono le calze, le voglio bianche che se no non ci stanno bene. E te pareva, queste sono scompagnate, ma tanto sembrano uguali. Scarpe, non troppo strette o ti faranno male le caviglie come l’altra volta.
Giù a terra, uno due, guardati i piedi, guarda in avanti, cinque sei, tira i muscoli, nove e dieci.
Ipod, è là, lo aggancio ai pantaloncini, meno male nessuno mi ha fregato le cuffie. Connessione dati e gps del cellulare, attivo, registra sessione, via.

Mi pizzica il naso. Ecco, lo sapevo, non dovevo uscire con questi piumini ora che ho l’allergia. Stanno pure tagliando l’erba là in fondo, datemi una maschera d’ossigeno o morirò. Cammino ancora un pochino, no questa canzone che palle l’ho ascoltata anche l’altro giorno, cambio. Quando arrivo a quell’angolo incomincio.
No. C’è un cane. Devo spostarmi, ma spero non fiuti la mia paura. Salto sull’aiuola – cagnolino stai buono lì io non disturbo te tu non disturbi me, siamo amici ok? Bene, non mi ha cagato, ciao cagnolino la prossima volta ti passerò più vicino, te lo prometto. Ho girato l’angolo, vado. Aspetta che cambio canzone. Ok vado.

Oh ma che bello correre. Senti come vado bene. Uno due tre quattro. E’ la giornata perfetta. Signora sì mi guardi, sto correndo, sono io, le piacciono le mie scarpe? Sono bianche e rosa, chi lo avrebbe mai detto che me le sarei comprate rosa, a momenti non ci credevo nemmeno io. Destra e sinistra, guardo la strada, non ci sono macchine, giro di qua e ora attraverso. Che bella questa casa. Aspetta che cambio canzone. Anche questa casa è bella, non l’avevo mai notata. Però che schifo dev’essere abitare qua, con tutte ‘ste zanzare. “Ragni serpenti scorpioni e zanzare”, che cartone animato era? Robin Hood forse? “Se faccio la spia ch’io possa crepare”. Cos’è questa puzza, santo cielo, avranno dato il concime, eh ma che odore. E poi questo cespuglio fa allergia, è quello che sa di miele, bleah. Cazzo non ho portato i fazzoletti, adesso mi tocca fare come i calciatori che schifo. Oppure mi tocca prendere una foglia come Piccola Flo. Mi sta venendo la punta, vado un po’ più piano. Muoio.

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Spero che il gps mi segni il percorso. Bè saranno più o meno due km e mezzo. Tre forse? Non so. Però che bello, mi sento già meglio. Era una giornata di merda fino ad ora. Guarda che meraviglia di cielo che c’è di là. E in fondo c’è anche la luna. Anche se mi fanno male un po’ le gambe, no non devo mollare, ce la faccio. Conto fino a dieci. Uno due tre quattro cinq- signora si decida o sta a destra o sta a sinistra! Cambiamo canzone va’. Ora torno indietro. Però prima aspetta che riprendo fiato. Che belle le montagne che si vedono da qui, cavolo. E’ quasi più bello il ritorno, anche se c’è un po’ più buio e con questi occhiali da sole vedo tutto scuro.

Mi vibra il cellulare. Sarà una notifica di Facebook. Beh, chiunque tu sia, aspetterai. Se hai bisogno mi fai squillare il telefono e ti rispondo. Se ho fiato. Dai però adesso allunghiamo un po’ il passo, almeno fino a quell’incrocio là. Ahi però, mi tirano un po’ i polpacci. Che palle. Cambiamo canzone, c’è ancora questa? Mi sento il respiro corto. Morirò. No dai Fabi, devi arrivare fino là. Se muoio qui mi raccoglierà qualcuno? Signore in bicicletta, lei, mi darebbe una mano? Poi comunque ho lasciato detto che uscivo almeno ad un paio di persone, se non mi sentono mi verranno a cercare, più o meno lo sanno qual è il mio percorso. Però adesso non respiro, no ok mi devo fermare un attimo. Due secondi, solo due secondi giuro. Cammino un pochino. Però cavolo c’è della gente che figura ci faccio, dai riprendo, almeno fin là. Mi allaccio le scarpe, intanto. Dio che fatica. Riparto qui, ok. Ce la faccio.

Ce la faccio. Oddio sì ce la faccio. No non ce la faccio. Ce la faccio. Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove e dieci. Fino là. Che bello. Potrei andare avanti ore. No, non è mai vero, che cazzo dici? Vorrei che l’asfalto mi inghiottisse, adesso, apriti e fammi sparire così almeno sono costretta a fermarmi. Ehi arriva qualcuno da dietro, salve, eh ma tu si vede che vai forte, io sono una pippa ma non giudicarmi male, vado al mio ritmo, già è tanto essere qui e non a letto a dormire, che oggi era una giornata di merda. Dai. Sento che sto un po’ cedendo. Dai, tieni duro. Ce la puoi fare. Fino là. Ce la faccio. Sì.

Per oggi basta. Il cellulare, dov’è? Ah la notifica era un invito ad un evento di Facebook. Chissenefrega. Registro l’attività, sì. Registr- cosa?! Ho fatto davvero tutti questi km?!

Magari tutto fosse semplice come correre. 

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